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Bambini con disabilità, il CNDDU chiede più risorse e continuità per garantire la piena inclusione nei servizi educativi 0-6 anni

Il CNDDU richiama le istituzioni sulla necessità di garantire ai bambini con disabilità frequenza, partecipazione e continuità educativa negli...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di assicurare ai bambini con disabilità la piena partecipazione alla vita degli asili nido e delle scuole dell’infanzia, alla luce del recente dibattito sulle risorse necessarie a sostenere l’inclusione nei servizi educativi della fascia zero-sei anni.


La questione è tornata al centro dell’attenzione anche in seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione del 16 luglio 2026, relativa al caso di un minore con disabilità al quale era stata ridotta la frequenza scolastica in presenza di un numero insufficiente di ore di sostegno. La vicenda pone un problema che supera il singolo caso e riguarda il rapporto tra riconoscimento dei diritti e capacità del sistema di predisporre gli strumenti necessari per garantirli.

Il CNDDU ritiene che eventuali carenze organizzative o di personale non possano tradursi in una riduzione delle opportunità educative del bambino.


Al tempo stesso, non sarebbe sostenibile attribuire alle singole strutture l’intero onere di rispondere a necessità che richiedono personale qualificato, continuità professionale e risorse economiche specifiche. Proprio questa apparente contrapposizione deve essere superata attraverso una più efficace assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni.

Il problema non riguarda soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche la certezza e la tempestività con cui esse vengono assegnate. Per un servizio educativo è essenziale poter programmare la presenza del personale e organizzare gli interventi prima dell’inizio o nelle prime fasi dell’anno educativo. Ritardi, soluzioni temporanee e frequenti avvicendamenti possono determinare discontinuità che incidono direttamente sull’esperienza del bambino e sull’organizzazione familiare.


Nella fascia zero-sei anni la continuità assume un valore particolarmente significativo. È in questi anni che si sviluppano autonomie, competenze comunicative, relazioni con i coetanei e prime esperienze di appartenenza a una comunità diversa da quella familiare. Una frequenza ridotta per ragioni estranee ai bisogni educativi del bambino non modifica soltanto un orario, ma può limitare occasioni di relazione, partecipazione e crescita che appartengono pienamente al suo percorso.


Per tale ragione l’inclusione dovrebbe essere considerata una componente ordinaria della programmazione del sistema educativo e non una necessità da affrontare attraverso interventi successivi all’emergere del problema. La presenza di bambini con esigenze differenti non costituisce un elemento eccezionale, ma appartiene alla realtà dei servizi per l’infanzia e deve trovare corrispondenza nell’organizzazione, nella formazione professionale e nella disponibilità delle risorse.

Il CNDDU ritiene inoltre necessario evitare che le differenze territoriali già presenti nell’offerta dei servizi per la prima infanzia producano ulteriori disparità per i bambini con disabilità.


La qualità dell’inclusione non può dipendere dal Comune di residenza, dalla capacità finanziaria dell’ente locale o dalle possibilità della singola struttura di reperire autonomamente le professionalità necessarie. Lo stesso diritto deve poter trovare condizioni comparabili di attuazione nei diversi territori.

Il confronto istituzionale richiesto in questi giorni dai rappresentanti dei servizi educativi può pertanto costituire un’occasione utile, a condizione che non venga limitato alla ricerca di finanziamenti aggiuntivi.


È necessario chiarire le responsabilità dei diversi livelli istituzionali, rendere più tempestivi gli interventi e assicurare alle strutture riferimenti certi, affinché le famiglie non siano costrette a confrontarsi ogni anno con ritardi o incertezze rispetto alla frequenza dei propri figli.

Un ulteriore aspetto riguarda la formazione. L’inclusione non coincide esclusivamente con l’assegnazione di una figura professionale per un determinato numero di ore. Richiede un ambiente educativo complessivamente preparato, nel quale educatori e docenti dispongano degli strumenti necessari per riconoscere bisogni differenti e costruire percorsi coerenti con le caratteristiche di ciascun bambino.


Il raccordo con le famiglie e con i servizi sociosanitari territoriali rappresenta, in questo senso, una parte essenziale del percorso.

Occorre quindi evitare due rischi opposti: considerare sufficienti le sole affermazioni di principio senza predisporre risorse adeguate oppure trasformare la disponibilità economica nella condizione dalla quale far dipendere l’effettività del diritto. Le risorse devono essere lo strumento attraverso il quale il sistema rende possibile l’inclusione, non il limite entro il quale stabilire quanto un bambino possa partecipare alla vita educativa.


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica pertanto un confronto stabile tra istituzioni, servizi educativi e famiglie, capace di produrre una programmazione più uniforme e di prevenire situazioni nelle quali le difficoltà organizzative finiscano per ricadere proprio sui soggetti maggiormente bisognosi di tutela.

Garantire l’inclusione fin dalla prima infanzia significa riconoscere che l’accesso a un servizio educativo non può esaurirsi nella possibilità formale di iscriversi o di essere accolti. Il diritto diventa effettivo quando ogni bambino può frequentare con continuità, partecipare alle attività, costruire relazioni e sviluppare le proprie potenzialità in condizioni rispettose delle sue esigenze.

È su questa capacità di trasformare il riconoscimento giuridico in esperienza educativa quotidiana che si misura la concreta tutela dei diritti dell’infanzia e, più ampiamente, la qualità inclusiva delle nostre istituzioni".

di La Redazione


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