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Scuola, docenti: 3.042€ in meno all'anno. La politica presta più attenzione ai balneari che agli insegnanti" la critica delle giornaliste Gabanelli e Ravizza

"Per contrastare questo fenomeno drammatico, lo Stato è intervenuto con “bonus e detrazioni”, riducendo il problema senza annullarlo. Con tali agevolazioni infatti... "

È dura la critica delle giornaliste Gabanelli e Ravizza che in una puntata di “Dataroom” andata in onda su La7 hanno evidenziato la drammatica situazione stipendiale di molte categorie di lavoratori, soffermandosi in maniera particolare sugli insegnanti.

La riflessione delle esperte parte dalla volontà di cercare risposta alla seguente domanda: Perché lo stipendio che i lavoratori dipendenti mettono in tasca non regge il passo dell’aumento dei prezzi e nel carrello della spesa non riescono più a mettere le stesse cose di sei anni fa? ” È da qui che parte il commento di Milena Gabanelli, che riprende i dati riportati da il "Corriere della Sera" che afferma: “I salari dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato hanno perso potere d'acquisto, il sindacato ha spuntato rinnovi contrattuali inadeguati e in ritardo”. Infatti, del comparto istruzione e ricerca “il contratto 2022/2024 è stato firmato il 23 dicembre 2025, 12 mesi di ritardo”.


“I salari lordi sono complessivamente aumentati del 12,2%, ma i prezzi sono cresciuti del 19,7%” in quest’ottica l’aumento dei salari ha un potere d’acquisto minore. Con un esempio pratico una busta paga più alta non permette di mettere più cose nel carrello, al contrario riduce drasticamente le spese degli italiani. Secondo questi dati “un'insegnante perde 3.042€ l'anno”.


Per contrastare questo fenomeno lo Stato è intervenuto con “bonus e detrazioni”, riducendo il problema senza annullarlo. Con tali agevolazioni infatti : “per un'insegnante le perdite si riducono a 1.468 € l'anno”. Ma queste soluzioni che somigliano più ad un palliativo hanno prodotto un altro risultato perché, continua la giornalista: “bonus e detrazioni abbassano l’irpef e quindi abbiamo pensionati e categorie di dipendenti che con lo stesso reddito pagano imposte diverse. A cui si aggiunge un altro discrimine che è quello sugli aumenti di stipendio, quando il salario cresce si applica l'imposta della fascia di reddito e si perdono detrazioni”, anche in questo caso il governo Meloni è intervenuto con una soluzione temporanea, perché ha deciso che solo per quest’anno  “la quota di aumento Irpef scende al 5%. Dunque una misura che non corregge il problema, perché vale solo per quest'anno che introduce nuove differenze perché vale solo per il settore privato e non per quello pubblico e soltanto per chi rinnova entro il 2026”.

I dati parlano chiaro, le famiglie italiane sono in difficoltà e tra qualche anno potrebbero esserlo ancora di più. Servono al più presto soluzioni efficaci e durature nel tempo, che rappresentano una certezza per i cittadini e non l’ennesimo provvedimento barcollante. In questo scenario potrebbe essere utile considerare la proposta dell’ufficio parlamentare di bilancio. Infatti conclude Gabanelli: “I redditi devono crescere attraverso le contrattazioni e non con distorsioni fiscali, motivo per cui l'ufficio parlamentare di bilancio propone di separare i due piani ognuno paga l'Irpef in base al reddito e poi sostegni mirati a chi ne ha realmente bisogno”.

di LA REDAZIONE





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