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Recalcati: "Diventiamo noi stessi quando impariamo a coltivare la nostra stortura e non quando la eliminiamo." La lezione che ogni maestro dovrebbe ricordare

Per diventare noi stessi abbiamo bisogno di qualcuno che creda fortemente nelle nostre potenzialità, facendo rifiorire e valorizzando il nostro talento…

“Ho raccontato in un vecchio e fortunato libro del mio primo giorno di scuola: una maestra arcigna guardò i nostri volti di bambini emozionati e spaventati dalla solennità dell’occasione per intimorirci dicendoci: «Voi siete tutti delle viti storte e io sono il paletto e il filo di ferro. E il mio compito è quello di raddrizzarvi!»”, È da questo ricordo che Massimo Recalcati avvia la sua riflessione sulla funzione del maestro e sul significato stesso dell’educare.

La domanda che si pone lo psicoanalista è la seguente: cosa vede oggi un educatore quando guarda un bambino che come ogni bambino è storto a suo modo? Sempre una vite storta da raddrizzare, un difetto da correggere oppure una promessa? Vede una forza che ancora deve trovare la sua forma oppure una materia grezza da plasmare?

Si tratta di una domanda che oggi ci si pone sempre più insistentemente ed alla quale non è semplice rispondere adeguatamente.

In una società nella quale si viene giudicati sulla base dei risultati ottenuti e degli obiettivi raggiunti, diventa importante mostrarsi sempre perfetti e performanti così che tutto possa funzionare e rientrare nei parametri efficientistici della prestazione.

“L’educazione rischia in questo modo di ridursi a una pratica di addestramento: correggere, disciplinare, adattare. Come se il compito dell’adulto fosse quello di trasformare ogni stortura in una linea retta. Salvo constatare che l’autorevolezza dei cosiddetti adulti si è nel frattempo infragilita e appare, di conseguenza, inadatta a svolgere il compito che le viene affidato”, così come spiegatoci molto accuratamente da Massimo Recalcati.

Dunque, in tale prospettiva l’educatore si limiterebbe a “raddrizzare le viti storte” poiché la stortura della vite non sarebbe altro che un incidente da eliminare e non invece l’espressione della singolarità di ciascun individuo.

Eppure, presupposto imprescindibile dell’educazione non dovrebbe essere l’odio ma l’amore per la stortura: educare, pertanto, significherebbe valorizzare il piano inclinato, le attitudini particolari, i talenti, in quanto manifestazioni del proprio desiderio autentico.

A sostegno della sua tesi Massimo Recalcati menziona la monumentale opera di Sartre, “L’idiota della famiglia”, in cui si narra la storia di Gustave Flaubert: la famiglia considera il piccolo Gustave come un bambino minorato, inadeguato, insufficiente, un figlio senza avvenire e quindi l’idiota della famiglia; Sartre, però, riesce a dimostrare come Flaubert non diventi genio malgrado il destino dell’idiota che gli viene assegnato dalla sua famiglia ma anzi è proprio l’esistenza dell’idiota a rendere possibile il genio.

“È questa la dimensione creativa della vite storta: diventiamo noi stessi non quando eliminiamo la nostra stortura ma quando impariamo a coltivarla. Quando comprendiamo che la nostra bizzarria non è soltanto una prigione, ma può diventare una formidabile risorsa”, in tal modo il saggista italiano continua la sua profonda riflessione.

Pertanto, per diventare noi stessi abbiamo bisogno di qualcuno che creda fortemente nelle nostre potenzialità, facendo rifiorire e valorizzando il nostro talento, le nostre attitudini particolari, il nostro piano inclinato, così da trasformare ogni stortura in una vocazione feconda: d’altronde, troppo spesso i genitori desiderano figli perfetti e nutrono grandi aspettative nei loro confronti; gli adulti di riferimento pensano, erroneamente, che educare significhi correggere, plasmare la materia grezza, non riuscendo a valorizzare quella particolarità che è invece sinonimo di unicità ed espressione del proprio desiderio autentico.

“L’ossessione contemporanea per la performance produce il paradosso che mentre proclamiamo a gran voce il valore dell’unicità, costruiamo istituzioni sempre più orientate all’omologazione. Non dovremmo invece mai dimenticare che gli alberi più resistenti non sono quelli cresciuti senza vento, ma sono quelli per i quali il vento ha rafforzato le radici e ha insegnato la virtù della piega. Accade lo stesso per gli esseri umani: l’educazione non coincide con la regolazione della vita ma con la possibilità di convertire la propria stortura in una vocazione feconda”, attraverso tali parole Massimo Recalcati conclude la sua significativa riflessione.


E tu, lettore che ci segui, hai incontrato nella tua vita un maestro che ha creduto fortemente in te, valorizzando il tuo talento, le tue attitudini particolari, il tuo piano inclinato, così da trasformare ogni stortura in una vocazione feconda? Pensi che ogni genitore debba credere in suo figlio senza avere la presunzione di cambiarlo ad ogni costo?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.



di Valentina Tropea

5 commenti


Rosa
13 minuti fa

Quando le capacità , l’intelligenza e le basi sono “salde “ come si fa a liberarsi e superare la continua sindrome del rimando ?

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Claudio
5 ore fa

Il professore che ha creduto in me e' stato quello di letteratura. Un giorno lesse davanti alla classe la versione di latino che avevo tradotto nel compito in classe, paragonandola a quella di un illustre latinista. Ne fui fiero. Lo stesso professore, quando ero indeciso su quale facoltà scegliere mi esorto' a buttarmi, al limite avrei sempre potuto cambiare cammin facendo. Mi infuse coraggio: non cambiai e mi laureai con solo un anno di fuori corso.

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Ospite
21 ore fa

Buongiorno, sono un infermiere, ma alle superiori ho fatto l'Artistico e lì ho trovato l'insegnante che per me è stato determinante. L'insegnante di disegno dal vero. Ci correggeva, privilegiava la performance, ma alla fine lasciava esprimere tutti con il nostro potenziale. All'ora io non lo capivo, quando incensava il mio disegno e anche quello del mio compagno di classe: ed avevamo fatto due cose completamente differenti. Solo oggi capisco il senso più generale; e poi, gli artisti sono tali, perché hanno stili diversi e lui incoraggiava tutti.

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Ospite
un giorno fa

Sono un' infermiera e riconoscendo le difficoltà nell' aver avuto " vento controrio" fin da piccola mi gratifica immensamente l'aver incontrato un maestro che mi ha "spiegato le ali" attraverso una profonda esperienza.

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Emanuela Giustra
un giorno fa

Sono un'educatrice mi ritrovo sul contenuto succitato, la bellezza del vero maestro è quella di fare uscire il talento in ogni essere umano: bambino o adulto che sia.

Ogni genitore, ruolo ormai molto complesso, deve credere nel proprio figlio... solo così gli permetterà di crescere.

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