Recalcati: "L'invidioso non può che invidiare la vita dell'altro." Quando la felicità altrui diventa insopportabile
Aggiornamento: 19 ago
Lo psicoanalista spiega perché l'invidia è un sentimento che può nascondersi in famiglia, tra colleghi, tra amici: capirlo aiuta a riconoscerlo prima che...

"L'invidioso è, in realtà, già morto e per questo non può che invidiare la vita dell'altro." Con questa frase molto forte lo psicoanalista Massimo Recalcati descrive un sentimento che tutti, prima o poi, abbiamo provato o subìto: l'invidia. Quella sensazione che fa stare male davanti alla felicità di qualcun altro, anche quando quella persona non ha fatto nulla di male.
Perché succede? La parola stessa lo spiega: invidia viene dal latino in-videre, cioè guardare male, con occhio malevolo. Chi invidia soffre proprio per quello che vede: il successo del collega, la serenità di un amico, la fortuna di un familiare. Non riesce a sopportarla e, più la osserva, più aumenta il suo tormento. Come diceva Tommaso d'Aquino, "la passione invidiosa sorge dalla tristezza causata dai beni altrui".
C'è un dettaglio che rende l'invidia diversa da tutti gli altri difetti: chi la prova non ci guadagna nulla, nemmeno un po' di piacere passeggero. Non è come mangiare troppo o perdere la pazienza, che almeno danno una soddisfazione nell'immediato. "L'invidioso non gode di qualcosa se non del suo tormento senza pace", scrive Recalcati. E questo tormento non finisce mai: "Nemmeno la morte dell'invidiato può placare la spinta invidiosa."
Anche se la persona invidiata perde tutto, l'invidioso non si sente meglio: trova un nuovo bersaglio, perché il problema non è mai stato quello che l'altro possiede, ma la sua vita stessa, la sua energia, il fatto che l'altro sembri riuscire dove crede di non poter arrivare. Questo spiega perché l'invidia esplode quasi sempre tra persone vicine, mai tra sconosciuti.
Non si invidia un miliardario lontano quanto il collega di scrivania che ha ottenuto la promozione, o l'amico che sembra avere trovato più equilibrio in famiglia. Recalcati lo chiarisce richiamando Aristotele: "Non si invidiano mai povere anime, ma solo coloro che avvertiamo prossimi a noi stessi." Mentre l'invidioso si tormenta osservando chi invidia, sta in realtà riconoscendo, senza volerlo ammettere, il valore di quella persona. Non a caso, nota Recalcati, l'invidiato è spesso "il più inconsciamente amato dall'invidioso".
Da qui nasce la diffamazione, una delle forme più pure e più comuni con cui l'invidia si manifesta nella vita di tutti i giorni: colpire l'immagine dell'altro, sminuirlo, spargere dubbi sul suo conto, non perché ci abbia fatto qualcosa di male, ma perché la sua sola presenza è diventata insopportabile. Il paradosso, sottolinea lo psicoanalista, è che l’invidioso finisce per isolarsi. Chi vive ogni rapporto come un confronto non riesce a costruire relazioni autentiche, perché ogni legame diventa una competizione, ogni successo altrui una minaccia.
È un meccanismo che oggi trova terreno fertile ovunque: sui social, dove la vita degli altri viene esposta in continuazione e diventa materiale costante di paragone; negli ambienti di lavoro, dove il collega più bravo diventa un bersaglio invece che uno stimolo; persino tra amici stretti o in famiglia, dove il successo di un fratello o di un figlio può trasformarsi, senza che nessuno lo ammetta apertamente, in una ferita silenziosa. Ma c'è anche una riflessione per chi si scopre oggetto dell'invidia altrui. Se qualcuno sembra incapace di gioire dei tuoi successi o prova il bisogno di sminuirli, la lettura di Recalcati invita a non interpretare automaticamente quel comportamento come un giudizio sul tuo valore.
L'invidia, nella prospettiva di Recalcati, parla soprattutto del conflitto interiore di chi la prova: è il segno di una mancanza vissuta come insopportabile e proiettata sull'altro. Comprendere ciò non elimina il dolore che certi atteggiamenti possono provocare, ma può aiutare a non attribuirsi responsabilità che non si hanno e a continuare a vivere con autenticità, senza rinunciare alla propria gioia per il timore di suscitare l'invidia altrui.
E tu, lettore che ci segui, hai mai percepito che qualcuno cercasse di sminuire la tua felicità o i tuoi successi senza una ragione apparente?
Scorri in basso e, dopo gli articoli correlati, raccontaci la tua esperienza nei commenti: il tuo punto di vista potrebbe aiutare anche altre persone a riconoscere e affrontare l’invidia altrui.
di Leandro Castagna




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Sono rimasta sorpresa di essere invidiata. Non capivo certi comportamenti. Lo stupore mi ha aperto sconcertanti scenari. Il divorzio la conclusione obbligata.
L' invidia è un sentimento comunque penoso, ma in alcuni ambiti competivi, come quelli sanitari, diventa persino vomitevole e pericoloso, potendo incidere negativamente sulla sorte di altre persone.
Mai stata invidiosa e gelosa di nessu.x me sono malattie da curare .
Dalle mie parti si dice: l'invidiato non va da nessuna parte,ma l'invidioso nemmeno.
Ho sempre avuto a che fare con persone invidiose ,purtroppo della famiglia. Ma la mia intelligenza supera ogni cosa. Lascio scivolare tutto,così la cattiveria e l'invidia tornano indietro.
Osservando da spettatrice, ho imparato che ogni invidioso/a sembra che si senta in costante competizione con l'antagonista, maschile o femminile, ed è come se giocasse una partita a scacchi le cui regole cambiano a seconda dei colori dello stemma