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15enne gravemente ferito a Cesena, il CNDDU: “Per la società l’aggressione può appartenere al passato, per la vittima il tempo successivo è ancora parte della stessa ferita”

2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Le cicatrici visibili, il cambio di scuola e una quotidianità profondamente modificata. Il Coordinamento richiama l’attenzione su ciò che resta nella vita della vittima...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sulla vicenda del quindicenne gravemente ferito nell’aprile 2025 a Cesena, tornata all’attenzione pubblica dopo la recente testimonianza televisiva del giovane. A distanza di tempo dall’aggressione, il CNDDU invita a guardare oltre il singolo episodio e alle conseguenze che continuano a segnare la vita della vittima: “Le ferite visibili rappresentano infatti soltanto una parte di un’esperienza che ha modificato profondamente la quotidianità di un adolescente, il suo rapporto con la scuola, con gli altri e con gli spazi che prima appartenevano alla normalità”.

La vicenda pone anche una domanda più ampia: come può la violenza assumere forme tanto estreme all’interno di un gruppo di adolescenti? La presenza di coltelli o di altri strumenti offensivi trasforma in pochi istanti un conflitto tra coetanei in un evento capace di produrre conseguenze permanenti. Secondo il Coordinamento, il problema comincia prima dell’utilizzo dell’arma: “Quando il gruppo diventa uno spazio nel quale la violenza conferisce prestigio, il problema non nasce nel momento in cui viene utilizzata un’arma. A quel punto un percorso di progressiva perdita del limite può essere già avvenuto”.

Per comprendere fenomeni così complessi occorre però evitare spiegazioni automatiche fondate sull’origine o sull’appartenenza sociale dei ragazzi: “La provenienza familiare, l’origine nazionale o l’appartenenza a una determinata realtà sociale non possono trasformarsi in spiegazioni automatiche di comportamenti individuali. Le responsabilità penali appartengono alle persone e vengono accertate nelle sedi competenti. La responsabilità educativa, invece, riguarda una comunità molto più ampia”. La scuola rappresenta un punto di osservazione importante, ma non può essere caricata da sola del compito di riconoscere ogni disagio e prevenire qualsiasi comportamento violento. Servono una collaborazione stabile con le famiglie, il coinvolgimento dei servizi territoriali e la capacità di intervenire prima che il conflitto diventi emergenza.

Resta infine il tema della vittima e di ciò che accade quando l’attenzione pubblica si spegne. Cambiare scuola, modificare le proprie abitudini e convivere con le conseguenze fisiche e psicologiche dell’aggressione significa continuare a vivere dentro una vicenda che, per gli altri, può sembrare ormai conclusa.

È proprio questo il passaggio più forte del documento: “Per la società l’aggressione può appartenere al passato. Per la vittima, invece, il tempo successivo può essere ancora parte della stessa ferita. È precisamente in questa distanza che devono trovare spazio la responsabilità delle istituzioni, la funzione educativa della scuola e la presenza consapevole degli adulti”.

di La Redazione


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