Crepet: "I giovani come la pianta del cappero, un figlio intelligente farà a modo suo" . La verità che un genitore spesso non vuole sentire
- La Redazione

- 4 mag
- Tempo di lettura: 3 min
"L’esperto con queste parole compie un vero e proprio viaggio tra i sentimenti di genitori e figli, dalla pianta del cappero indomita proprio come i figli, fino al genitore che prima o poi..."

“Il cappero è una pianta strana, cresce dove gli pare” è con queste parole che inizia un recente intervento del sociologo e psichiatra, Paolo Crepet. L’esperto associa, in modo apparentemente bizzarro, i giovani alla pianta del cappero. Una pianta indomita, selvaggia, che non segue le volontà di chi la pianta, ma esclusivamente il proprio istinto.
Questa metafora rappresenta, dichiara l'esperto: “l'impossibilità, l'improbabilità dell'amore in quanto assoluto, perché il cappero cresce dove gli pare. Questo è un bellissimo rapporto molto liberale tra una generazione e l'altra, io ti posso anche consigliare cosa fare, poi ti assumi tu la responsabilità di ciò che farai, perché nella vita è importante quello che si fa, cioè quello che davvero fai e questa è la tua responsabilità. Il Cappero ti dice: "tu pensavi che io venissi su quel muro e non ci sono venuto, sono venuto più in là”.
Il ruolo del genitore ha un inizio ed una fine. Quest’ultima potrebbe essere molto più vicina di quanto si pensi, perché arriva un momento in cui il figlio deve necessariamente camminare con le proprie gambe, che spesso non seguono le direttive dei genitori, ma intraprendono tutt’altra via.
Una strada forse senza senso per un genitore che non guarda alla felicità del figlio ma guarda in maniera quasi egoistica al destino che lui aveva ideato, pensato e costruito per lui. Ed è in questo contesto che un genitore: “Non deve dire cosa deve fare un figlio, l'unica cosa che eviterei di fare. Anche perché è inutile, se un figlio o una figlia è intelligente farà a modo suo. Tutto il resto non solo è legittimo, ma è doveroso. Per esempio dire “ho paura”, le fragilità diventano la nostra forza. Jung diceva “dove si inciampa nasce l'albero”.
Per cui secondo l’esperto il ruolo del genitore non è indicare una direzione ma parlare di esperienze di vita vissuta. Serve un approccio più concreto dove le insicurezze e le paure diventano alleate di un’esistenza piena, viva e dinamica. Perché mostrarsi invincibili serve solo a costruirsi una corazza difficile da mantenere per il suo peso e difficile da distruggere per la finta protezione che pensiamo di avere.
Infatti dalla sua esperienza personale Crepet afferma: “Io per tante ragioni sono stato un giovane cinico. La vita non è stata una “passeggiatina” e io ho reagito indurendomi. Posso aver anche fatto del male, credo, affettivamente parlando e poi ho detto quasi quasi divento un romantico”. L’esperto con queste parole compie un vero e proprio viaggio tra i sentimenti di genitori e figli, dalla pianta del cappero indomita proprio come i figli, fino al genitore che prima o poi deve lasciare andare, per poi concludere con un consiglio utile a qualsiasi età, ovvero, non arrivare ad accorgersi, magari troppo tardi, di aver perso occasioni irripetibili.
E tu, lettore che ci segui, cosa pensi della metafora dell'esperto? Pensi che, prima o poi, arrivi un momento in cui ognuno di noi dovrà confrontarsi con le occasioni perdute?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Fermarsi a riflettere insieme è già un primo passo.
di NATALIA SESSA




.jpg)
.jpg)


















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)






















.jpg)
avrei voluto essere una pianta di cappero,lo.sono diventata a 30 anni mi sono sposata e sono a data ad abitare a 250km da casa mia,e sono fiorita.
Il mio vissuto è stato duro, pesante,sono una sopravvissuta. Per questo ho sempre cercato di raccontarmi,ai miei figli ho sempre detto:"io non sono te, ti dico cosa farei io ....". Ho sempre avuto paura ed un leggero senso di colpa per questo,ma ho seguito il mio istinto. Unica cosa che mi ha guidata in tutta la mia vita. Che dire. Mio figlio è partito a 17 anni, con un buon lavoro nell' ambito della ristorazione e con la possibilità di crescere professionalmente. Mia figlia studia e lavora. Sa che il principe azzurro non esiste. Grazie per questo articolo.
Pultrppo vittima di violenza per decenni l'unica cosa che ho fatto è stata proteggere i miei figli inventandosi modi fondamentali da piccini di allontanarli perché non vedessero credo che siano già molto avanti e il mio insegnamento se pur doloroso perché ne pago le conseguenze perché li strumentalizza contro di me penso che il mio esempio di rinascita dalla sottomissione e violenza li aiuterà molto capendo che la vita non si conduce mai contro qualcosa o qualcuno è chi Lo fa ne paga le conseguenze e sicuramente sapranno volare più in alto di tanti altri e saranno capperi resilienti come la madre
Devo dire con orgoglio che i miei due figli si sono comportati crescendo lontano dal muro dove pensavamo germogliassero.
Ma aggiungo che noi genitori li abbiamo annaffiati adeguatamente.
Perciò penso ci voglia anche molta fortuna per i giovani di oggi: l’intelligenza conta , ma contano anche le coincidenze e le opportunità, di cui questa intelligenza possa fare tesoro.
Raccogliere la pianta più bella del giardino è molto facile, ma raccogliere quella pianta far nascere le sue radici non è compito di chi lo raccoglie ma della stessa pianta, perché dove si è fermata, ha trovato, il terreno adatto, nel quale fara' nascere, cresce e dare i suoi frutti! I figli, che noi abbiamo generato sono la pianta, e i frutti generati sono nati da loro per un libero sentimento.