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TFS, quando arriva la liquidazione? Cambiano i tempi di pagamento, ma non per tutti: le differenze tra pensione di vecchiaia e anticipata

1 ora fa
Tempo di lettura: 4 min

La Manovra prevede una riduzione progressiva delle attese per chi lascia il servizio per limiti di età. Restano tempi più lunghi per chi sceglie il pensionamento anticipato.

I dipendenti pubblici potrebbero ricevere il trattamento di fine servizio (TFS) in tempi più brevi rispetto a quelli attualmente previsti. L'articolo 50 del disegno di legge di Bilancio 2027 introduce infatti una riduzione progressiva delle attese, fino all'eliminazione del differimento dal 2030 e della rateizzazione dal 2035. La novità, tuttavia, non riguarda indistintamente tutti i lavoratori che lasciano il servizio.


La distinzione principale riguarda le modalità di pensionamento. Chi cessa dal lavoro per raggiunti limiti di età potrà beneficiare dei nuovi termini, mentre chi accede volontariamente alla pensione anticipata continuerà a essere soggetto alle attese ordinarie. Una differenza che interessa anche docenti e personale ATA e che può incidere significativamente sui tempi necessari per ricevere somme maturate durante la carriera lavorativa.


Pensione di vecchiaia, come cambiano i tempi di pagamento del TFS

Una prima riduzione è già stata introdotta dalla legge di Bilancio 2026. Come chiarito dall'INPS nella circolare n. 30 del 27 marzo 2026, per i dipendenti che maturano i requisiti pensionistici dal 1° gennaio 2027 e cessano dal servizio per raggiunti limiti di età, il periodo di differimento passa da dodici a nove mesi.


La Manovra 2027 prevede di proseguire su questa strada, riducendo l'attesa a sei mesi per chi matura i requisiti nel 2028 e a tre mesi per chi li matura nel 2029. Dal 2030, per i lavoratori interessati dalla disposizione, il differimento verrebbe eliminato. La liquidazione, però, non sarà necessariamente immediata. Ai termini indicati si aggiunge, quando previsto, il periodo entro il quale l'INPS deve provvedere al pagamento. L'azzeramento del differimento non equivale quindi all'accredito automatico del TFS nel giorno del pensionamento.

Pensione anticipata, perché bisogna aspettare più a lungo

Per chi sceglie di lasciare volontariamente il servizio prima di raggiungere i limiti di età, la situazione è diversa. La normativa vigente prevede, in caso di dimissioni volontarie, un differimento ordinario di ventiquattro mesi, seguito da un termine di tre mesi per il pagamento. In concreto, la prima quota del TFS può arrivare fino a ventisette mesi dopo la cessazione dal servizio, senza considerare eventuali ulteriori ritardi. La riduzione prevista dalla legge di Bilancio 2026 non si applica a queste situazioni e il disegno di legge di Bilancio 2027 non introduce, nella formulazione attualmente proposta, un'analoga accelerazione generalizzata per i pensionamenti anticipati volontari.


Esiste però una distinzione da non trascurare. Non tutte le cessazioni che danno accesso alla pensione anticipata sono dimissioni volontarie. Quando il rapporto di lavoro termina per collocamento a riposo d'ufficio o per risoluzione unilaterale disposta dall'amministrazione nelle condizioni previste dalla legge, possono applicarsi termini differenti. Lo chiarisce la circolare INPS n. 30/2026, che comprende tra le ipotesi soggette al termine più favorevole anche determinate cessazioni disposte dall'amministrazione al raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata. Per conoscere i tempi effettivi della liquidazione, dunque, non basta verificare se si percepirà una pensione di vecchiaia o anticipata. Occorre considerare la causa giuridica della cessazione dal servizio, che determina il regime applicabile.

TFS, dal 2031 aumentano le soglie delle rate

Il disegno di legge interviene anche sulla rateizzazione della liquidazione, attualmente prevista per gli importi più elevati. In base alle regole vigenti, il TFS viene corrisposto in un'unica soluzione fino a 50.000 euro lordi, in due rate annuali per importi superiori a 50.000 euro e inferiori a 100.000 euro e in tre rate per importi pari o superiori a 100.000 euro. Le rate successive alla prima vengono pagate a distanza di dodici mesi.

La Manovra 2027 prevede di aumentare progressivamente la soglia della prima quota, portandola a 60.000 euro nel 2031, 70.000 nel 2032, 80.000 nel 2033 e 90.000 euro nel 2034. Dal 2035, per chi maturerà i requisiti nelle condizioni previste dalla riforma, la rateizzazione verrebbe eliminata, consentendo il pagamento del TFS in un'unica soluzione. Anche questa modifica riguarda la platea individuata dal provvedimento e non deve essere interpretata come l'abolizione immediata delle rate per tutti i dipendenti pubblici.


Cosa cambia per docenti e personale ATA

Per il personale scolastico prossimo al pensionamento, la prima verifica riguarda il regime di liquidazione applicabile. Non tutti i lavoratori della scuola sono infatti assoggettati al TFS: per una parte del personale trova applicazione il trattamento di fine rapporto (TFR). È poi necessario distinguere il pensionamento per limiti di età dalle dimissioni volontarie e dalle altre modalità di cessazione previste dall'ordinamento. Un docente o un dipendente ATA che lascia volontariamente il servizio dopo aver maturato i requisiti per la pensione anticipata non può presumere di ricevere la liquidazione con gli stessi tempi previsti per chi viene collocato a riposo per raggiunti limiti di età.


La differenza può essere considerevole. Mentre per alcune cessazioni il differimento è destinato a ridursi progressivamente, per le dimissioni volontarie resta il termine ordinario di ventiquattro mesi, al quale si aggiungono i tre mesi previsti per il pagamento. La revisione dei tempi del TFS risponde anche ai ripetuti richiami della Corte costituzionale sulla necessità di superare gradualmente il differimento e la rateizzazione di somme che costituiscono una componente della retribuzione maturata dal lavoratore. Resta però una questione aperta. La riforma proposta dalla Manovra 2027 migliorerebbe le condizioni di una parte dei dipendenti pubblici, senza eliminare le differenze tra le diverse modalità di cessazione dal servizio. Per chi sta programmando il pensionamento, conoscere queste differenze è essenziale: il momento in cui si lascia il lavoro e quello in cui si riceve la liquidazione possono essere separati da oltre due anni.

di La Redazione



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