Recalcati: "Il maestro non comanda, illumina e crede nel buio degli ultimi". Presentando il libro di Lucrezia Lerro, il vero senso della scuola
- La Redazione

- 3 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 4 mag
Il ruolo del maestro: non potere ma luce, non controllo ma fiducia. Una lezione sulla scuola che riguarda tutti, non solo gli studenti...

Ci sono parole che, quando entrano nella scuola, non restano semplici parole. Diventano una domanda più grande: che cosa significa davvero insegnare? È da qui che prende avvio l’intervento di Massimo Recalcati, dedicato al libro di Lucrezia Lerro “Wittgenstein urlava a scuola”, presentato alla libreria Mondadori Duomo di Milano.
Nel suo intervento Massimo Recalcati, noto psichiatra e saggista italiano, non si limita a commentare un’opera. Attraverso la figura di Matilde, la maestra protagonista del libro, riporta al centro una verità essenziale: il maestro non è colui che esercita potere, ma colui che apre mondi. “Il maestro porta la luce. Che cosa significa portare la luce in una classe di bambini? Significa far esistere mondi sconosciuti, significa allargare l’orizzonte del loro mondo.” Nel libro di Lucrezia Lerro questa idea prende forma concreta. Matilde non è una maestra “ideale”, ma una presenza viva, capace di trasformare la realtà quotidiana della classe. Non trasmette solo contenuti ma cambia lo sguardo. In una scuola spesso ridotta a procedure e valutazioni, questa visione riporta tutto all’essenziale, insegnare è creare possibilità.
“Il maestro non comanda, non agisce attraverso il potere, non applica il potere. Agisce attraverso la luce, attraverso l’illuminazione. È questo che lo distingue da un’istituzione autoritaria.” È il punto di rottura. Recalcati smonta l’equivoco più diffuso, l’autorità non coincide con il controllo. Nel mondo raccontato da Lerro, il maestro autentico non impone e non schiaccia, ma rende possibile vedere. E proprio per questo entra in conflitto con chi vive la scuola come esercizio del potere, come spazio di rigidità e distanza.
“Porta la luce e crede nel buio. Credere nel buio significa credere negli ultimi, in chi è ai margini, in chi è già escluso. Credere nel buio fa sorgere la luce.”
Qui sta il cuore del libro. La maestra Matilde crede in un bambino escluso, povero, invisibile agli occhi degli altri. Ed è proprio quella fiducia a cambiare il destino: da escluso a poeta. L'autrice costruisce qui una delle immagini più potenti dell’educazione: qualcuno che vede quando nessuno vede. Ma nel libro non c’è solo la luce. C’è anche il buio: l’invidia, la violenza, l’abbandono, le ferite dell’infanzia. Recalcati lo dice chiaramente: è da lì che tutto comincia. Perché ogni bambino entra in classe con una storia, spesso invisibile. “Quando una madre sparisce, per un bambino è il mondo che sparisce. La perdita della madre è la perdita del senso del mondo.”
È una verità che pesa perché ci ricorda che la scuola non entra in vite neutre, ma in storie già segnate. E allora il compito del maestro non è correggere, né giudicare. È esserci.
Nel libro di Lucrezia Lerro la scuola torna ad essere ciò che dovrebbe: il luogo in cui qualcuno, almeno una volta, viene visto davvero. Dove il buio non viene negato ma attraversato. Dove un maestro, se è davvero maestro, non comanda ma illumina.
E tu, lettore che ci segui, hai incontrato un maestro capace di illuminare davvero, o solo di valutare? La scuola oggi riesce ancora a credere negli ultimi?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza: il confronto parte da qui.
di Leandro Castagna




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Spesso si sollevano polveroni sulle vere competenza dell'insegnante di sostegno, ma a mio avviso, c'è molto da fare anche sugli insegnanti di ruolo.
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Sono nonna di un nipote con lieve ritardo nello sviluppo evolutivo. Il ragazzo frequenta la prima media e abbiamo la fortuna di aver conosciuto 2 docenti che a fasi alterne lo affiancano nello svolgimento dei compiti x casa. Sono entrambe illuminanti per le competenze adeguate che hanno e il dono di essere docenti che danno spazio al talento che è in ogni studente.
Si, quando ero studente nella rilettura della mia crescita soprattutto culturale devo molto a tanti insegnanti, una soprattutto: la prof di italiano e storia. Le devo molto e a lei molte delle mie conquiste sono dedicate quale Grazie.
Oggi sono un docente e cerco di portare con me quella ricchezza esperienziale che tento di proporre trasferire in classe, malgrado i miei limiti e fragilità. Talvolta mi viene spontaneo perché unisco interfacciando il mio insegnamento di laboratorio di informatica e i miei studi di filosofia. Cmq sia sono grato alla Vita per avermi concesso il dono di una professione che nn ha uguali e soprattutto per i tanti volti e occhi ancora ingrado di sperare credere. A noi renderli fiduciosi nonostante…
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