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Galimberti: "Un solo complimento può cambiare un bambino e costruire un’identità positiva, perché è dall’altro che impariamo chi siamo davvero"

La riscoperta del riconoscimento che abbiamo di noi stessi attraverso l’altro è l’unico processo capace di salvarci, capace di renderci veri uomini e donne con sentimenti sani...

Appartenere a qualcuno significa anche riconoscersi, identificarsi. È un concetto profondo e antico che Umberto Galimberti, in un suo intervento, ha ripreso per farci comprendere al meglio non solo i giovani ma anche come funzionano le relazioni umane e di come ogni individuo, nel corso della vita, abbia necessariamente bisogno dell’altro e di legami che lo facciano sentire vivo, presente, testimone dell’esistenza.

Associando quindi il termine appartenenza agli adolescenti Galimberti afferma: “avere un branco è tipico dell'adolescenza, perché non hai ancora un'identità, te la stai facendo, allora ti appoggi un po' agli altri per appartenere". Nella fase adolescenziale quando ancora è tutto imprevedibile, quando i giovani faticano un po' a farsi capire e ad essere capiti si appoggiano necessariamente ai propri coetanei, infatti, continua l’esperto: “l'appartenenza è una componente della propria esistenza”. Per cui l’appartenenza parte da piccoli ma è un “sentimento” che poi ci accompagna nel corso degli anni. “Inizi a strutturare la tua identità, appoggiandoti un po' a quella degli altri che ti sostengono. L'identità - infatti - ce l'hai come effetto del riconoscimento sociale. Se un bambino riceve dai suoi genitori dei complimenti, ha la possibilità di crescere con un’identità positiva”. 

Facendo quindi un piccolo passo indietro, lasciando da parte il mondo degli adolescenti, possiamo capire quanto siano di fondamentale importanza le parole che rivolgono i genitori ai propri figli. Se i genitori riconoscono nel proprio bambino delle capacità e iniziano a nutrirlo di parole riconoscenti di queste potenzialità, di parole sane, costruttive allora inizierà a forgiare la propria identità. Un' “identità positiva”, costruita da valori, principi rivolti prima di tutto a se stesso: stima, fiducia delle proprie capacità, rispetto.

Punti cardini che gli saranno di grande aiuto quando poi si ritroverà a doversi riconoscere nel “branco”, tra i suoi simili, quando dovrà scindere cosa è giusto da cosa è sbagliato. “L’identità è un dono sociale”, come abbiamo già ribadito, sono gli altri a definirci davvero e a farci sentire presenti. Galimberti questo processo lo definisce un “dono”, ma se gli altri ci definiscono, cosa possiamo fare per loro? Essere noi stessi, nella parte più vera, profonda e autentica. Questo include pregi e soprattutto difetti. Galimberti, in questo suo intervento invita tutti: bambini, ragazzi e adulti a capire che “io non sono uno per sempre” e invita in particolar modo i genitori a riflettere sul loro lavoro e sul potere e sull’effetto delle parole che possono dire.

Conclude l’esperto: “Platone diceva che se uno con la parte migliore del suo occhio, che è una pupilla, guarda la parta migliore dell'occhio dell'altro, vede se stesso”. In un' epoca nella quale sta avvenendo questo decadimento di valori, di civiltà, di umanità la riscoperta del riconoscimento che abbiamo di noi stessi attraverso l’altro è l’unico processo capace di salvarci, capace di renderci veri uomini e donne con sentimenti sani. Questo movimento inizia quindi tra le mura di casa, per poi mutare, cambiare e evolversi nella società : “Come puoi esistere se non esiste qualcun altro che ti conferma che esisti?”.

E tu, lettore che ci segui, ti sei mai sentito davvero riconosciuto dagli altri? Quanto hanno contato, nella tua vita, le parole di chi ti è stato vicino?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Confrontarsi può aiutare a capire meglio chi siamo davvero.



di NATALIA SESSA

16 commenti


Anonimo
2 giorni fa

Sono il primo di tre figli nati a pochi anni di distanza, sono stato visto e riconosciuto nei primi anni poi quasi invisibile ma non potevo capirne la ragione. Mia sorella e mio fratello invisibili anche loro, tranne quando si trattava di disciplina, punizioni, reprimere il dissenso. Bullizzati a scuola, risultati scolastici altalenanti e per questo ancor più colpevolizzati e puniti da una madre maniaca del risultato e del successo e un padre assente e vittima bisognosa di supporto per sopportare il suo stesso infantilismo.

