Galimberti: "Per amarsi davvero bisogna essere se stessi, non compiacere gli altri." Questa è la forza d’animo, accettare anche le nostre fragilità
Aggiornamento: 16 giu
Per il filosofo il compito degli adulti non è indicare una strada ai giovani, ma aiutarli a incontrare se stessi, accettando anche quelle fragilità e quelle ombre che spesso si cerca di nascondere...

“Bisogna educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi” esordisce con queste parole il filosofo Umberto Galimberti nel quale invita gli adulti ad accompagnare i più giovani all’autenticità, ad esprimere il loro modo di essere e di fare: “Questa è la forza d’animo”. Secondo l’esperto, solo incontrando se stessi ci si mette nelle condizioni di affrontare la vita.
Questo concetto è importante soprattutto nella relazione tra genitori e figli, in quanto indirizzare un ragazzo o una ragazza verso scelte auspicabili ma poco sentite, si rischia di ottenere l’esatto opposto, ovvero si rischia di allontanare il figlio dalla versione più originale di sé stesso e questo porta, inevitabilmente, a non vivere bene. Inoltre, occorre metterli a conoscenza del fatto che l'incontro con se stessi è uno dei più difficili da gestire ed elaborare, in quanto mette a nudo l'individuo davanti alle proprie insicurezze, fragilità e paure. Ma proprio qui si trova il passaggio più delicato della riflessione di Galimberti. Essere se stessi non significa infatti mostrare soltanto ciò che ci piace o che gli altri approvano. Significa avere il coraggio di guardare anche quelle parti che preferiremmo nascondere, perché l'autenticità non nasce dalla perfezione ma dall'accettazione di ciò che siamo davvero. Infatti afferma: “Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la propria ombra, che è ciò che rifiutiamo di noi”.
Osservare da vicino le proprie angosce "quella parte oscura che, quando qualcuno la sfiora, ci fa sentire “punti nel vivo” inizialmente spaventa ma è il primo passo verso la libertà, perché continua Galimberti: “ l’ombra è viva e vuole essere accolta”. L’ombra non è solo quello che ci fa paura, ma sono anche gli schemi familiari che teniamo lontani, i difetti che non accettiamo, le parole che vorremmo ma non riusciamo a dire. Sono tutte quelle parti di noi che respingiamo per far emergere solo il "bello". Ma non c’è amore senza odio, non c'è gioia senza il dolore, non c'è successo senza il fallimento, non esiste un essere umano senza i propri difetti.
Solo grazie a questo dualismo siamo capaci di vedere il volto delle due medaglie, e soprattutto solo grazie al lato “nero” siamo capaci di apprezzare quello “bianco”. Proprio come un “quadro che senza ombre non ci concede le sue figure. Accolta, l’ombra cede la sua forza. Cessa la guerra tra noi e noi stessi e perciò siamo in grado di dire: “Ebbene sì, sono anche questo” conclude Galimberti. Forse è proprio questa la lezione più difficile da trasmettere ai giovani. Non insegnare loro a essere perfetti, ma a non avere paura di ciò che sono. Perché chi passa la vita a fuggire da sé stesso finisce spesso per sentirsi smarrito anche quando ottiene tutto. Chi invece accetta le proprie fragilità smette di combattere una guerra impossibile e può finalmente iniziare a vivere e intraprendere un percorso verso la felicità, non come stato permanente, ma come la capacità di saper vivere le situazioni, anche quelle più avverse e trarne comunque il meglio.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi i giovani siano davvero aiutati a essere se stessi oppure troppo spesso vengono spinti a corrispondere alle aspettative degli altri? Hai mai dovuto fare i conti con una parte di te che inizialmente rifiutavi di accettare?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza. Il confronto tra storie, dubbi e riflessioni può aiutare tutti a comprendere meglio se stessi e gli altri.
di Natalia Sessa




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