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Lucangeli: "Hai fatto del tuo meglio". Perché riconoscere l’impegno di un bambino vale più del risultato e può cambiare il suo modo di crescere

Molti adulti temono di essere troppo indulgenti, ma secondo l’esperta di neurosviluppo sono proprio le parole di incoraggiamento a costruire le mappe emotive e cognitive che aiutano i bambini a crescere sicuri...

Ci capita spesso di domandarci se con i nostri figli o alunni siamo troppo severi, troppo rigidi o al contrario troppo indulgenti. L’esperta di neurosviluppo Daniela Lucangeli cerca di fornirci preziosi consigli che possono cambiare radicalmente il nostro modo di educare e il modo di crescere e di vivere del  bambino.

In questo scenario, l’esperta afferma che non dobbiamo mai porci il problema di essere “troppo” buoni, perché è dalla pazienza, dal tempo che spendiamo per insegnare, dalla volontà di capire davvero il bambino o l’alunno che si plasma la sua personalità. Inoltre, spiega che non sono le parole “dure” a forgiare, correggere o istruire ma al contrario di ciò che pensiamo, sono le parole che ci sembrano “troppo dolci” a fare davvero la differenza e a creare le mappe emotive e cognitive  di una personalità ben consolidata.

A tal proposito l’esperta afferma: “Ogni volta che diciamo a un bambino: “Prova”, “Ci sono”, “Fai con calma”, il suo cervello riceve la spinta giusta, la giusta motivazione, o addirittura riparazione dell’esperienza. Ogni volta che diciamo: “Non importa se sbagli, riprova”, gli stiamo insegnando la resilienza, che è una competenza preziosa nella vita. Ogni volta che gli diciamo: “Hai fatto del tuo meglio”, lo aiutiamo a riconoscere il valore dell’impegno più che del risultato”.

Dalle parole della psicologa capiamo che non sono i toni alti, la prepotenza, la violenza a portare risultati di crescita, anzi, al contrario attivano solo emozioni negative dalle quali ne conseguono solo memorie di esperienze negative. Infatti, ogni qualvolta il bambino si ritroverà ad affrontare un’esperienza si attiveranno in lui  anche le emozioni associati a quella esperienza. Ad esempio se nostro figlio stava versando dell’acqua in un bicchiere, distrattamente ne fa cadere un po’ a terra e per questo lo sgridiamo, quando si ritroverà a versare nuovamente dell’acqua in un bicchiere lo farà  attivando senso di insicurezza, paura di essere sgridato, timore di non riuscire a portare “bene” a termine la semplice operazione.

Continua Lucangeli: “Queste non sono frasi “dolci”: sono scaffolding (dall’inglese “impalcatura, supporto”), cioè guida sicura. Sono i mattoni emotivi su cui si costruisce la fiducia in se stessi. È quando un bambino si sente al sicuro, quando si sente visto, quando sa che può esplorare senza essere giudicato, allora il suo desiderio di capire e di scoprire si accende come una scintilla: una scintilla che lo fa crescere”. In definitiva, l’esperta consiglia agli adulti di lasciarsi andare, di buttarsi  nelle emozioni, di farsi travolgere dalle imperfezioni, dalle sbavature.

Un percorso lineare serve solo a crescere personalità rigide e ipervigili, mentre, per prepararsi davvero alla vita, servono necessariamente le cadute accompagnate da una mano che tendiamo per aiutare a correggersi e risollevarsi, per poi guardare un giorno, i nostri figli o studenti, proseguire il loro cammino in autonomia. 

Per te, lettore che ci segui, quante volte ti sei chiesto se con tuo figlio o con i tuoi alunni sei stato troppo severo o troppo indulgente? E quante volte una parola detta di fretta può aver lasciato più segni di quanto pensassimo?

Secondo Daniela Lucangeli, sono proprio le parole di incoraggiamento a costruire la fiducia e la sicurezza dei bambini. Quelle frasi semplici — “prova”, “ci sono”, “non importa se sbagli” — possono diventare i mattoni emotivi su cui si costruisce il loro futuro.

Tu cosa ne pensi? Le parole dolci aiutano davvero i bambini a crescere più sicuri o rischiamo di essere troppo indulgenti?

Scrivilo nei commenti, anche in forma anonima, potrebbe aiutare altri genitori e insegnanti a riflettere su quanto peso possano avere le parole nella crescita di un bambino.


di NATALIA SESSA

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