Crepet: "Un grande maestro capisce che un ragazzo ha bisogno di una spinta". Quando Maurizio Costanzo mi disse: "Tu hai questa capacità, fallo"
- La Redazione

- 28 minuti fa
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"Le persone giuste spesso non sono quelle che danno una pacca sulla spalla, ma quelle che ci spronano, anche duramente, a cercare un’altra strada..."

“Caro Crepet, c’è un problema. Lei lo sa" – continuò Costanzo – “che quando dico il suo nome c’è qualcuno che si tocca?”. Con queste parole prende il via un altro racconto intimo e personale del sociologo e psichiatra Paolo Crepet che ci permette di capire che “grandi” si diventa col tempo, con la pazienza, con le delusioni e soprattutto con il coraggio di cambiare idea. L’esperto racconta dell’approdo in TV e dell’importanza, nella sua carriera, dell’incontro con Maurizio Costanzo. “Una sera, poco prima della messa in onda di una nuova puntata, Costanzo mi convocò nel suo studio.
Maurizio Costanzo: “Caro Crepet, c’è un problema”.
“Lei lo sa” – continuò Costanzo – “che quando dico il suo nome c’è qualcuno che si tocca?”.
Paolo Crepet: “In che senso?”, domandai incredulo.
Il riferimento di Maurizio Costanzo riguardava i casi di cronaca dei quali all’epoca si occupava lo psichiatra.
Paolo Crepet: “Oddio, è vero, non ci avevo mai pensato”, risposi. “Grazie per avermelo detto, ci manca solo di fare il menagramo. Me ne vado, per carità…”.
Costanzo mi fermò.
Maurizio Costanzo: “Ma no, ma no, dove va?”.
Paolo Crepet: “Vado via, dove dovrei andare? Torno al mio lavoro, forse la televisione non è per me”.
E lui:
Maurizio Costanzo: “Non ci siamo capiti. Lei deve di-ver-si-fi-care”.
Paolo Crepet: “Guardi, io questa parola non la conosco, e non credo proprio di esserne capace…”.
E lui:
Maurizio Costanzo: “Lo sai ffà, lo sai ffà…”.
“Con un “lo sai fare”, per me è cambiato tutto. Quelle parole in romanesco erano cadute in un momento della vita in cui avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse: “Tu sai comunicare, hai questa capacità, fallo e quindi apri i tuoi orizzonti, parla ampliando gli argomenti che studi, diversifica le cose che ti piacciono, ciò di cui puoi parlare alla gente”.
Ebbene, colui che per anni aveva studiato come poter risollevare gli altri dai periodi cupi e bui della vita, aveva bisogno a sua volta di qualcuno che gli insegnasse a costruire un’altra via d’uscita. Siamo abituati a vedere i “grandi” come indistruttibili, ma dimentichiamo che prima del personaggio viene la persona. Crepet ha spesso raccontato che i momenti di crescita e formazione della sua vita sono stati il risultato di tentativi, di delusioni e di cadute e, in questi periodi, ciò che ha contato è stato avere anche le persone giuste al proprio fianco. Queste spesso non sono quelle che ci danno una pacca sulla spalla, ma quelle che ci spronano, anche duramente, a cercare un’altra strada.
Continua raccontando di Costanzo: “Era un grande maestro. C’è una grande differenza fra essere bravi in qualcosa ed essere dei grandi maestri. Un grande maestro è una persona che capisce che un ragazzo ha bisogno di una spinta – non di una raccomandazione, di un incoraggiamento – ma, per farlo, occorre intuirne il talento. Gli deve dire che ha la possibilità di combinare qualcosa e deve iniziare a darsi da fare. È stato un tassello decisivo del mosaico su cui mi ero messo alacremente all’opera”.
Quindi basta solo che qualcuno si accorga di noi? No, serve trovarsi nel posto giusto al momento giusto, con passione e dedizione. E se il momento giusto non arriva, occorre inventarlo e può inventarlo solo chi è presente, vigile, chi è testimone della sua stessa vita.
“Credo che nella vita ci siano dei clic, dei momenti in cui senti un piccolo rumore e, magicamente, accade un cambiamento. A volte basta una frase, nell’incontro con una persona, magari anche a fronte di una sconfitta. Questi clic sono degli appuntamenti, talora perfino degli inciampi, quindi non sempre eventi favorevoli. Ad esempio, il giorno in cui Costanzo mi disse «diversifichi» io avrei avuto ogni motivo per lasciar perdere, dire che non ero capace e che il Crepet che aveva in mente lui non ero io”. Eppure: “Quella battuta pronunciata nello studio di Costanzo al Teatro Parioli aprì una possibilità: avrei dovuto solo meritarmi il seguito”.
In questo racconto emergono diversi elementi interessanti, da un lato abbiamo un giovane appassionato e dall’altro un uomo di esperienza che concede un’opportunità, si fida e consegna nelle mani del ragazzo una responsabilità, quella di costruire il proprio futuro. Forse questo meccanismo di “consegna e fiducia” manca un po' alla società di oggi, non abbiamo più giovani coinvolti, ma non abbiamo neanche più anziani saggi che credono almeno un po’ in loro, che credono che abbiano le capacità di costruire un futuro. Infatti conclude Crepet: “La «diversificazione» non era più solo un’opzione fornitami da un grande maestro, ma una parte del mio mestiere che cominciavo ad amare: parlare in pubblico”.
E tu, lettore che ci segui, nella tua vita ti è mai capitato di incontrare un grande maestro e seguire il suo consiglio? Pensi che, ad un certo punto della vita, per crescere serva cambiare visione di sé stessi? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Natalia Sessa




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