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Bambino spinto in mensa si rompe il braccio: scuola condannata. I magistrati: "la vigilanza dalla porta non basta"

Un alunno di quarta elementare a Catania cade durante una lite nella pausa pranzo. I giudici danno ragione alla famiglia e…

Controllare un gruppo di vivaci alunni di quarta elementare nel bel mezzo della ricreazione non è affatto un compito semplice. I bambini, liberati dalle lezioni, non restano seduti, ma si scatenano, giocano e a volte litigano tra loro. Per questo motivo, tentare di sorvegliarli restando fermi sullo stipite della porta della mensa, cercando di buttare un occhio contemporaneamente sia su chi va in bagno sia su chi fa merenda, non può essere considerata una misura di sicurezza sufficiente.


È proprio da questa mancanza che è scaturito un incidente all'interno di un istituto di Catania.

Tutto risale a una mattina del 17 giugno 2019. L'atmosfera nel locale mensa è quella tipica della pausa ricreativa, con bambini descritti come molto irrequieti. Improvvisamente scoppia un alterco tra due compagni di classe. Dalle parole si passa in un attimo ai fatti: uno dei due spinge l'altro, che perde l'equilibrio e cade a terra. L'impatto è violento e le conseguenze fisiche per l'alunno si rivelano fin dal primo istante molto serie.


Trasportato d’urgenza al pronto soccorso pediatrico dell'ospedale Garibaldi Nesima, i medici diagnosticano al piccolo una frattura completa e complessa di due ossa del braccio, il radio e l’ulna, con la presenza di un distacco osseo. Un infortunio decisamente doloroso che costringerà il giovane a un lungo periodo di cure, lasciandogli anche dei piccoli strascichi permanenti a livello fisico. Di fronte a questa situazione, i genitori del minore hanno deciso di intraprendere le vie legali direttamente contro il Ministero dell’Istruzione, accusando i due docenti presenti di non aver vigilato i ragazzini in modo adeguato.


La scuola, dal canto suo, ha provato a difendersi sostenendo di aver rispettato i propri doveri. Tuttavia, a distanza di anni, la recente sentenza emanata dal Tribunale di Catania ha dato ragione alla famiglia. I magistrati hanno chiarito che quando uno studente si fa male (sia da solo sia per colpa di una spinta di altri), l'istituto è sempre responsabile in virtù del contratto educativo, a meno che non dimostri con certezza di aver fatto tutto il possibile per evitare l'evento. E, in questo specifico caso, la vigilanza a distanza "dalla porta" è apparsa ai giudici inverosimile e inadeguata. Per questo motivo, il Ministero è stato condannato a risarcire la famiglia con una somma vicina ai 9.000 euro per l'invalidità e il danno permanente subito dall'alunno (valutato al 3%), a cui si aggiungono oltre 5.000 euro per il pagamento delle spese processuali. Cifre che, in ogni caso, saranno interamente coperte e saldate dalla compagnia assicurativa della scuola.


di La Redazione




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