Violenza a scuola, il CNDDU: “Un segnale riconosciuto in tempo non diventi il fatto di cronaca del giorno dopo”
Prevenzione, responsabilità e piena attuazione delle norme: la risposta della scuola all’aggressione e ai fenomeni di bullismo e violenza

Una professoressa aggredita da un alunno di 13 anni, prima con uno spray urticante e poi con un’arma da taglio. Il grave episodio avvenuto in una scuola secondaria di primo grado di Roma continua a interrogare il mondo della scuola e il CNDDU porta la riflessione anche in Molise, chiedendo di guardare a ciò che può accadere prima che un disagio si trasformi in violenza. Per il Coordinamento sarebbe infatti troppo semplice fermarsi al singolo gesto o cercarne una spiegazione immediata nella tecnologia. Il rapporto con il digitale merita attenzione soprattutto quando un atto violento viene ripreso o pensato anche per essere mostrato agli altri, ma “sarebbe tuttavia improprio individuare nella tecnologia una spiegazione sufficiente”.
La questione, secondo il CNDDU, riguarda più profondamente le relazioni, l’isolamento, i comportamenti aggressivi e quei segnali di difficoltà che la scuola può intercettare senza trasformare gli insegnanti in psicologi o investigatori. “La prevenzione richiede continuità, competenze professionali e procedure definite, attraverso le quali eventuali segnali di disagio possano essere osservati e tempestivamente portati all’attenzione delle figure competenti”.
Gli strumenti normativi, del resto, esistono già. La legge 70/2024 ha rafforzato la disciplina sulla prevenzione di bullismo e cyberbullismo, prevedendo anche per le scuole un codice interno e un tavolo permanente di monitoraggio; la legge 150/2024 è intervenuta, tra l’altro, sulla tutela dell’autorevolezza del personale scolastico.
Ma una norma scritta, avverte il Coordinamento, serve poco se rimane soltanto sulla carta: “regolamenti, protocolli e procedure non dovrebbero rappresentare meri adempimenti documentali, ma strumenti conosciuti e concretamente utilizzabili dal personale, dagli studenti e dalle famiglie”.
C’è poi un passaggio particolarmente importante. Un tredicenne che compie un gesto gravissimo non può diventare il simbolo di tutti gli adolescenti. Nella stessa vicenda, ricorda il CNDDU, un altro studente è intervenuto durante l’aggressione. Due reazioni completamente diverse davanti allo stesso evento.
La risposta, quindi, non può arrivare soltanto quando la violenza è già esplosa. Servono famiglie, scuola, servizi territoriali e professionalità capaci di comunicare e intervenire quando emergono situazioni che richiedono attenzione.
Il CNDDU esprime vicinanza alla docente aggredita e alla comunità scolastica, chiedendo che siano tutelati sia la lavoratrice sia il minore, nel rispetto delle rispettive garanzie. E affida la riflessione finale a una frase che racchiude il senso dell’intervento: “è su questa continuità tra prevenzione, responsabilità e intervento che occorre concentrare l’attenzione, affinché un segnale riconosciuto in tempo non diventi il fatto di cronaca del giorno successivo”.
di La Redazione
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