Pier Paolo Pasolini: "Essere una brava maestra è moltissimo". Ciò che un insegnante lascia può accompagnare un ragazzo per tutta la vita
La risposta di Pasolini a una studentessa prende il via dal suo desiderio di continuare a studiare e arriva fino ai ragazzi che potrebbe incontrare in classe…

“Essere una brava maestra è moltissimo”. Pier Paolo Pasolini lo scrive a una ragazza che teme di dover diventare insegnante perché non può permettersi di continuare a studiare. In quel «moltissimo» c’è il valore di un lavoro che può lasciare qualcosa nella vita di un alunno molto tempo dopo l’ultimo giorno di scuola.
Oggi ricorrono 51 anni dalla morte di Pasolini. Tra le sue risposte ai lettori ce n’è una, pubblicata su Vie Nuove nel 1965, che nasce dal desiderio di una diciottenne di Certaldo: Anna.
Anna sta per affrontare gli esami magistrali. Ha studiato con impegno e vorrebbe frequentare l’università, ma sa quanto sia costato ai suoi genitori farla arrivare fino al diploma. La famiglia ha bisogno che cominci a guadagnare; c’è anche un fratello che deve completare gli studi. Diventare maestra le appare come una strada già decisa, mentre lei sogna di conoscere e di poter scegliere il proprio futuro.
Pasolini la invita prima di tutto a non rinunciare al suo desiderio: “Pretendi da tuo padre e da te stessa di continuare gli studi”. Sa che questo comporterebbe un sacrificio economico per la famiglia e non cerca di nasconderlo. Poi considera anche la possibilità che Anna insegni. Pasolini le fa notare: "Ti apre una strada, e non te ne preclude un’altra". Potrebbe insegnare e continuare a studiare per conto proprio. E c’è di più. In una scuola che descrive segnata dall’abbandono e dal conformismo, Pasolini riconosce quanto possa contare una brava maestra per i ragazzi che incontrerà.
Un bambino che alza la mano dopo aver avuto paura di sbagliare. Una ragazza la cui difficoltà viene finalmente riconosciuta. Un alunno che scopre un interesse perché qualcuno gli ha dato il tempo di fare una domanda. Sono momenti della vita di classe che possono restare con una persona anche quando i quaderni sono stati riposti da anni.
Un insegnante non può sapere fino in fondo quali sono i gesti che rimangono impressi. A volte lo scoprirà molto tempo dopo, incontrando un ex alunno diventato adulto; altre volte non lo saprà mai. Eppure, in una parola di fiducia o nell’attenzione data a una difficoltà può esserci l’inizio di qualcosa che il ragazzo porterà con sé.
Nella sua risposta Pasolini non perde di vista neppure la ragazza dietro la possibile maestra. Le prospetta la possibilità di continuare a coltivare la propria cultura anche mentre lavora: "Puoi leggere, leggere, leggere".
Il desiderio di Anna merita di essere custodito. Non sappiamo dalla lettera quale strada Anna abbia poi intrapreso. Resta la sua domanda sul futuro e resta lo sguardo di Pasolini sui ragazzi che una maestra può incontrare: ciascuno con una propria difficoltà, una curiosità, una possibilità ancora da riconoscere.
E tu, lettore che ci segui, ricordi un insegnante che ha lasciato un segno nella tua vita? Se sei docente, c’è stato un momento in cui hai capito di aver lasciato qualcosa a un tuo alunno?
Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti, anche in forma anonima.
di Eugenio Piemontese




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