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Maria Rita Parsi: “Un bambino che deve sempre essere giusto non può crescere affatto; dai genitori riceve un imperativo che lo congela dal punto di vista emotivo:'Sii perfetto e non sbagliare mai' "

Aggiornamento: 25 apr

Alle volte sono i genitori che si aspettano dai bambini gratificazioni a compensazione delle proprie insicurezze, non permettendo loro di sbagliare e quindi di esprimersi e crescere serenamente…

“Quando sanno relazionarsi in modo positivo con gli altri, quando esprimono affetto e amicizia, quando amano la compagnia intorno a loro e sono altruisti, solari ed estroversi, i bambini sprizzano allegria da tutti i pori. Leggeri, sembrano quasi volare mentre soddisfano il loro bisogno di gioco e divertimento, di fantasia e creatività, di ricerca e conoscenza. Di allegria.

Intorno ai due, tre anni, quando i bambini iniziano a camminare, trasportati come sono dal desiderio di conoscere ed esplorare, la loro dose di allegria che il corpo – il canale principale di espressione – veicola è addirittura dirompente. E, assai spesso, preoccupa i genitori che non sanno come tenerla a bada”, queste le significative parole della psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi che ci ha lasciati inaspettatamente ormai da qualche mese ma il cui ricordo continua a vivere nei nostri cuori. L’allegria di un bambino, dunque, è contagiosa, consentendo al piccolo di relazionarsi positivamente con gli altri, favorendo anche fantasia e creatività.

Non bisogna però confondere l’allegria dei bambini con la loro irrequietezza: “l’allegria rappresenta il termometro del loro benessere psicofisico”.

Ma quando un bambino può dirsi realmente felice, libero di esprimersi allegramente ed armoniosamente?

Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che “i bambini sanno come aprire il nostro cuore alla gioia, sono il nostro futuro e dobbiamo dare loro modo di realizzare i loro sogni, dobbiamo dare loro gli spazi, la scuola, la socialità, lo sport. Soprattutto, però dobbiamo illuminare la loro vita con i nostri comportamenti, che rispettino i loro desideri”, così come spiegatoci molto significativamente dalla psicologa.

Eppure alle volte sono proprio i genitori che si aspettano dai bambini gratificazioni a compensazione delle proprie insicurezze, non permettendo loro di sbagliare, di esprimersi al meglio e quindi di crescere serenamente.

“Un bambino che deve sempre essere «giusto» non si può esprimere affatto e non può crescere, perché dai genitori riceve un imperativo che lo «congela» dal punto di vista emotivo: «Sii perfetto e non sbagliare mai».

Al contrario, la presenza dell’adulto dovrebbe servire proprio a poter sbagliare”, questo quanto dichiarato espressamente da Maria Rita Parsi per esprimere al meglio il suo pensiero. Viene così a configurarsi la c.d. «sindrome del bambino perfetto»: i genitori, dunque, non sono più punti di riferimento ma giudici e viene meno la possibilità del figlio di chiedere aiuto. In realtà però occorre comprendere fino in fondo che i bambini non sono “adulti in miniatura” ma persone complete: necessitano, infatti, di attenzioni, di cura, di rispetto, così da potersi esprimere al meglio, coltivando le proprie passioni ed ambizioni senza dover a tutti i costi compiacere genitori insicuri che non fanno altro che renderli infelici, trasformandoli ben presto in adulti privi di autostima e di fiducia in se stessi.

E tu, lettore che ci segui, pensi che un bambino per essere felice abbia bisogno di adulti di riferimento che lo supportino senza pretendere che sia perfetto ma anzi permettendogli anche di sbagliare?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

20 commenti


Chiara
27 apr

Ho 52 anni e sono l'esempio vivente di quanto dei genitori rigidi possano compromettere la felicità dei figli e renderli "menomati" per il resto della loro vita. I bambini non sono soldatini e devono potersi esprimere liberamente, accompagnati dagli adulti di riferimento, non bacchettati e sviliti continuamente.

