Don Mazzi, l’uomo che ha restituito speranza agli “ultimi”. Il Presidente della Repubblica Mattarella ricorda il suo impegno per i più fragili
- La Redazione
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
L’aquilone che Don Antonio Mazzi vedeva in ogni persona racconta una verità semplice e profonda: nessun aquilone è nato per restare a terra. Un messaggio di fiducia e speranza che continua a parlare alla scuola, alle famiglie e alla società.

“Non permettiamo agli aquiloni di accontentarsi dell’acqua tiepida, ma sproniamoli a raggiungere la luce e a volare liberi nel cielo.”
Non era soltanto una delle frasi più amate di Don Antonio Mazzi. Era la sintesi della sua vita, il modo con cui guardava alle persone più fragili. Gli aquiloni erano quei ragazzi che molti consideravano un problema, mentre lui continuava a vederli come una possibilità. Giovani segnati dalle dipendenze, dalla povertà, dall’emarginazione o dalla solitudine, ai quali offrire prima di tutto una cosa: qualcuno disposto a credere ancora in loro.
Con la sua scomparsa, all’età di 96 anni, l’Italia perde uno dei sacerdoti e degli educatori più autorevoli del nostro tempo. Fondatore della Comunità Exodus, Don Mazzi ha dedicato oltre quarant’anni della sua vita agli ultimi, trasformando l’ascolto, l’accoglienza e la fiducia in un autentico metodo educativo.
Nel pomeriggio di ieri è arrivato anche il messaggio di cordoglio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato Don Mazzi come un sacerdote, educatore e comunicatore capace di spendere “interamente la sua esistenza al servizio degli ultimi e dei fragili: emarginati, poveri, disabili, tossicodipendenti”.
Mattarella ha sottolineato il suo impegno sociale e civile, spesso coraggioso, nella formazione dei giovani e nella creazione di luoghi e occasioni di solidarietà, amicizia e inclusione.
Parole che raccontano bene la cifra della sua esistenza. Don Mazzi non ha mai vissuto la fede come qualcosa di distante dalla realtà. Ha scelto di abitarne le ferite, condividendo il cammino di chi troppo spesso veniva definito soltanto attraverso i propri errori.
Lo spiegava lui stesso con una riflessione che racchiude il senso del suo ministero:
“Ho corso il rischio di abolire dalla mia vita il Vangelo spicciolo, quello che "puzza" di povertà vera.”
Non era una provocazione, ma una scelta di vita. Per Don Mazzi il Vangelo doveva uscire dalle parole e diventare presenza, ascolto, responsabilità. Non bastava parlare degli ultimi: bisognava camminare accanto a loro.
Ma chi sono oggi gli aquiloni di cui parlava Don Mazzi?
Sono i ragazzi che si sentono sbagliati, quelli che arrivano a scuola convinti di non essere all’altezza, quelli che dietro un comportamento difficile nascondono una richiesta di aiuto. Sono i giovani che hanno bisogno di adulti capaci di guardare oltre l’errore e riconoscere un valore che spesso loro stessi non riescono più a vedere.
È forse questa l’eredità più forte che Don Mazzi lascia anche al mondo dell’educazione. Perché educare non significa soltanto trasmettere conoscenze o correggere comportamenti. Significa scegliere di non arrendersi davanti alla fragilità di una persona, continuando a offrire fiducia anche quando quella persona è la prima ad averla perduta.
Gli aquiloni possono alzarsi solo quando incontrano il vento. Ma hanno bisogno anche di qualcuno che continui a tenerne il filo, soprattutto nei momenti in cui sembrano destinati a cadere.
Ed è proprio qui che si ritrova il senso più profondo della sua testimonianza: una società non si misura soltanto dai successi che celebra, ma dalla capacità di non lasciare indietro chi è più fragile.
Ogni educatore, ogni genitore, ogni adulto può fare la differenza quando sceglie di vedere, dietro una caduta, non una condanna, ma l’inizio di un nuovo volo.
Perché Don Mazzi ha trascorso tutta la vita ricordandoci una verità semplice e profonda: nessun aquilone è nato per restare a terra.
Per te, lettore che ci segui, qual è l’aquilone che custodisci dentro di te? Quale vento aspetta ancora di essere incontrato per poter tornare a volare? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Il tuo punto di vista e la tua esperienza possono essere utili anche ad altri lettori che ogni giorno affrontano le stesse sfide.
di Katia Piemontese




.jpg)
.jpg)
















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)






















.jpg)