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Recalcati: "Desiderare quello che si ha". La felicità può nascere anche da ciò che vorremmo vivere ancora

1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

Una persona accanto, una casa in cui tornare, una voce da ascoltare: a volte ciò che conta di più è già parte delle nostre giornate...

"Una delle definizioni più semplici, ma anche più efficaci, che Agostino dà della beatitudine è quello di desiderare quello che si ha". Con queste parole lo psicoanalista Massimo Recalcati introduce una riflessione sulla felicità e sul desiderio.

Quando pensiamo a ciò che desideriamo immaginiamo qualcosa che ancora non abbiamo: un lavoro diverso, una casa più grande, una persona da incontrare.

Recalcati, richiamando il pensiero di Agostino, invita invece a fermarsi anche su ciò che è già presente nella nostra vita e a domandarsi quanto sia importante per noi.

Lui stesso riconosce che non è facile: "Difficile desiderare quello che si ha. Perché in fondo il desiderio sarebbe attratto da quello che manca, non da quello che si possiede. Si desidera quello che non si ha".

Ci sono cose che abbiamo desiderato a lungo e che, una volta ottenute, sono diventate parte delle nostre giornate. Un lavoro per il quale abbiamo studiato, la casa in cui abbiamo cresciuto i figli, una persona con la quale abbiamo imparato a condividere preoccupazioni e momenti felici. Con il tempo ci abituiamo alla loro presenza, mentre la mente corre verso ciò che manca o che vorremmo cambiare.

Eppure, basta pensare a una giornata trascorsa lontano da casa per accorgersi di quanto possa mancarci una voce familiare. O a una persona che non possiamo più chiamare, per ricordare quante volte ci aveva ascoltati anche quando non trovavamo le parole giuste. Recalcati prosegue soffermandosi su "quel poco che ho e che sono nella mia vita" e aggiunge una parola: "Ancora". Non è un caso che lo psicoanalista richiami i cinque pani e i due pesci, il poco che Gesù prende e condivide per sfamare una moltitudine. Nel Vangelo, ciò che sembrava insufficiente diventa miracolosamente nutrimento per tutti.

A volte è proprio da quel poco, se impariamo a riconoscerlo e a condividerlo, che può nascere qualcosa di più grande.

Ancora una cena con le persone che amiamo. Ancora un caffé con un'amica. Ancora una passeggiata insieme. Ancora il tempo di ascoltare un figlio che ha bisogno di raccontarci qualcosa, anche se siamo stanchi e abbiamo la testa piena di pensieri. Desiderare ancora ciò che si ha può voler dire riconoscerne il valore e scegliere di averne cura. Accorgersi che una relazione importante ha bisogno del nostro tempo, che una passione lasciata da parte merita di essere ripresa, che anche noi abbiamo bisogno di uno spazio nel quale sentirci bene.

Questo non significa rinunciare a desiderare qualcosa di nuovo. Si può voler cambiare ciò che non ci fa stare bene, nello stesso tempo, riconoscere le persone e le cose che vorremmo continuassero a far parte della nostra vita.

Nel suo intervento Recalcati ricorda che Jacques Lacan ha dedicato all’amore un seminario intitolato Encore, «ancora». E conclude con una frase breve: "Ancora come oggi". Ci sono giornate difficili, nelle quali facciamo fatica a vedere ciò che abbiamo. E ce ne sono altre in cui, davanti a una tavola apparecchiata o durante una conversazione che non vorremmo interrompere, sentiamo il desiderio che quel momento duri un po’ di più.


E tu, lettore che ci segui, che cosa c’è oggi nella tua vita che desidereresti poter vivere ancora? Una persona, un gesto, un momento che non vorresti dare per scontato?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti, anche in forma anonima. Il tuo racconto potrebbe aiutare qualcuno a riconoscere quanto sia prezioso ciò che ha accanto.


di Eugenio Piemontese

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