Maturità e INVALSI, risultati diversi? Il CNDDU: "Ogni diploma sia espressione di criteri credibili, trasparenti ed equi"
- La Redazione

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Il CNDDU invita a leggere insieme gli esiti della Maturità 2026 e delle prove INVALSI, chiedendo una riflessione sulla coerenza dei criteri di valutazione e...

Gli esiti straordinari dell'esame di Maturità 2026, con la quasi totalità dei promossi e un'elevata concentrazione di lodi in alcune aree del Paese, rischiano di sollevare il solito scontro polemico tra ottimisti e detrattori del sistema scolastico meridionale. Davanti a dati che sembrano divergere in modo netto dalle periodiche rilevazioni standardizzate sulle competenze degli studenti, si avverte l'esigenza di una riflessione sul valore dell'istruzione e dell'uguaglianza.
L'intervento del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) si inserisce proprio in questo spazio, cercando di convertire una polemica stagionale in un'analisi sulla credibilità e sull'equità del diploma in tutta Italia. L'obiettivo è difendere il principio di uguaglianza affinché il valore del titolo di studio e il riconoscimento del merito non dipendano dalla collocazione geografica della scuola frequentata.
Di seguito viene riportato il comunicato stampa integrale:
IL COMUNICATO INTEGRALE DEL CNDDU
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che i dati relativi agli esiti dell’Esame di maturità 2026 meritino una riflessione attenta, che vada oltre la semplice lettura delle percentuali e consenta di interrogarsi sul significato che oggi attribuiamo alla valutazione conclusiva del percorso scolastico.
Secondo i dati diffusi, il 99,8% degli studenti ammessi all’Esame ha conseguito il diploma, mentre 14.123 candidati hanno ottenuto 100 e lode. Particolarmente significativa appare la distribuzione territoriale delle eccellenze, maggiormente concentrate in alcune regioni del Mezzogiorno.
Tale dato assume particolare interesse se posto in relatione con le rilevazioni INVALSI, che continuano, pur in presenza di segnali di miglioramento, a documentare differenze territoriali nei livelli di competenza raggiunti dagli studenti.
Il CNDDU ritiene necessario affrontare tale apparente disallineamento con equilibrio e rigore, evitando interpretazioni semplicistiche che finirebbero per penalizzare studenti, docenti o interi territori.
L’Esame di maturità e le prove INVALSI, infatti, rispondono a finalità differenti.
Le rilevazioni INVALSI misurano attraverso criteri standardizzati alcune competenze fondamentali e consentono di osservare tendenze, criticità e divari del sistema nazionale d’istruzione. L’Esame di Stato, invece, valuta il percorso complessivo dello studente e, secondo il quadro normativo vigente, è chiamato ad accertarne conoscenze, abilità, competenze, autonomia, responsabilità e grado di maturazione personale.
Proprio perché differenti, tuttavia, i due strumenti dovrebbero essere letti in relazione tra loro.
Quando gli indicatori nazionali sulle competenze e gli esiti conclusivi dell’Esame restituiscono rappresentazioni sensibilmente diverse dei medesimi territori, le istituzioni scolastiche hanno il dovere di interrogarsi sulle ragioni di tale fenomeno.
Non si tratta di mettere in discussione il merito degli studenti che conseguono valutazioni eccellenti, né di costruire graduatorie territoriali, ma di comprendere quanto il voto finale sia effettivamente comparabile nell’intero territorio nazionale.
La questione riguarda direttamente il principio di uguaglianza.
Gli articoli 3 e 34 della Costituzione richiamano la Repubblica alla responsabilità di garantire pari dignità, rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale e assicurare a tutti un effettivo diritto all’istruzione.
Anche la valutazione costituisce parte di tale diritto.
Un sistema scolastico nazionale deve poter garantire che le certificazioni rilasciate al termine del secondo ciclo siano fondate su criteri trasparenti, equilibrati e sufficientemente omogenei, affinché il luogo nel quale uno studente frequenta la scuola non determini condizioni di vantaggio o svantaggio nelle successive opportunità formative e professionali.
Alla luce della percentuale ormai prossima alla totalità dei diplomati, appare inoltre legittimo interrogarsi sull’utilità stessa dell’Esame di maturità nella sua configurazione attuale.
Il CNDDU non ritiene che la soluzione debba consistere nella sua abolizione.
L’Esame conserva un importante valore istituzionale, educativo e simbolico: rappresenta la conclusione di un lungo percorso formativo e costituisce il momento nel quale lo Stato certifica pubblicamente il raggiungimento di determinati livelli di preparazione e di maturazione.
Tale funzione, tuttavia, può essere preservata soltanto se l’Esame mantiene una reale capacità certificativa.
Se la quasi totalità degli studenti ammessi consegue il diploma, la sua funzione non può essere individuata prevalentemente nella selezione, ma deve essere ricercata nella qualità e nell’attendibilità della certificazione finale.
In questa prospettiva, le prove INVALSI non dovrebbero sostituire l’Esame di maturità né concorrere automaticamente alla determinazione del voto finale.
Potrebbero, invece, costituire uno strumento conoscitivo complementare, utile a verificare, in forma aggregata e nel rispetto dell’autonomia della valutazione scolastica, la coerenza complessiva tra livelli di competenza rilevati e risultati conclusivi.
Eventuali scostamenti significativi e persistenti dovrebbero diventare oggetto di analisi da parte delle istituzioni, non per individuare scuole o territori da stigmatizzare, ma per comprendere dove e perché si producano differenze e per predisporre adeguate politiche di sostegno.
Il tema riguarda, pertanto, la credibilità stessa del sistema nazionale di valutazione.
Il miglioramento registrato dalle rilevazioni INVALSI in diverse aree del Mezzogiorno rappresenta un segnale importante e dimostra che i divari educativi non costituiscono una condizione immutabile. Occorre proseguire investendo nella qualità dell’offerta formativa, nella continuità didattica, nel contrasto alla dispersione esplicita e implicita, nella stabilità degli organici e nella riduzione delle disuguaglianze sociali ed educative.
La presenza di numerosi studenti eccellenti nel Mezzogiorno deve essere considerata una risorsa per l’intero Paese. Al tempo stesso, proprio per tutelare pienamente il valore di quelle eccellenze, è necessario garantire che una valutazione elevata possieda ovunque la medesima autorevolezza istituzionale.
Il problema, dunque, non è stabilire se vi siano “troppe” lodi, ma assicurare che ogni lode, ogni 100 e ogni diploma siano espressione di criteri credibili, trasparenti ed equi.
Per il CNDDU la Maturità può e deve continuare ad avere una funzione significativa, purché venga progressivamente rafforzata la sua capacità di rappresentare una certificazione nazionale attendibile e coerente.
La scuola della Repubblica non è chiamata a uniformare gli studenti, ma a garantire a ciascuno pari opportunità e a hericonoscere il merito attraverso criteri che non dipendano dal territorio di appartenenza.
È su questo terreno che Maturità e INVALSI possono trovare una relazione costruttiva: non strumenti contrapposti e neppure sovrapponibili, ma prospettive differenti attraverso le quali comprendere la qualità e l’equità del nostro sistema educativo.
La valutazione, quando è trasparente e credibile, tutela il merito; quando è equa, tutela i diritti. La scuola italiana ha bisogno di entrambe le dimensioni, perché il valore di un diploma non risiede soltanto nel voto che reca, ma nella fiducia che l’intera comunità nazionale può riporre in ciò che quel voto rappresenta.
di Leandro Castagna
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