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Crepet: "Pretendere di amare senza star male è come alimentarsi attraverso una flebo: non si muore, non si vive. Ci si nutre"

28 ago
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 29 ago

Per Crepet l’amore autentico non si programma, si riconosce. Ci sono incontri che cambiano il ritmo delle nostre giornate e fanno emergere emozioni inattese...

C'è una liceale che Paolo Crepet ricorda bene, spaventata da quella "misteriosa esplosione di sentimenti" che è l'innamoramento. Alla domanda su come pensasse di difendersi, la ragazza aveva già pronta una strategia: "Veramente mi sarei organizzata così: mi faccio piacere i ragazzi che non mi interessano tanto. Non mi mancano certo quelli sempre disponibili e scattanti come chaperons, pronti ad accompagnarmi ovunque desideri. Che poi restino o si stufino, poco m'importa. Ma al solo pensiero che ci possa essere uno che mi potrebbe far perdere la testa, scappo a gambe levate..."

È una rinuncia preventiva, quella descritta da questa ragazza: si sceglie chi non può ferire davvero, pur di non rischiare di incontrare chi potrebbe far perdere la testa. Crepet la racconta come un caso limite, ma è un meccanismo che oggi non riguarda più soltanto gli adolescenti alle prime esperienze. Sempre più spesso, negli adulti, la stessa logica si traveste da maturità, da capacità di "gestire" i sentimenti: in realtà è la stessa fuga, solo con un vocabolario più raffinato.

Il punto, per lo psichiatra, è che questa forma di protezione ha un costo altissimo, perché elimina insieme al dolore anche tutto il resto.

Non si può selezionare solo la parte piacevole di un'esperienza che, per sua natura, è totale o non è: "Pensare di innamorarsi senza patire è come pretendere di separare il tuorlo dell'uovo dalla farina quando s'impasta la sfoglia per le tagliatelle. Allo stesso modo non si può eliminare la sofferenza dall'innamoramento. L'innamoramento è attesa, e in quell'attesa esiste tutto il dolore dell'incertezza e dell'insicurezza, ma anche tutta la profondità del nostro sentimento costituito da passione: è insita nella cosa stessa."

Da questa immagine nasce una critica più ampia, rivolta a un modo di vivere l'amore diventato quasi la norma: quello giudizioso, controllato, che non lascia mai spazio all'eccesso. Crepet lo considera un campanello d'allarme più che una virtù, perché un sentimento che non cambia nulla della vita quotidiana di chi lo prova, probabilmente, non è ancora davvero arrivato: "Se una donna o un uomo dovesse arrivare ad affermare di essersi innamorata/o in modo giudizioso, dovrebbe sospettare che non è cambiato granché nella sua vita: continuerebbe a compiere tutte le azioni quotidiane, esattamente come faceva prima d'incontrare l'amore. [...] L'innamoramento invece è sentimento estremo, non tepore ma febbre alta. Produce sempre una rivoluzione."


Ed è proprio il calcolo, più della paura in sé, il vero nemico di questa rivoluzione. Quando i sentimenti vengono sottoposti a valutazione, quando si comincia a ragionare invece di lasciarsi attraversare, qualcosa si spegne in silenzio, senza nemmeno che ce ne accorgiamo. Succede piano, per abitudine, non per una scelta consapevole: "A volte anche in amore si segue più la testa che il cuore. Senza accorgersene si scivola piano piano dal sentimento al ragionamento. Si valuta, si ragiona, si calcola e si dimentica che innamorarsi è come camminare sulle sabbie mobili, tutto è a rischio. [...] Se invece fa tutti questi ragionamenti significa semplicemente che innamorato non è più, che è diventato un «calcolatore», e questo urta con l'idea stessa dell'amore."

Resta, a chiudere il ragionamento, l'immagine più diretta di tutte, quella che dà il titolo a questa riflessione: pretendere di amare senza rischiare di star male equivale a nutrirsi attraverso una flebo. Non si muore, certo. Ma non si vive nemmeno davvero: ci si limita, appunto, a sopravvivere.

E tu, lettore che ci segui, pensi sia possibile vivere pienamente l’amore cercando di proteggersi da ogni sofferenza? Ti è mai capitato di rinunciare a un sentimento per paura di perdere il controllo o di essere ferito?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Raccontaci se, secondo te, amare significhi inevitabilmente accettare anche il rischio di stare male.



di Leandro Castagna

4 commenti


Bru
30 ago

Distacco doloriso ,ma mi interessa

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Domenica
28 ago

Mi sono

In innamorata come una ragazzina all'eta' di 73 anni, dopo 13 anni di vedovanza e di 15 anni di Caregiver di mio marito ammalato. Ho sofferto l'inferno tra attese snervanti di telefonate che non arrivavano e di incontri che non avvenivano...

Questo dolore dell'anima e' durato tre anni, poi me lo sono strappata dal cuore ad un'ennesima promessa di un incontro mancato. Gli ho scritto

una lettera terribile, apostrofandolo in modo distruttivo, demolendo con vocaboli pesanti il tipo d'uomo che avevo incontrato e congedandomi da lui per non vederlo, ne sentirlo mai piu'. Dopo, mi e' stato addosso un anno intero, ogni giorno controllando i miei social in modo indiretto, non scrivendomi come prima, glielo avevo impedito.

Quest'anno…


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Lisa
28 ago

A mio parere, vivere un innamoramento stando male ed anche con estrema incertezza circa i sentimenti dell'altro, non è una bella cosa.

Ovviamente, bisogna lasciarsi andare all innamoramento, ma se poi si percepisce che l'altra persona è sfuggente e non è alla stessa lunghezza d'onda, meglio lasciare perdere, anche se certamente è uno strappo doloroso.

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Laura
28 ago

Non ho mai rinunciato ma le botte prese, in senso metaforico, sono state pesanti. Alcune volte meglio essere cauti, serve un buon mix tra testa e cuore...

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