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Tupini: “Non possiamo pensare positivo se non siamo positivi dentro”. Ripetersi che tutto andrà bene non basta

50 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

"La psicologa Gabriella Tupini ci spiega perché imporsi di stare bene non basta: il pensiero diventa davvero positivo quando nasce dalla conoscenza di..."

“Non possiamo pensare positivo se non siamo positivi dentro, e se non siamo positivi dentro è perché abbiamo una ragione per non esserlo”. Con queste parole prende il via la riflessione della psicologa Gabriella Tupini: una critica alla pretesa di poter cancellare ciò che proviamo semplicemente sostituendolo con una frase rassicurante.

“Cerchiamo di fare un pensiero che viene dalla mente, dove dice: ‘Stai calmo, tutto andrà bene’. Cioè sostituire l’anima con la mente, come dire: mi condiziono da solo”.

Ci sono momenti nei quali sentirsi dire che tutto passerà può consolarci. Ce ne sono altri, però, nei quali abbiamo prima bisogno che qualcuno riconosca ciò che stiamo attraversando. Se abbiamo paura, siamo delusi o portiamo dentro una ferita, non sempre possiamo decidere di stare bene con un atto di volontà. Tupini lo esprime con parole nette: “La volontà ci può far fare delle cose che non ci piace fare, ci può far tenere duro negli studi, sul lavoro, ma non su quello che siamo dentro”. Possiamo obbligarci ad alzarci, rispettare un impegno e portare a termine un compito. Non possiamo, con la stessa facilità, ordinare alla tristezza di scomparire o alla paura di smettere di esistere.

Accade anche con i bambini. Davanti a un pianto, la risposta più immediata è spesso: “Non è successo niente”. Per l’adulto può sembrare una rassicurazione; per il bambino, invece, qualcosa è successo davvero. Ascoltarlo non significa ingigantire il problema, ma permettergli di riconoscere e dare un nome a ciò che sente. Eppure Tupini non nega l’esistenza di una positività autentica. “I pensieri positivi però esistono”, precisa.

La differenza sta nella loro origine. Un pensiero positivo non nasce dalla necessità di nascondere il dolore, ma dalla capacità di attraversarlo senza mentire a noi stessi. “I pensieri positivi sono i pensieri veri, cioè quelli capiti, quelli che derivano da una conoscenza”.

Dire “questa situazione mi ha ferito” non significa essere pessimisti. Può essere il primo passo per capire di che cosa abbiamo bisogno, chiedere aiuto, mettere un limite o provare a ricominciare. Il pensiero positivo, allora, non è: “Non è accaduto nulla”. È piuttosto: “È accaduto, mi ha fatto male, ma posso prendermi cura di ciò che sento”.

Nel ragionamento di Tupini, la conoscenza riguarda anche il rapporto con noi stessi. “I pensieri positivi nei confronti di noi stessi sono positivi quando sono consapevoli”. Non consistono nel convincerci di essere invincibili, ma nel riconoscere anche quelle parti di noi che abbiamo imparato a nascondere perché considerate scomode, eccessive o sbagliate.

Da qui nasce uno dei passaggi più profondi del suo intervento: “Chi ama un figlio vuole conoscerlo, chi ama se stesso vuole conoscersi. Non si può amare senza conoscere, non si può conoscere senza amare”. Il pensiero positivo comincia quando smettiamo di considerarci sbagliati perché siamo tristi, impauriti o arrabbiati. Non ci chiede di fingere che vada tutto bene, ma di ascoltare ciò che proviamo senza abbandonare noi stessi.


Per te, lettore che ci segui, sentirti dire “pensa positivo” ti ha mai aiutato oppure ti ha fatto sentire ancora meno compreso? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci la tua esperienza.



di Leandro Castagna

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