15enne italiano detenuto a Malta da oltre 70 giorni. Il padre: "Le sue condizioni sono allarmanti"
Il ragazzo, residente a Mosta con la famiglia da cinque anni, sarebbe stato ricattato online per costringerlo a un allarme bomba nella sua scuola. Il ministro dell'Interno maltese: "Reati gravissimi". I genitori denunciano...

Flavio Santoiemma ha 15 anni e da oltre settanta giorni è chiuso in un carcere maltese. Il ragazzo è stato arrestato il 25 maggio dopo una telefonata con cui veniva segnalata la presenza di un ordigno esplosivo alla Lily of the Valley Secondary School di Mosta, la scuola che frequenta a Malta, dove vive con la famiglia da cinque anni. Secondo quanto ricostruito da diverse testate italiane, dietro quella telefonata ci sarebbe stato un adescamento online partito dalla piattaforma di videogiochi Roblox e sfociato in un ricatto: un gruppo gli avrebbe inviato materiale pedopornografico e contenuti riconducibili a ideologie naziste, suprematiste e sataniste, costringendolo a far scattare l'allarme bomba con la minaccia di riferire tutto ai genitori.
A confermare la cronologia dei fatti è il quotidiano online maltese MaltaToday, che il giorno stesso dell'arresto riportò che gli agenti avevano ricevuto la telefonata alle 9 del mattino: nella voce che minacciava la presenza di un ordigno gli inquirenti riconobbero da subito quella di un ragazzo. Studenti e insegnanti furono evacuati immediatamente, mentre le Forze Armate maltesi perquisirono l'istituto senza trovare nulla di sospetto. Nel giro di poche ore la polizia risalì al quindicenne, arrestato lo stesso giorno.
Da quel momento è iniziato un calvario che il padre, Antonio Santoiemma, e la madre, Daniela Lorusso, denunciano da settimane. Il ragazzo ha trascorso i primi quattro giorni in isolamento nella divisione 6 del carcere di Corradino, la struttura maltese per detenuti adulti, dove per il forte stress si sarebbe autolesionato.
Trasferito poi nel carcere minorile di Coors, avrebbe passato 35 giorni chiuso in cella per 22 ore al giorno, costretto a mangiare in piedi e, per tre giorni, senza nemmeno le posate a disposizione. "Le sue condizioni sono allarmanti", ha raccontato il padre all'ANSA, aggiungendo che gli avvocati della famiglia giudicano la detenzione "illegale" e in violazione dei trattati internazionali sottoscritti da Malta.
Accanto alle denunce della famiglia, emerge anche un elemento riportato dal portale maltese Newsbook.com.mt: secondo il racconto dello stesso padre, le guardie del carcere minorile si sarebbero dimostrate "abbastanza umane", mostrandosi a loro volta incapaci di comprendere perché il ragazzo venisse trattenuto in quelle condizioni.
Lo stesso portale precisa che i genitori non contestano l'eventuale reato commesso - "se un reato è stato commesso, la responsabilità va accettata", avrebbero dichiarato - ma soltanto la legalità del trattamento riservato al figlio durante la detenzione. L'ambasciatrice italiana a La Valletta, Valentina Setta, ha visitato più volte il ragazzo, l'ultima nei giorni scorsi, trovandolo "in buona salute ma completamente solo".
Sul fronte giudiziario, rispetto al solo episodio dell'allarme bomba, il quadro delle contestazioni si è ampliato: il ragazzo deve rispondere di nove capi d'imputazione.
Interpellato dall'ANSA, il ministro dell'Interno maltese Glenn Bedingfield ha voluto chiarire che non si tratta "di un caso di scherzo telefonico o di un singolo episodio isolato", ma di "una vasta gamma di reati gravi, tra cui associazione a delinquere, partecipazione e coinvolgimento attivo in un'organizzazione criminale, reati relativi alla produzione, distribuzione e possesso di materiale pedopornografico, diffusione di false informazioni, minacce aggravate e intimidazione". Il caso, ha precisato il ministro, viene gestito da Malta in collaborazione con Europol, e per gli investigatori maltesi il materiale trovato sui dispositivi del quindicenne potrebbe indicare collegamenti con un'organizzazione criminale internazionale.
Le autorità maltesi respingono invece ogni accusa di maltrattamento. Fonti del dipartimento carcerario hanno spiegato che il ragazzo viene tenuto separato dagli altri giovani detenuti per motivi di sicurezza, "anche nei confronti degli altri detenuti". La Correctional Services Agency (CSA), l'ente che gestisce le carceri dell'isola, ha assicurato di operare "nel pieno rispetto delle norme e dei diritti umani" e che "ogni persona in custodia, indipendentemente dai reati che si presume abbia commesso, ha il diritto di essere trattata con dignità". Bedingfield ha aggiunto che la comunicazione con la famiglia resta una priorità, con contatti regolari tra il responsabile del centro e i genitori, e che il caso è seguito costantemente da un team multidisciplinare.
Nella prima udienza il giudice ha respinto la richiesta di rilascio su cauzione per il quindicenne, motivando la decisione con il rischio di inquinamento delle prove e di possibile influenza sui testimoni. La vicenda resta ora all'esame delle competenti autorità giudiziarie maltesi: la prossima udienza è fissata per il 19 agosto.
di Leandro Castagna
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