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Assedio di naziskin a una comitiva di ragazzi ebrei italiani in Bulgaria: slogan nazisti e saluti romani davanti all'hotel

Circa 200 adolescenti del movimento Bnei Akiva sono rimasti barricati per ore in un albergo di Sofia dopo l'arrivo di un gruppo di estremisti. La polizia indaga, mentre...

La tensione è esplosa nella tarda serata di domenica 2 agosto a Sofia, davanti all'albergo che ospitava la comitiva del movimento giovanile ebraico Bnei Akiva. All'esterno della struttura si è radunato un gruppo di naziskin bulgari, vestiti con magliette nere e simboli a forma di teschio. Gli assalitori hanno iniziato a urlare lo slogan nazista «Sieg Heil», esibendo il saluto romano e provocando i ragazzi affacciati alle finestre per spingerli a scendere in strada. Come documentato dalle immagini pubblicate dall'agenzia LaPresse, l'intenzione del gruppo era quella di forzare l'ingresso principale dell'edificio.

All'interno dell'hotel, gli educatori – i madrichim – hanno ordinato immediatamente ai circa duecento adolescenti presenti di allontanarsi dalle finestre, spegnere le luci e barricarsi nelle camere al quarto piano. Gabriel, un liceale milanese di quindici anni, ha descritto la paura vissuta dai suoi coetanei, spiegando che molte ragazze sono scoppiate in lacrime temendo che gli estremisti potessero fare irruzione da un momento all'altro. I messaggi vocali inviati dai ragazzi hanno gettato nel panico le famiglie in Italia. Come riportato dal portale ebraico Moked e dal Corriere Fiorentino, Alisa Santarlasci, madre di una delle sedicenni presenti, ha raccontato le ore di angoscia vissute dai genitori, divisi tra la necessità di mantenere la calma e l'intenzione di allertare subito l'Ambasciata italiana e la Farnesina per chiedere tutele.


La situazione è rimasta critica per ore. Un primo intervento della polizia bulgara aveva spinto gli assalitori ad allontanarsi, ma poco dopo il gruppo di naziskin è tornato davanti all'albergo in numero maggiore, bloccando nuovamente le vie di fuga.

Solo il giorno successivo, superato lo stato di assedio e di forte choc, la comitiva ha potuto raggiungere l'aeroporto. Tutti i giovani sono rientrati in Italia come da programma con voli diretti a Roma e Milano, dove hanno potuto riabbracciare i propri familiari. Sull'episodio, che ha ricevuto la ferma condanna dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), sono ora in corso le indagini della polizia locale di Sofia per identificare i membri della fazione estremista.


di Leandro Castagna

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