Galimberti: "Per essere felici bisogna smettere di desiderare ciò che non possiamo essere". Riflessione su giusta misura, l’identità personale e il valore del percorso per realizzarsi
- La Redazione
- 13 ore fa
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Da cosa nasce davvero la felicità? Un pensiero che mette in discussione modelli e aspettative contemporanee...

La vita ci mette spesso a dura prova, prospettandoci scelte difficili da compiere e situazioni altrettanto ardue alle quali far fronte, ma riuscire ad andare avanti, preservando il proprio equilibrio ed il proprio benessere, rialzandosi ed imparando ad essere felici, appare oggi più che mai un aspetto sul quale porre l’accento, sottolineando quanto sia importante non mollare mai.
Bisogna continuare a credere in se stessi alla luce di una forza interiore che non smetterà di supportarci anche quando tutto sembrerà solo apparentemente perduto. Ed allora “se è vero che nell’università di Harvard ed in quella di Wellington sono stati introdotti degli insegnamenti che hanno per oggetto la felicità e le modalità per conseguirla, la domanda che sorge spontanea è quella che si chiede se l’università, nella produzione e nella trasmissione del sapere, non abbia oltrepassato il suo limite, invadendo fin nelle sue pieghe più intime anche il mondo della vita.
Oppure se il tasso di solitudine, non senso, depressione, disperazione è così diffuso tra i giovani da mobilitare un intero corpo docente per insegnare loro, se non proprio ad essere felici, a creare le condizioni per l’accadimento della felicità”, così come ci spiega molto dettagliatamente ed accuratamente il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti.
La felicità, come tutte le esperienze, non può essere insegnata ma solo vissuta: “la felicità non è attingibile per via di sapere o riflessione, e questo è il motivo per cui l’uomo non ‘sa’ di essere felice, si ‘sente’ felice”. Si tratta di una “condizione dell'animo che è accessibile a qualsiasi essere umano a prescindere dalla sua ricchezza, dalla sua condizione sociale, dalle sue capacità intellettuali, dalle sue condizioni di salute. Non dipende dal piacere, dalla sofferenza fisica, dall'amore, dalla considerazione o dall'ammirazione altrui, ma esclusivamente dalla piena accettazione di sé, che Nietzsche ha sintetizzato nell' aforisma: «Diventa ciò che sei».
Sembra quasi un'ovvietà, ma non capita quasi mai, perché noi misuriamo la felicità, da cui scende il nostro buon o cattivo umore, non sulla realizzazione di noi stessi, che è fonte di energia positiva per quanti ci vivono intorno, siano essi familiari, colleghi, conoscenti, ma sulla realizzazione dei nostri desideri che formuliamo senza la minima attenzione alle nostre capacità e possibilità di realizzazione. Non accettiamo il nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra occupazione, la qualità dei nostri amori, perché ci regoliamo sugli altri, quando non sugli stereotipi che la pubblicità ci offre ogni giorno”, in tal modo il filosofo continua la sua ragguardevole disamina con forza e determinazione e senza alcuna esitazione.
Dunque solo realizzando se stessi si potrà essere realmente felici ma “per l’autorealizzazione occorre esercitare quella virtù capace di fruire di ciò che è ottenibile e di non desiderare ciò che è irraggiungibile. Quindi la ‘giusta misura’. ‘Katà Métron’, dicevano i greci, come contenimento del desiderio, della forza espansiva della vita che, senza misura, spinge gli uomini a volere ciò che non è in loro potere, declinando così il proprio ‘demone’, la propria disposizione interiore non nella felicità (eu-daimonia), ma nell’infelicità (kako-daimonia), che quindi è il frutto del malgoverno di sé e della propria forza, obnubilata dalla voluttà del desiderio”.
Ecco allora che la felicità si trasforma in una speciale virtù grazie alla quale poter guardarsi dentro, riscoprendo chi si è realmente, apprezzando ciò che si ha e non desiderando ciò che è irraggiungibile, perché per essere felici non bisogna omologarsi ma realizzare se stessi, secondo misura, non ambendo alla perfezione ma valorizzando le proprie passioni, riscoprendo i propri sogni e la capacità di esaudirli giorno dopo giorno senza mai arrendersi, senza mai desistere o rinunciare al proprio benessere interiore.
di VALENTINA TROPEA






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