Fabio Volo intervista Pellai: "Ragazzo mio, si cade, ti rialzi, ma ce la farai". Quando guardi tuo figlio con lo sguardo che sostiene, lui "impara anche a correre in salita"
"La crescita dev'essere conquistare nuovi traguardi, e il senso della conquista è quella cosa che poi ci fa sentire validi e ci rende competenti..."

“Ti farò correre in salita è un libro antipatico, che se un genitore lo porta a casa il figlio lo brucia nel camino”, lo afferma Alberto Pellai, psicoterapeuta, mentre presenta il suo libro durante un’intervista condotta dallo scrittore Fabio Volo. L’argomento al centro del testo è “come e perché educare alla fatica le nuove generazioni”, una riflessione rivolta ai genitori su come aiutare i figli a diventare più autonomi.
Negli anni infatti si è persa quell’autorevolezza che permetteva di fortificarsi, di crescere, di essere pronti ad affrontare la vita da soli, o quasi. Oggi i genitori si sostituiscono facilmente, senza aver chiaro se mettono a tacere le paure dei figli o le proprie. Infatti, è su questo aspetto che si sofferma Pellai: “Negli ultimi 15 anni abbiamo trattato i nostri figli come vasi di cristallo. Cioè li abbiamo guardati più con l'occhio di chi pensa che «tu devi essere protetto», «tu non ce la fai», «ti aiuterò io, bambino mio», «lo farò al posto tuo, tesoro», no? Come prendersi lo zaino sulle spalle, per esempio, fuori da scuola”.
In questo modo è cresciuta una generazione di figli che hanno bisogno dell’approvazione della madre o del padre, che possono fare fatica a muoversi senza le loro direttive. E non sono stati i più piccoli a scegliere questo modo di crescere, ma gli adulti, senza considerare che “l'età evolutiva è un'età di progressiva fortificazione. Prevede inciampi, cadute, a volte lividi; e il genitore dev'essere quell'allenatore che dice: «Ragazzo mio, a volte accade, si cade, ti rialzi, ma ce la farai». Se tu guardi tuo figlio con lo sguardo non che protegge, ma che sostiene anche nella fatica, ecco che lui fa tutto in un'altra direzione, impara anche a correre in salita”.
Ad un certo punto dell’intervista Fabio Volo apre un’interessante finestra, portando come esempio la sua esperienza di padre: “Da genitore si tende un po' a dire: «Ok, gli tolgo questa sofferenza, gli tolgo questo problema» ti viene quasi istintivo. Però mi è capitato anche di lasciare quel problema lì e osservarlo. Quando poi ha superato quella difficoltà, c'era molta gioia nel raccontarlo, nel fare, come una presa di coscienza, di autostima ”. Questo è probabilmente l’atteggiamento che più avvicina i giovani alla vita, che permette loro di rendersi autonomi, di prendere decisioni, di risolvere problemi e di capire quando e quale aiuto chiedere.
Infatti, dichiara lo psicoterapeuta: “La crescita dev'essere conquistare nuovi traguardi, e il senso della conquista è quella cosa che poi ci fa sentire validi e ci rende competenti. È un po' come andare in montagna: tu puoi salire con la seggiovia, arrivi in cima, hai uno spettacolo meraviglioso, ma l'ha conquistato la seggiovia. Se tu sali con il percorso del sentiero, fai molta fatica, a volte proprio maledici la vita per tutta la fatica che stai facendo; ma quando arrivi su in cima il paesaggio è lo stesso, il senso della conquista è incredibile”. E conclude: “È anche così che si costruisce la propria forza interiore e la propria autostima”.
Lettore che ci segui, sei riuscito a guardare tuo figlio con lo sguardo che sostiene anche nella fatica? In che modo? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti.
di Natalia Sessa




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