Crepet: “L’infelicità è creativa e per questo ai giovani auguro fatica ed un po’ di sano insuccesso. Rincorrete l’estenuante ribellione personale: solo se non vi adeguate potrete cambiare le cose”
- La Redazione

- 7 ore fa
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I giovani potranno valorizzare il proprio talento, facendo rifiorire le proprie passioni ed ambizioni, solo se ritorneranno a sperimentare anche la sofferenza, la frustrazione, perché solo attraverso la mancanza….

In un’epoca come la nostra, nella quale si proclama la libertà quale diritto assoluto, paradossalmente assistiamo ad una vera e propria omologazione che spegne il pensiero critico, inibendo la creatività ed il coraggio di essere diversi.
In tale prospettiva il sociologo e psichiatra Paolo Crepet, pioniere di una nuova formula di divulgazione, è stato il primo a comprendere che “in un mondo che viaggia a velocità ipersonica c’è fame di pensiero critico”.
In merito ai suoi spettacoli che sono sempre sold-out lo psichiatra dichiara espressamente: “La gente viene sapendo che non le darò ragione. Cerco di irritare e irritare non è mai un male. Non so se quello che dico attecchisca davvero, non sono così ottimista: la scuola non migliora, le relazioni nemmeno. Semino sulla roccia sperando che, in qualche crepa, il seme germogli”.
Con l’avvento del digitale e della sua falsa promessa di libertà tutto sembra essere profondamente mutato: il nuovo mondo tecnologico è un abbaglio e non abbiamo più fiducia nel prossimo e nel futuro.
Eppure “il passato è un doppio binario, è ristoratore, dà bellezza, ma è anche una trappola se ci si ferma dentro. A un/una giovane dico: ‘fottitene della nostalgia’. La nostalgia blocca, invece bisogna continuare a rinascere”, così come spiegatoci molto accuratamente da Paolo Crepet.
I giovani, dunque, potranno valorizzare il proprio talento, facendo rifiorire le proprie passioni ed ambizioni, solo se ritorneranno a sperimentare anche la sofferenza, la frustrazione, perché solo attraverso la mancanza sarà possibile raggiungere l’eccellenza, non facendosi distrarre dalla mediocrità.
“Oggi nessuno ha niente da dire perché non viene da nessuna parte. Il viaggio richiede fatica. Se togli la sofferenza, togli il senso dell’arte. Hemingway diceva che per diventare scrittore serve ‘un’infanzia sventurata’”, queste le parole utilizzate dallo psichiatra per continuare la sua profonda riflessione.
Ecco allora l’importanza di comprendere fino in fondo che l’infelicità è creativa: solo attraverso le difficoltà, infatti, si imparerà a conoscere veramente se stessi; solo attraverso la fatica e la sofferenza si potrà sperimentare ed accrescere quel talento che ha bisogno di mancanza per poter rifiorire, quel talento che ha bisogno di stimoli per poter rinascere giorno dopo giorno.
In tale prospettiva il messaggio di Paolo Crepet appare nitido e cristallino: “Ai giovani auguro fatica e un po’ di sano insuccesso. Uscite dalla vostra zona comfort e rincorrete l’estenuante ribellione personale. Non adeguatevi ma anzi andate oltre, ‘buttatevi nel fuoco’. E credete negli angeli: non parlo di religione, ma di quelle forze e di quelle persone che hanno cura di te quando meno te lo aspetti”.
Il sociologo e psichiatra, pertanto, esorta i giovanissimi ad inseguire la propria ribellione personale perché solo osando, e quindi non omologandosi per ricercare consenso ed approvazione, si potrà rifiorire, valorizzando il proprio immenso valore.
di VALENTINA TROPEA



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