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Crepet: "Mia madre mi disse: vai a mangiare una pizza con tuo padre". La complicità che salva nei momenti difficili

Crepet racconta quando fu lasciato da ragazzo e il gesto inatteso del padre che trasformò una ferita in un legame da non dimenticare...

"Bisogna raccontarsi, naturalmente questo è molto difficile oggi perché pensiamo di non avere tempo per raccontarci, però perdiamo una bella occasione, perché io credo che sia molto bello dire chi siamo stati". È con queste parole che Paolo Crepet, sociologo e psichiatra, parla della sua esperienza di figlio, del rapporto con suo padre e come spesso il pensiero che abbiamo dei nostri genitori possa cambiare con un semplice dialogo.

L’esperto riporta un episodio nel quale vestiva i panni di un giovane innamorato lasciato dalla sua fidanzata, di come il mondo gli appariva insensato in quel momento e la soluzione arrivata proprio da chi meno se l’aspettava, suo padre : “Io ero molto giovane ed ero stato mollato da una ragazza in maniera tragica, almeno io la vivevo così, un dramma assoluto, la fine del mondo. Credo di essere stato insopportabile innanzitutto per mia madre, ma un bel giorno disse: “guarda, tu stasera vai a mangiarti una pizza con tuo padre”. Cosa che non era mai accaduto. Mio padre per me era un eroe, era un uomo, un capitano. C'era una certa distanza tra me e mio padre. Avevo capito che si sarebbe dovuto parlare di questa cosa e andai aspettando una raffica di domande, impertinenti ovviamente e invece lui no, lui mi raccontò di quando una ragazza l'aveva lasciato. Ed io dicevo: ma com'è possibile che una ragazza abbia mollato lui? Perché per me era il massimo no? Come si è permessa?”.

Un racconto all’apparenza banale, ma che rappresenta tutto quello che non esiste più in una famiglia moderna. Un dialogo autentico nel quale è presente una sofferenza che non si aggira, ma che si attraversa. Un padre che non protegge ad ogni costo, che non permette al figlio di sminuire il suo sentimento, che non minimizza il senso dell’amore dicendo che si è trattato di una frivola esperienza, ma pone l’attenzione su un aspetto concreto, ovvero, che la sofferenza fa parte della vita ma, nonostante tutto si può andare avanti.

Continua Crepet: “Una complicità non diretta, come dire: “hai capito che ce la facciamo”. Un principio di autorevolezza da parte sua: “Io ho vissuto più di te, caro giovanotto, e ne so più di te. Ho sofferto anch'io. Quindi come vedi, sono qua che mangiamo la pizza”. Quella che agli occhi di tutti può essere sembrata una semplice cena tra padre e figlio, si è trasformata presto in un incontro profondo. Dove è stata attenzionata una sofferenza, non come anomalia, ma come parte integrante della vita. Quell’ intimità tra padre e figlio che il sociologo descrive è ciò che dovrebbero ricercare i genitori di oggi. Tra impegni e lavoro è importante non tralasciare questo aspetto, non tralasciare il ricordo di “chi siamo stati” e l’esempio che possiamo essere per una generazione fragile. Un incontro, un dialogo che diventa al tempo stesso una potente terapia. 

E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi tra genitori e figli manchi spesso il tempo per parlarsi davvero? Un gesto semplice, come una pizza o una passeggiata, può ancora cambiare un momento difficile?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso è importante fermarsi e riflettere insieme.



di NATALIA SESSA

2 commenti


Ospite
4 ore fa

Ci sono genitori che non sanno fare i genitori, anche se molto bravi non riescono a dare quello che hanno dentro, come alcuni insegnanti, molto competenti ma, che non sanno comunicare con gli alunni.

Non e semplice e neanche scontato che fra genitori e figli ci sia sempre un buon rapporto, anche se a noi genitori sembra di aver dato il meglio. Pero con gli anni chi ha ricevuto buoni insegnamenti ed esempi riesce a capire le difficolta di essere genitore


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Tiziana
2 ore fa
Risposta a

Io sono una Donna di 64 anni, nubile e non ho figli ma con mio padre, (contrariamente al rapporto con mia madre, egocentrica e narcisista per eccellenza) ho sempre avuto un rapporto simbiotico sin da bambina: bastava uno sguardo, senza parlare, per intenderci ed essere d'accordo su tutto. Questo Rapporto continua anche adesso, nonostante lui mi abbia lasciato fisicamente 12 anni or sono; Per oltre un anno dalla sua dipartita, andavo al Cimitero e restavo davanti alla Sua tomba distruggendomi di dolore ma poi, con l'aiuto di uno Psicologo, ho compreso che mio padre non era li, ma ovunque io andassi. Poco prima di lasciarmi fisicamente, ( è successo all'improvviso, il giorno prima di partire per una vacanza insieme) mio…

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