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Scuola, Valditara respinge le accuse di tagli: “Spesa e investimenti aumentano”

La Commissione europea archivia la procedura d'infrazione sul precariato. Il Ministero rivendica più risorse per la scuola, dispersione scolastica in calo e...

C'è un cambio di tendenza sul fronte dei contratti a termine nelle nostre aule. La Commissione europea ha infatti deciso di archiviare la storica procedura d'infrazione aperta nel 2014 contro l'Italia per l'abuso di contratti a tempo determinato. Un risultato reso possibile dai recenti concorsi, che garantiranno a circa il 40% dei vincitori di provenire proprio dalle file del precariato storico.

A questo si aggiunge la fine del blocco contrattuale: tre rinnovi consecutivi hanno portato nelle tasche del personale scolastico quasi 9 miliardi di euro, garantendo aumenti medi di 412 euro mensili per i docenti e di 304 euro per i collaboratori scolastici (il personale Ata).

Un altro traguardo di grande impatto riguarda la lotta alla dispersione scolastica. Grazie a un massiccio impiego di risorse, tra cui gli oltre 900 milioni per i Piani Estate e un miliardo destinato alle agende per lo sviluppo del Sud e del Nord, il tasso di abbandono è sceso all'8,2%. Si tratta di una quota che, per la prima volta nella storia del nostro Paese, si posiziona in maniera virtuosa al di sotto della media europea (ferma al 9,1%).


Sul fronte strutturale, intanto, il Ministero sta portando avanti un piano senza precedenti da 12 miliardi di euro, alimentato dai fondi europei del Pnrr e da risorse nazionali. L'obiettivo è quello di consegnare agli studenti "scuole nuove, più sicure, più moderne e accessibili", intervenendo su oltre un quarto degli edifici pubblici con opere di bonifica dall'amianto, adeguamento sismico e abbattimento delle barriere architettoniche. Uno sforzo che si riflette positivamente anche nei confronti internazionali: oggi la spesa italiana per l'istruzione non universitaria ha raggiunto il 3,3% del Pil, superando colossi come la Germania (3,2%) e la Spagna (3,1%).


È proprio facendo leva su questo quadro economico in decisa espansione che il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha rispedito al mittente ogni accusa di "definanziamento". Le preoccupazioni sollevate in diverse sedi su presunti tagli, secondo l'amministrazione, si baserebbero su dati non aggiornati che non tengono conto della reale traiettoria di crescita. La spesa statale per l'istruzione è infatti salita al 6,2% della spesa pubblica totale e, secondo le proiezioni, continuerà a crescere fino a stabilizzarsi intorno al 6,3% nel triennio fino al 2028, consolidando un "valore in linea con i principali Paesi europei".


di Leandro Castagna




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