Crepet: "La grandezza di una persona non si misura solo su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto”
- La Redazione

- 13 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 15 giu
“La vita è l’opposto del «chilometro zero»: i ragazzi dovrebbero imparare a contare le persone conosciute, le situazioni vissute e i luoghi visti, le discussioni fatte e le novità…”

In una società come la nostra, nella quale l’efficienza e la produttività appaiono quali valori guida, le nuove generazioni sembrano ricercare, nella maggior parte dei casi, sicurezza, comodità, agio, risultati eccellenti ma da conseguire facilmente e velocemente senza alcuno sforzo, privandosi di quello slancio, di quella passione, che invece dovrebbe contraddistinguere la loro esistenza, senza quindi far prevalere la propria ambizione, il proprio talento, ma soprattutto la propria inclinazione al cambiamento ed al miglioramento.
Invero i giovanissimi dovrebbe essere affascinati da tutto ciò che è inedito, straordinario, rivoluzionario, seguendo le proprie emozioni, non temendo alcun pericolo ma anzi avendo sempre il coraggio di osare, esponendosi al rischio, incamminandosi lungo strade non battute con pazienza e cocciutaggine senza mai desistere o tirarsi indietro.
“La vita è l’opposto del «chilometro zero»: i ragazzi dovrebbero imparare a contare le persone conosciute, le situazioni vissute e i luoghi visti, le discussioni fatte e le novità scoperte. E questo è un giro che non finisce mai, ma deve iniziare dalla spinta di voler pretendere qualcosa per sé, pensato da sé, progettato da sé”, in tal modo inizia la sua considerevole riflessione il sociologo e psichiatra Paolo Crepet.
Ad oggi, invece, appare per molti giovani più facile rinunciare ad una vita piena di emozioni e di scoperte piuttosto che vivere la propria esistenza intensamente. In realtà si tratta di una questione di umiltà, così come ci spiega lo psichiatra, e non si può mai sapere che cosa accadrà finché non lo hai ancora fatto.
“Se si ascolta la fatica ancor prima di averla misurata, si rischia la bonaccia esistenziale, che per un giovane è il peggio che si possa augurare, e si ricompone un filo che si riavvolge sempre allo stesso modo, quasi fosse un automatismo: inseguire le proprie zone di confort”, queste le parole sempre pregne di significato di Paolo Crepet. Eppure ci sono genitori che educano i loro figli alla certezza, un po’come se tutto fosse sempre a portata di mano e continuerà ad essere offerto, regalato, senza alcuno sforzo o fatica, ma il bello della sfida sta nel difficile, nell’impervio e nell’incerto e non nella facilitazione di ogni scelta.
“Compito di un genitore non è quello di tenere sempre abbassato il ponte levatoio di casa nella speranza di veder ricomparire i figli delusi da un tentativo che non è andato bene”, così come ci spiega lo psichiatra. Ma ciò che occorre insegnare ai giovani è che nulla deve essere scontato, nulla è dato per sempre, ma tutto porta a un tentativo, a un impegno capace di sollecitare creatività e progettualità.
“Ovunque un giovane scelga di vivere, qualsiasi cosa provi a fare, il suo agire deve essere valutato: più grande è la propensione al nuovo, meno scontato è l’esito, più profonda sarà la soddisfazione. La grandezza di una persona non si misura soltanto su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; per questo i tentativi, e gli errori connessi, sono fondamentali: la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto”, in tal modo conclude la sua disamina Paolo Crepet.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi i giovani abbiano ancora il coraggio di rischiare, sbagliare e ricominciare? Quanto conta, secondo te, educare i ragazzi alla fatica e non solo alla comodità?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza.
di VALENTINA TROPEA




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Giovani sempre,anche a 200 anni.
Genitori anche di noi stessi.
La vita va vissuta.
La vita come le cascate che sono meravigliose perché hanno sempre acqua nuova e si infrangono nelle rocce e quell'acqua che vola quando l'impatto fra roccia e acqua accade è la meraviglia della vita. Non dobbiamo aver paura di essere acqua di cascata.
Ho 79 anni. La mia famiglia mi ha, per ansia, iperprotetta ed isolata da qualsiasi relazione, a 18 anni arrossivo, non sapevo comunicare, ero dipendente..quando ho preso in mano la mia vita, tutto è cambiato in meglio! Bisogna osare, concordo con lei prof.!
Concordo con l’illustre prof Crepet … bisogna cadere per potersi rialzare definitivamente ma, purtroppo, la generazione di oggi … alle prime cadute…. si scava una fossa…( nelle droghe, nell’alcol, nel DCA ..) come se non avessero voglia di rialzarsi… questo è molto triste…, si inventano un’infinità di scuse per accusare i genitori, la scuola … anziché prendersi le proprie responsabilità e alzarsi … 😔
Ho avuto una vita molto movimentata , incidenti gravissimi, galera , alcolismo , ma sono sopravvissuto,ho una bella famiglia , e quando pensavo di potermi riposare dopo 45 anni , di lavoro come muratore , mi è venuto un tumore maligno nel naso , sono stato operato e il naso me lo devono ,ricostruire dopo che avrò fatto 30 sedute di radio terapia , penso che ne avrò per tre , o quattro mesi , ho 66 anni e spero di farcela anche questa volta .
Io mi sto ricostruendo adesso, ho rivoluzionato la mia vita ho scoperto cose nuove anche nelle piccole cose dove non avevo il coraggio di osare, osando ho scoperto che sono forte anche nei momenti difficili.