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Tupini: "Non potete perdonare facendolo per voi". Perdonare chi non si pente ci libera davvero?

Aggiornamento: 4 ore fa

La psicologa Gabriella Tupini si sofferma sulle diverse fasi che portano al perdono, su ciò che accade dopo un torto subito o quando ci vengono dette...


“Quando perdonate una persona è necessario che quella persona vi abbia chiesto perdono, perché sennò se ne frega del vostro perdono – è necessario che – si sia mostrata pentita, faccia qualcosa per riabilitarsi...”. Con queste parole la psicologa Gabriella Tupini mette in discussione una convinzione profondamente radicata: che perdonare sia sempre necessario per liberare noi stessi dal dolore. Ma può esistere un perdono autentico quando chi ci ha feriti non riconosce il male arrecato, non manifesta alcun pentimento e non compie nulla per ricostruire ciò che ha spezzato?

L’esperta affronta nei suoi interventi dinamiche familiari antiche e tipi di relazioni che risuonano nella vita di tutti.

“Io ho perdonato i miei genitori non per loro, ma per me”: è una delle frasi che, come racconta Gabriella Tupini, le vengono rivolte spesso quando parla del perdono. Soffermandoci proprio sulle diverse fasi del perdono, su ciò che accade dopo un torto subito o quando ci vengono dette delle parole che non riteniamo gradevoli, è interessante osservare ciò che dichiara l'esperta quando parla di "ravvedimento". “Non ha senso, voi non potete perdonare facendolo per voi. Perdonare è "per-dono" cioè io ti faccio il dono di non colpirti per le cose che mi hai fatto. La rabbia non è che svanisce se io perdono”.


Il perdono è una sottile forma d'amore e nelle relazioni familiari come genitori-figli o nella coppia questo viene messo in pratica quasi quotidianamente. È più semplice perdonare a chi vogliamo bene, ma allo stesso modo è anche più doloroso, perché non ci capacitiamo del fatto che una persona così vicina a noi abbia potuto farci del male. "Le persone, a volte, dicono: "Sì, ma se io capisco che i miei genitori mi hanno trattato male perché loro sono stati trattati male...". Allora devo capire tutto il mondo? Anche Trump che dice "io voglio prendermi la Groenlandia" va bene? O perdono tutti o non perdono nessuno gratuitamente".

È la parola "gratuitamente" che ci porta a riflettere, perché nel caso del perdono è inevitabile che ci aspettiamo qualcosa in cambio, già solo il fatto che speriamo che l'episodio non si ripeta fa parte delle nostre aspettative e, per far sì che queste non vengano deluse, occorre proprio che l'altro metta in pratica quello che afferma l'esperta: si penta o faccia qualcosa nei nostri confronti. Questo non rappresenta una certezza, ma ci permette di non alimentare ulteriori pensieri che potrebbero compromettere le nostre giornate e le nostre relazioni per molto tempo. "Il perdono in seguito a un ravvedimento dell'altro, oppure a un ravvedimento mio, cioè io mi sono sbagliato, ho esagerato nel giudizio, va bene. Altrimenti io lo faccio, sapete perché? Per pulirmi la coscienza".

Perché siamo stati educati a pensare che: "Allora se io perdono sono buono, se non perdono sono cattivo". In definitiva, quando perdoniamo "senza l'altro": senza il pentimento dell'altro, senza un gesto amorevole dell'altro, ma solo con la nostra unica volontà, c'è qualcosa dentro di noi che rimane in sospeso, si spezza e lascia una  sensazione di incertezza. Ed è lì che si concretizza il fatto che il modo in cui siamo stati educati non sempre corrisponde a ciò che è "giusto". Perché, a volte, sarebbe preferibile scegliere sé stessi e non un finto compromesso che ci fa più male del torto subito.

Per te, lettore che ci segui, concordi con quello che afferma l'esperta? Pensi che per perdonare davvero sia necessaria la volontà dell'altro o basti voltare pagina? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Il tuo punto di vista e la tua esperienza possono essere utili ad altri individui che affrontano ogni giorno le stesse sfide.



di Natalia Sessa

2 commenti


Galvani Valentino
2 ore fa

Come faccio a sapere se devo perdonare o essere perdonato e così pure dalla controparte? Dovremmo uscire da una medesima dottrina morale e materiale .o da un chiaro onesto leale preliminare .Poi violato ..Sono d'accordo anche se incerto che il perdono vale x chi lo chiede in modo contrito . La forza bruta è un dono che impone rispetto anche se non la usi il debole anche se onesto ed intelligente è più esposto al soppruso Questi discorsi e diversi contesti sono oggetto di interminabili discussioni che non saranno mai matematiche ed inequivocabili .Dignità etica e buon senso non matematici sono forse l' unica saggezza ..Posso avere un giudizio a questo MIO ?

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Emanuela Giustra
un giorno fa

Perdonare, riuscire a liberarsi da quella spada conficcata nel nostro cuore ci porta a vivere meglio con noi stessi e con l' altro che ci ha offeso.

Sarà per la mia forma caratteriale...tutto ciò mi viene difficile.... perdono ma non dimentico. Negli anni passati ho fatto anche qualche opera di bene nell' aiutare l' anima che in vita mi aveva offeso...non mi sono pentita di averle fatto un' indulgenza però ogni qualvolta ricordo, il mio cuore batte... ha tanta sete di amore, l' amore che mi è stato sottratto ingiustamente.


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