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Due vite spezzate a 17 e 14 anni sulle strade siciliane: l’educazione stradale deve diventare una presenza stabile nella formazione degli studenti, non una risposta occasionale all’emergenza (CNDDU)

Dopo le tragedie di Calatabiano e Trabia, il Coordinamento richiama scuola, famiglie e istituzioni alla responsabilità condivisa: conoscere le regole non basta, occorre...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime profondo cordoglio per le due giovanissime vittime degli incidenti verificatisi nelle ultime ore sulle strade siciliane e manifesta la propria vicinanza alle famiglie e alle comunità duramente colpite.

A Calatabiano, nel Catanese, un ragazzo di 17 anni ha perso la vita dopo che l’automobile sulla quale viaggiava si è schiantata contro un muro. A Trabia, nel Palermitano, una ragazza di appena 14 anni è morta in seguito allo scontro tra due motocicli. Le dinamiche dei due incidenti sono ancora oggetto di accertamento da parte delle autorità competenti ed è pertanto necessario evitare qualsiasi valutazione sulle cause e sulle eventuali responsabilità prima della conclusione delle indagini. La drammaticità di quanto accaduto, tuttavia, sollecita una riflessione che non può esaurirsi nella dimensione emotiva della cronaca. Quando a perdere la vita sulla strada sono persone così giovani, il dolore delle famiglie e delle comunità deve interrogare anche le istituzioni educative sulla capacità di costruire, nel tempo, una reale cultura della prevenzione.


I dati ACI-Istat relativi al 2025 restituiscono un quadro che continua a richiedere attenzione: in Italia sono stati registrati 177.207 incidenti stradali con lesioni a persone, 2.868 vittime e 237.822 feriti. Tra i comportamenti maggiormente rilevati figurano la distrazione, il mancato rispetto della precedenza, la velocità e le manovre irregolari.

Il CNDDU ritiene che il tema non possa essere affrontato esclusivamente attraverso il rafforzamento delle sanzioni o mediante campagne informative concentrate in determinati momenti dell’anno. Le norme e i controlli costituiscono strumenti essenziali, ma la prevenzione richiede un processo educativo continuativo, capace di incidere sulla percezione del rischio e sulla responsabilità individuale.



L’articolo 230 del Codice della strada attribuisce all’educazione stradale una precisa funzione nell’ambito scolastico. Le modifiche introdotte dalla legge 25 novembre 2024, n. 177 hanno inoltre confermato la crescente attenzione del legislatore verso la sicurezza della circolazione. Il quadro normativo, pertanto, offre strumenti significativi; resta fondamentale tradurre tali indicazioni in pratiche formative sistematiche e non occasionali. È proprio su questo punto che il Coordinamento ritiene necessario richiamare l’attenzione. L’educazione stradale non dovrebbe essere affidata prevalentemente a iniziative episodiche, spesso promosse in seguito a eventi particolarmente gravi. La prevenzione acquista efficacia quando accompagna progressivamente la formazione degli studenti e permette loro di comprendere non soltanto le norme, ma anche le conseguenze concrete dei comportamenti assunti negli spazi condivisi.



In tale prospettiva, appare opportuno rafforzare all’interno dell’Educazione civica percorsi dedicati alla sicurezza stradale, calibrati sulle diverse fasce d’età e sviluppati attraverso la collaborazione tra scuole, famiglie, Polizia Stradale, istituzioni territoriali, operatori sanitari e realtà impegnate nella prevenzione. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alla percezione del rischio, alla distrazione connessa all’utilizzo dei dispositivi digitali, alla velocità, all’uso corretto dei dispositivi di sicurezza e alla vulnerabilità di motociclisti, ciclisti e pedoni. Si tratta di aspetti che richiedono metodologie formative capaci di andare oltre la semplice conoscenza delle disposizioni del Codice della strada.

Il punto centrale, secondo il CNDDU, riguarda infatti la distanza che ancora esiste tra conoscere una regola e riconoscere concretamente il rischio che quella regola intende prevenire. È in questo spazio che l’azione educativa può e deve diventare più incisiva. Non si tratta di attribuire alla scuola responsabilità che appartengono a una pluralità di soggetti, né di ritenere che l’educazione possa eliminare ogni evento tragico. Significa, piuttosto, riconoscere che la sicurezza stradale è il risultato di una responsabilità condivisa, nella quale formazione, controlli, infrastrutture, famiglie e comportamenti individuali devono concorrere in maniera coerente. Il CNDDU ritiene quindi auspicabile che l’educazione alla sicurezza stradale trovi una collocazione stabile e verificabile nella programmazione scolastica, evitando che la sua rilevanza emerga soprattutto nei giorni successivi a un incidente.

Le tragedie di Calatabiano e Trabia impongono rispetto e prudenza nelle valutazioni. Impongono, nello stesso tempo, di non considerare inevitabile ciò che può essere almeno in parte prevenuto attraverso una politica educativa lungimirante. Una comunità realmente attenta alla sicurezza dei più giovani non misura la propria capacità di intervento soltanto nella risposta all’emergenza, ma soprattutto nella qualità di ciò che riesce a costruire prima che l’emergenza si verifichi. È questo il terreno sul quale occorre investire con maggiore continuità: trasformare la prevenzione da risposta occasionale alla tragedia in componente ordinaria della formazione e della responsabilità collettiva.

di Natalia Sessa


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