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Recalcati: "I genitori smarriti sono i migliori". Possiamo amare i nostri figli anche senza capirli fino in fondo, senza sapere già quale vita sarebbe giusta per loro

49 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Il dubbio, la paura di sbagliare e la difficoltà di capire i figli: perché anche un buon genitore può sentirsi impreparato...

Cosa succede quando un figlio sceglie una strada che i genitori non ritengono giusta? Si cerca di convincerlo, di evitargli una delusione, di spiegargli perché un’altra scelta sarebbe più sicura. A volte, però, si finisce per ascoltare soprattutto le proprie paure. E diventa difficile chiedersi se quel figlio abbia desideri che non abbiamo ancora capito.

Massimo Recalcati, psicanalista e saggista, parla proprio dell’incertezza di chi educa: "I genitori smarriti sono i migliori. I peggiori sono quelli che credono di sapere cosa sia un padre o una madre giusta e di incarnarlo idealmente nella loro persona".

A volte ci si accorge di aver rimproverato un figlio senza averlo davvero ascoltato. Riparlarne con lui, lasciargli il tempo di spiegarsi e riconoscere di aver sbagliato può aiutare a capirsi meglio. Anche il modo in cui un adulto corregge un proprio errore può insegnare qualcosa. Lo psicoanalista racconta così il rapporto con i suoi figli: “Io non sono empatico con i miei figli. Non li capisco, non li comprendo, mi sfuggono, mi oltrepassano. Non sono come me, non vivono come vivo io, non hanno la mia percezione delle cose…”. Recalcati descrive la sorpresa di veder crescere persone diverse da sé. Un figlio può appassionarsi a qualcosa che ci lascia indifferenti, scegliere studi o amicizie che non avremmo immaginato.

Possiamo chiedergli che cosa lo interessa, ascoltarlo, continuare a conoscerlo. Il fatto di averlo cresciuto non ci dà tutte le risposte su chi stia diventando. Ed è per questo che l’esperto, parlando della parabola del figliol prodigo, aggiunge: "Se il figlio ha diritto alla rivolta, la parola del padre deve essere “vai!”, “prova”, “allontanati!”.

Il padre lascia partire il figlio e lo accoglie quando torna, dopo aver dissipato l’eredità. Per un genitore, quel ritorno può essere il momento in cui rinunciare a rinfacciare di aver avuto ragione. Il figlio ha fatto un’esperienza dolorosa: poterla raccontare senza sentirsi umiliato gli permette di chiedere aiuto. È comprensibile immaginare un futuro per i propri figli: un lavoro che dia sicurezza, una famiglia, una vita con meno difficoltà delle nostre. Ma quando scelgono altro, può essere doloroso rinunciare a quell’immagine. È anche questo che Recalcati chiede ai genitori: "Il dono più grande che un genitore può offrire ai propri figli è di non avere aspettative sulle loro vite. Non c'è incubo peggiore, affermava Deleuze, di trovarsi prigionieri del sogno di un altro".

E tu, lettore che ci segui, hai mai dovuto mettere da parte le tue aspettative per accettare una scelta di tuo figlio? Oppure, da figlio, hai sentito il peso di dover realizzare i desideri dei tuoi genitori?

Raccontaci la tua esperienza: può aiutare altri a sentirsi meno soli nelle difficoltà del rapporto tra genitori e figli.


di Leandro Castagna

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