Galimberti: "Raccontare ai bambini che tutto va bene è troppo comodo, bisogna farglielo conoscere il male. Non ci si deve lamentare poi che non hanno il senso della realtà"
"Questa versione edulcorata della vita che i genitori riservano ai piccoli, in realtà riflette le loro paure personali non quelle dei figli e soprattutto prepararli vuol dire anche evitargli..."

"Le nonne di oggi mi sembra che si limitano a fare il lifting per sembrare giovani ancora, ma le nostre, le mie ci raccontavano delle storie: Cappuccetto Rosso, Biancaneve, dove tu distinguevi il bene dal male, il giusto dall'ingiusto". Una dura critica quella mossa dal filosofo Umberto Galimberti che ancora una volta concentra la sua attenzione sulla superficialità che si è insinuata nelle nostre vite.
Un tempo le nonne erano viste come figure sagge, portatrici di pace e consigli, coloro che avevano sempre la parola giusta al momento giusto. Rappresentavano anche un faro, un porto sicuro per i nipoti, dai più piccoli ai più grandi. Nelle parole di Galimberti emerge il valore di questa presenza: qualcuno che si fermava a raccontare e aiutava i bambini a capire il mondo. Anche le storie più conosciute come: Cappuccetto Rosso, Biancaneve non erano semplici racconti, ma ognuna di loro nascondeva un significato profondo. In ognuna di loro veniva attenzionato in maniera diversa il passaggio dall'infanzia all'età adulta, con i relativi avvertimenti sui pericoli del mondo esterno.
Infatti continua Galimberti: "È una storia truculenta: il lupo che mangia la nonna, il cacciatore che taglia la pancia al lupo, perché c'è anche il male. Freud dice: è troppo comodo raccontare ai bambini che tutto va bene, c'è anche il male". Come afferma Galimberti, nel mondo esiste anche il male: nasconderlo ai bambini non è una scelta saggia, poiché può privarli degli strumenti per riconoscerlo e affrontarlo. Allo stesso modo parlare, nella giusta misura, dei pericoli ai quali potrebbero essere esposti non vuol dire spaventarli ma renderli consapevoli.
Le storie raccontate maggiormente dalle nonne ci riportano a una domanda che riguarda soprattutto i genitori: se a un figlio raccontiamo sempre che va tutto bene, quando qualcosa andrà male avrà gli strumenti per affrontarlo?
Conclude l'esperto:" Bisogna farglielo conoscere il male. Non è che devono essere al riparo da queste cose. Dopo non ci si deve lamentare che non hanno il senso della realtà: per forza, non gliel'hai mai fatta vedere." Non si può lasciare in mano al tempo la responsabilità di insegnare ai figli ciò che dovrebbero insegnare i loro genitori. Esiste un'età per proteggere, per preparare ed, infine, per agire. Questa versione edulcorata della vita che i genitori riservano ai piccoli, in realtà riflette le loro paure personali non quelle dei figli e soprattutto prepararli vuol dire anche evitargli l'impatto con la realtà, che sarebbe poi troppo duro da affrontare da soli.
Per te, lettore che ci segui, ricordi una storia in particolare che ti raccontavano tua nonna o i tuoi genitori e che ti ha insegnato qualcosa sulla vita? Come è possibile proteggere un bambino senza nascondergli le difficoltà? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Natalia Sessa




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