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Docente precario ottiene 74mila euro di risarcimento dopo 20 anni di supplenze. Crescono i ricorsi tra insegnanti e Ata

Il sindacato Cisl lancia una maxi-offensiva legale basata sulla normativa europea contro il superamento dei 36 mesi di servizio. Intanto il Ministero…

Un’ondata di ricorsi legali sta per investire il Ministero dell'Istruzione e del Merito. La battaglia giudiziaria contro il precariato storico si sta estendendo capillarmente, coinvolgendo una platea sempre più vasta di lavoratori del comparto scolastico. A muoversi, ormai, sono i docenti di ogni disciplina e il personale Ata (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici) che per anni hanno garantito il funzionamento degli istituti firmando contratti con scadenza al 30 giugno o al 31 agosto.

Il sindacato Cisl Emilia Centrale ha recentemente depositato un ricorso pilota che vede già l'adesione di 156 dipendenti Ata nel solo territorio reggiano, mentre altri sei contenziosi in fase avanzata riguardano gli insegnanti.

Il fondamento giuridico di queste azioni risiede nel principio che le istituzioni non possono utilizzare contratti a tempo determinato per coprire quelle che sono, a tutti gli effetti, esigenze stabili e permanenti del sistema di istruzione. A dettare la linea è la Direttiva europea numero 70 del 1999, che impone agli Stati membri l'adozione di misure efficaci per contrastare l'abuso del lavoro a termine.


Come ha precisato Ciro Fiore, segretario generale aggiunto della Cisl Scuola Emilia Centrale (struttura che fornisce l'assistenza tecnica e legale), la normativa comunitaria non lascerebbe alcun margine di discrezionalità: il superamento dei 36 mesi di servizio e la continua reiterazione dei contratti rappresentano una violazione che i tribunali sono tenuti a riconoscere.

E le sanzioni stanno arrivando, ponendo fine a situazioni di lavoro incerte, in cui il personale è rimasto in attesa di concorsi statali di fatto mai attivati.


Le sentenze impongono al Ministero indennizzi considerevoli, calcolati per legge fino a un massimo di 24 mensilità, tenendo come riferimento l'ultima busta paga corrisposta. Il caso più eclatante – definito dal sindacato come uno dei risultati più rilevanti degli ultimi anni in materia di abuso di contratti a termine – riguarda proprio un insegnante di religione cattolica di Reggio Emilia. Dopo vent'anni di cattedre precarie, il docente ha ottenuto un risarcimento danni di oltre 74mila euro, somma a cui il Ministero dovrà aggiungere la rivalutazione e gli interessi maturati. Un esito analogo ha riguardato un secondo docente della medesima materia, a cui spetterà un indennizzo pari a 42.700 euro, oltre agli interessi legali.

di Leandro Castagna




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