Caro carburanti, il CNDDU propone fino a 200 euro al mese per i docenti fuori sede e pendolari
- La Redazione

- 55 minuti fa
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Il Coordinamento chiede al Governo un contributo anche per chi presta servizio in scuole situate in comuni diversi, graduato in base alle distanze percorse e alle spese documentate

Un contributo fino a 200 euro mensili per sostenere i docenti fuori sede, i pendolari e gli insegnanti costretti a spostarsi tra scuole collocate in comuni diversi. È la proposta avanzata al Governo dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani di fronte all’aumento dei prezzi dei carburanti.
Non si tratta, almeno per il momento, di una misura già approvata, ma di una richiesta rivolta all’Esecutivo e ai ministeri competenti.
"Il sistema di reclutamento e di mobilità del personale scolastico conduce numerosi insegnanti a prestare servizio a considerevole distanza dalla propria residenza, con spese ricorrenti per carburante, trasporto pubblico e pedaggi e, in alcuni casi, con l’ulteriore necessità di sostenere i costi di una sistemazione abitativa nel territorio in cui lavorano". Una condizione che diventa ancora più pesante nelle zone in cui i collegamenti pubblici sono scarsi o incompatibili con gli orari scolastici. Il problema riguarda anche le cattedre articolate su più sedi. "Gli spostamenti tra sedi differenti costituiscono pertanto un costo strettamente connesso allo svolgimento della prestazione professionale, soprattutto quando i collegamenti pubblici risultano insufficienti o incompatibili con gli orari di servizio".
Non un bonus uguale per tutti
Il CNDDU ritiene che non sia sufficiente parlare genericamente di bonus carburante. La proposta punta a distinguere le normali scelte di mobilità dagli spostamenti resi indispensabili dall’organizzazione del servizio scolastico.
"Occorre piuttosto riconoscere la specificità della mobilità necessaria all’esercizio della funzione docente, distinguendo i costi direttamente collegati alla prestazione lavorativa da quelli derivanti dalle ordinarie scelte individuali di mobilità".
Da qui la richiesta di introdurre un sostegno economico mirato: "il CNDDU propone pertanto che, nell’ambito delle misure contro il caro carburanti, venga valutata l’introduzione di un contributo per la mobilità professionale fino a 200 euro mensili destinato ai docenti fuori sede e pendolari e, in presenza di un effettivo aggravio economico, al personale docente con servizio articolato su sedi situate in comuni diversi".
Importo calcolato sulle spese effettive
Non sarebbe previsto un contributo uniforme. La somma dovrebbe essere graduata sulla base della distanza percorsa, della frequenza dei viaggi, delle spese sostenute e della reale possibilità di utilizzare il trasporto pubblico.
"La previsione di un limite massimo, anziché di un beneficio uniforme, consentirebbe di commisurare il sostegno all’effettiva incidenza dell’onere e di salvaguardare, al tempo stesso, le esigenze di sostenibilità della finanza pubblica".
Anche l’ISEE potrebbe essere utilizzato per individuare i beneficiari, ma non dovrebbe costituire l’unico parametro:
"La situazione economica complessiva del lavoratore dovrebbe infatti essere valutata insieme all’incidenza di spese professionali oggettive e documentabili, così da indirizzare le risorse verso le condizioni nelle quali il costo della mobilità produce una più consistente erosione del reddito disponibile".
Il sostegno, inoltre, non dovrebbe riguardare soltanto l’acquisto del carburante. "La finalità della misura dovrebbe essere quella di sostenere la mobilità professionale necessaria, favorendo, ove concretamente possibile, modalità di trasporto economicamente e ambientalmente più sostenibili".
La richiesta al Governo
Secondo il Coordinamento, rendere sostenibili gli spostamenti verso le scuole dei piccoli comuni e delle aree interne significa anche favorire la stabilità del personale e la continuità didattica.
"Il CNDDU chiede pertanto al Governo e ai Ministeri competenti di valutare concretamente l’introduzione di un contributo fino a 200 euro mensili per la mobilità professionale del personale docente che sostenga, per ragioni direttamente connesse al servizio, costi di spostamento rilevanti, continuativi e documentabili, con particolare attenzione ai docenti fuori sede, ai pendolari e a coloro che prestano servizio su sedi collocate in comuni diversi".
Il Coordinamento precisa infine che la proposta non punta a riconoscere un beneficio generalizzato: "l’obiettivo è riconoscere quelle condizioni nelle quali la mobilità costituisce un elemento necessario della prestazione professionale e determina un’incidenza significativa sul reddito reale del lavoratore".
di La Redazione
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