Se qualcosa era fatta bene o un buon risultato scolastico nessun tipo di lode o complimento, si trattava solo del nostro dovere.

Indubbiamente genitori emotivamente irrisolti e tossici.

Arriva l'adolescenza e finalmente troviamo una rete…

Modificato
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Lucia
un giorno fa
Risposta a

Situazione simile alla tua.Riconoscimento da estranei che faticavo a credere veritiero per l' imprinting avuto soprattutto da mio padre....un esempio: " la scuola superiore e' fatta per intelligenze normali.Se ti bocciano vuol dire che " non ci arrivi" e ti manderò a lavoro.Avevo un talento per le arti figurative,il canto e la scrittura.Purtroppo concretizzatosi in seguito solo come hobby.Io molto ribelle sono stata tarpata da un padre autoritario e giudicante.In realta' inconsciamente era in conflitto con me ,per capacità che lui avrebbe desiderato per sé stesso.Era immaturo emotivamente.

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Anonima
3 giorni fa

Non ho mai ricevuto gratificazioni dai miei genitori vivendo in famiglia quasi all' ombra delle mie sorelle. I complimenti a mio riguardo li sentivo dagli altri che mi giudicavano "in gamba", bella e intelligente fino al punto che, confrontandomi con gli amici, ho cominciato ad avere, dopo i quaranta anni, una flebile percezione delle mie qualità, non tale, però, da annullare definitivamente la scarsa autostima di me stessa. È da tempo ormai che ho percepito l'idea che ognuno di noi vede se stesso con gli occhi dei propri genitori. Come potrebbe essere diversamente quando una madre si meraviglia del fatto che un giovane passa un intero pomeriggio a conversare solo con te e non con tua sorella presente, durante un…

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Exmusicista
3 giorni fa

Per portare un esempio stupido, ma tangibile di quello che afferma Galimberti, basta dare un'occhiata ai credits o ringraziamenti nei vari dischi di artisti affermati; quasi sempre questi vanno alla loro famiglia, che li ha sostenuti dandogli piena fiducia e sostegno in quello che facevano. È fondamentale ricevere apprezzamenti, soprattutto nella fase adolescenziale, sono assolutamente d'accordo con il professore. I problemi che hanno creato i cosiddetti figli della guerra come educatori sono innumerevoli ed hanno generato una sindrome generazionale in parecchie persone nate negli anni sessanta.

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Paola
3 giorni fa

Quando ero bambina, purtroppo, mi sono sentita dire "bastarda" da una nonna, mamma di mia mamma. Chiesi perchè. Rispose che mio papà era di 'un'altra razza', perchè apparteneva aduna minoranza linguistica croata del Molise..... Lei, invece, era nata da madrr piemontese e padre siciliano, ma ero troppo piccola per rispondere e per capire. Sono traumi che incidono sullo sviluppo di una bambina, questi.

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Alberto
3 giorni fa
Risposta a

Che brutto

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Anonima
3 giorni fa

È vero,le parole incoraggianti che ogni genitore dovrebbe dire ai figli,aiutano a farli crescere con più autostima.Lo so per esperienza personale,la tiranna,mia madre,ha solo avuto parole e sguai di disgusto per me, nonostante fossi un genio a scuola e molto carina.Credo che ciò abbia inciso molto sulla mia vita,e sulle mie scelte,pur di sfuggire da una realtà a dir poco impossibile.Ora vecchia e malandata ,pretende che mi prenda cura di lei,.

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Lucia
un giorno fa
Risposta a

Inconsciamente era gelosa di te,perché probabilmente e' rimasta a livello emotivo una bambina mai cresciuta con un fondo caratteriale egoista e cinico.

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