Bruzzone ai genitori: "Non potete pensare che la scuola sopperisca a quello che non siete stati in grado di fare voi". Anche gli errori insegnano a crescere
Per la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone la scuola può dare informazioni e strumenti, ma non può insegnare a rispettare gli altri e a riconoscere...

“Non potete pensare che la scuola sopperisca a quello che non siete stati in grado di fare voi. Perché pensare che la scuola debba provvedere a trasmetterti le regole per stare al mondo, insegnarti a stare al mondo e a diventare un essere umano qualitativo è una pia illusione. Non è il suo compito.”
Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, si rivolge ai genitori, e lo fa senza mezzi termini. Molti adulti, davanti a un figlio che si comporta male, chiedono alla scuola di intervenire. Pretendono che il docente spieghi come si tratta un compagno, come si accetta un no, come si sta in una classe. Dall'altra parte c'è un insegnante con venticinque studenti, un programma da portare a termine e poche ore a disposizione. La scuola, certo, non è estranea a tutto questo. Bruzzone lo riconosce subito: “Poi certo, la scuola ti può dare strumenti, ti può dare tutta una serie di informazioni, ti trasforma in un essere umano migliore, ti dà sicuramente tante cose.”
Un docente può farci amare un libro, spiegarci come funziona una guerra, insegnarci a ragionare su un problema. Sono cose importanti, che ci cambiano. Ma sapere tante cose non ci dice come comportarci quando un amico ci delude o quando perdiamo una gara. Il sapere ci arriva anche dalla scuola. Ma il modo di stare con gli altri cominciamo a impararlo prima, nelle stanze dove cresciamo.
Per la criminologa, è lì che si gioca la partita: “Ma stare al mondo te lo devono insegnare a casa tua. A rispettare le relazioni, a stare in una condizione qualitativa, a riconoscere i tuoi limiti e le tue possibilità in maniera sana, ad affrontare le conseguenze delle cazzate che farai — perché le farai, le abbiamo fatte tutti — te lo devono insegnare lì. Altrimenti fuori da quel contesto sarà solo un disastro.” L’ultimo punto dell’elenco è quello che alcune famiglie possono fare più fatica ad affrontare. Bruzzone dice che le “cazzate” le facciamo tutti, e che a casa si deve imparare a farci i conti. Un errore ha delle conseguenze, e chi lo commette deve imparare ad affrontarle.
Molti genitori però intervengono prima: scrivono al docente per cancellare una nota, coprono una bugia, cercano un colpevole fuori dalla famiglia. Lo fanno per amore, ma il ragazzo rischia di non imparare ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. E, crescendo, potrebbe trovarsi impreparato davanti a situazioni che nessuno potrà risolvere al posto suo. Crescere vuol dire anche questo: sapere che gli altri esistono, che le regole valgono per tutti, che chiedere scusa non umilia. Chi ha imparato a casa queste cose entra in classe pronto a imparare il resto.
Lettore che ci segui, quale insegnamento ricevuto in famiglia o a scuola ti ha aiutato ad affrontare i tuoi errori? Se sei genitore o insegnante, come aiuti un ragazzo a fare i conti con i propri?
Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti, anche in forma anonima. La tua esperienza può aiutare chi oggi si trova ad accompagnare un ragazzo nella crescita.
di Leandro Castagna




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