La mia generazione è figlia di una rigidità eccessiva e credo che, per questo, sia così permissiva. Occhio però....cadere nell'eccesso opposto non è affatto semplice.

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Giuseppe
26 apr

Ho 43 anni e due figlie, G. di 8 e I. di 5. Con G. sono stato ingiustamente severo, non le ho permesso di sbagliare liberamente, di opporsi alla mia "autorità" di genitore e il risultato è stato una bambina emotivamente dipendente e insicura, spesso nervosa. Mi sono reso conto delle mie responsabilità solo da qualche anno, da quando è arrivata I., che sta beneficiando di un padre più "rilassato" e meno invadente. Questa consapevolezza mi ha permesso di cambiare atteggiamento nei confronti di G., di offrirle la mia complicità, maggiore comprensione e accettazione anche davanti agli errori. Qualche giorno fa le ho detto apertamente che "sto imparando a fare il papà grazie a loro, e che faccio tanti errori,…

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Anonimo
26 apr

Sono cresciuto con dei genitori che litigavano sempre anche per la briciola di pane che cadeva per terra, c'erano accese discussioni per motivi di proprietà divise male secondo mia madre, quando mio fratello chiedeva spiegazioni per il fatto che litigassero lo scaricava dicendogli che la colpa era nostra (dei figli). A parte il fatto che più di una volta lei si è pentita di averci messo al mondo ma come ho letto nei commenti gioirò in un'altra vita

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Ospite
30 apr
Risposta a

Anche mia madre diceva di essersi pentita di tutto, dal matrimonio in poi. Parole suggerite alla bocca da un cervello poco istruito, di una donna, di un piccolissimo paese del bellunese, dove la sua famiglia aveva molto denaro e nessuna istruzione. E dirò di più, in casa comandava la vecchia nonna, ignorante e grezza che viziava i due ragazzi, facendoli sentire più alti, più belli, più furbi e difendendoli, contro tutti, perfino contro i loro stessi genitori. Immaginate, miss mondo che tipo di mamma può essere stata?

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Ospite
26 apr

Ho avuto una madre ed un padre che mi vedevano solo se corrispondeva esattamente ai loro dettami ed alle loro regole, a quello che loro ritenevano fosse giusto per me. Non potevo sbagliare niente altrimenti passavo per la loro reazione di disprezzo e silenzi punitivi infiniti. Ricordo ancora che al mio superamento dell'esame per la patente feci un solo errore e mi dissero solo: ma non potevi evitare di fare un errore?!" E questo fu l'unico commento in merito al mio successo al primo colpo per l'esame. Le decisioni dovevano essere sempre e solo le loro ma sono sempre stati convinti di coinvolgermi, ma la loro idea di coinvolgimento era di chiedermi una cosa all'infinito fino a che la mia…

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Chiara
27 apr
Risposta a

Già solo il fatto di metterti in discussione dimostra che lo sei 💪☺️

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Ansiosa
25 apr

Purtroppo sono una persona e mamma molto ansiosa..ho trasmesso questo ai miei figli che adoro..attento a questo a quello ai pericoli alle delusioni..ho sbagliato e ora che sono grandi me lo rimproverano..ci provo ma non riesco a non indicargli prudenza scrupoli ecc..ho sbagliato tutto gli ho rivinato la vita..e anche nelle relazioni con le ragazze vengono mollati perché forse hanno.poca autostima sebbene siano dei ragazzi in gamba ..non gli ho.mai detto di non sbagliare a scuola ecc..solo la troppa paura di vederli soffrire e sbagliare le cose pratiche..tipo guidare con prudenza..attenzione alle malattie ecc..ascoltare i miei consigli..troppi consigli...troppe pretese..pensando di farlo.oer il.loro bene..tutto sbagliato

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