Crepet: "Mia madre mi disse: vai a mangiare una pizza con tuo padre". Quando il rapporto tra genitori e figli può salvare nei momenti difficili
- La Redazione

- 25 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 30 apr
Crepet racconta quando fu lasciato da ragazzo e il gesto inatteso del padre che trasformò una ferita in un legame da non dimenticare...

"Bisogna raccontarsi, naturalmente questo è molto difficile oggi perché pensiamo di non avere tempo per raccontarci, però perdiamo una bella occasione, perché io credo che sia molto bello dire chi siamo stati". È con queste parole che Paolo Crepet, sociologo e psichiatra, parla della sua esperienza di figlio, del rapporto con suo padre e come spesso il pensiero che abbiamo dei nostri genitori possa cambiare con un semplice dialogo.
L’esperto riporta un episodio nel quale vestiva i panni di un giovane innamorato lasciato dalla sua fidanzata, di come il mondo gli appariva insensato in quel momento e la soluzione arrivata proprio da chi meno se l’aspettava, suo padre : “Io ero molto giovane ed ero stato mollato da una ragazza in maniera tragica, almeno io la vivevo così, un dramma assoluto, la fine del mondo. Credo di essere stato insopportabile innanzitutto per mia madre, ma un bel giorno disse: “guarda, tu stasera vai a mangiarti una pizza con tuo padre”. Cosa che non era mai accaduto. Mio padre per me era un eroe, era un uomo, un capitano. C'era una certa distanza tra me e mio padre. Avevo capito che si sarebbe dovuto parlare di questa cosa e andai aspettando una raffica di domande, impertinenti ovviamente e invece lui no, lui mi raccontò di quando una ragazza l'aveva lasciato. Ed io dicevo: ma com'è possibile che una ragazza abbia mollato lui? Perché per me era il massimo no? Come si è permessa?”.
Un racconto all’apparenza banale, ma che rappresenta tutto quello che non esiste più in una famiglia moderna. Un dialogo autentico nel quale è presente una sofferenza che non si aggira, ma che si attraversa. Un padre che non protegge ad ogni costo, che non permette al figlio di sminuire il suo sentimento, che non minimizza il senso dell’amore dicendo che si è trattato di una frivola esperienza, ma pone l’attenzione su un aspetto concreto, ovvero, che la sofferenza fa parte della vita ma, nonostante tutto si può andare avanti.
Continua Crepet: “Una complicità non diretta, come dire: “hai capito che ce la facciamo”. Un principio di autorevolezza da parte sua: “Io ho vissuto più di te, caro giovanotto, e ne so più di te. Ho sofferto anch'io. Quindi come vedi, sono qua che mangiamo la pizza”. Quella che agli occhi di tutti può essere sembrata una semplice cena tra padre e figlio, si è trasformata presto in un incontro profondo. Dove è stata attenzionata una sofferenza, non come anomalia, ma come parte integrante della vita. Quell’ intimità tra padre e figlio che il sociologo descrive è ciò che dovrebbero ricercare i genitori di oggi. Tra impegni e lavoro è importante non tralasciare questo aspetto, non tralasciare il ricordo di “chi siamo stati” e l’esempio che possiamo essere per una generazione fragile. Un incontro, un dialogo che diventa al tempo stesso una potente terapia.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi tra genitori e figli manchi spesso il tempo per parlarsi davvero? Un gesto semplice, come una pizza o una passeggiata, può ancora cambiare un momento difficile?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso è importante fermarsi e riflettere insieme.
di NATALIA SESSA




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La base per far funzionare qualsiasi tipo di rapporto tra due o più persone è confrontarsi con il dialogo, confrontarsi e non scontrarsi, sia tra genitore e figlio/a, sia tra fratelli e sorelle, sia tra due persone che dicono di amarsi
Oggi è più difficile rapportarsi con i figli manca la pazienza da parte dei genitori,non tutti ovviamente,ma personalmente ho notato questo. Se hai subito da piccolo poi diventa difficile affrontare la vita, almeno questo è quello che è accaduto a me con la sindrome di Tourette. È come aver sprecato una vita intera o quasi...ti ritrovi a 51 anni senza speranza e ti sembra di aver fallito in tutto.
Conoscendo il pensiero di crepet dico che se fosse capitato a qualcun'altra invece che a lui avrebbe detto che la pizzeria non era il posto giusto per parlare
Io penso che oggi il tempo c è eccome, per trascorrere del tempo con i propri figli, basta volerlo, organizzarsi e si trova sempre, come si trova del tempo per mettersi in mostra, si trova del tempo anche a fare il genitori,purtroppo oggi non sono in grado di fare i genitori, vedo mettono figli al mondo giusto per, aspettano che la scuola li educhi, quando la prima educazione parte dal nucleo familiare,poi quando questi ragazzi li vedi persi, insicuri,fragili,vuoti, forse i genitori fanno I genitori, ma non sempre! Volere è potere, il tempo si trova in tutto!
Sono una mamma ed un' insegnante. Ogni giorno vedo ragazzi in difficoltà. Mia figlia è nata con un'emiparesi sinistra e probabilmente a causa di questo, sin dalla scuola primaria, non è stata mai accolta nel gruppo dei pari. Ho cercato di coinvolgere gli insegnanti, ho parlato con i genitori dei bambini coinvolti. Il risultato è sempre stato lo stesso: sono io che vedo ciò che non c'è. In pratica, ho le allucinazioni. Ma non erano allucinazioni i pianti di mia figlia all'uscita da scuola, i suoi mal di testa, il suo rifiuto di andare a scuola. Ho cercato come meglio potevo di lenire la sua sofferenza con la mia presenza, invitandola a coltivare le sue passioni come la musica e…