Lavoro minorile, 92 morti negli ultimi cinque anni. Stipendi più bassi per le ragazze e infortuni in aumento: l'allarme per i giovani in Italia. Ecco i dati
- La Redazione

- 13 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Un nuovo studio rivela le ombre del lavoro giovanile: dalle differenze in busta paga agli incidenti sul campo e a scuola. I minorenni impiegati sono raddoppiati, e…

Prima le differenze di stipendio. Poi gli infortuni. Infine le morti sul lavoro. Il nuovo rapporto UNICEF fotografa una realtà che riguarda migliaia di adolescenti italiani entrati sempre più precocemente nel mondo del lavoro. Il quadro che emerge, elaborato a partire dai database di ISTAT e INPS, rivela che le giovani lavoratrici sotto i diciannove anni guadagnano sensibilmente meno dei loro coetanei maschi, fermandosi a una media settimanale di 267 euro contro i 335 euro dei ragazzi.
Ma la disparità economica è solo la punta dell'iceberg di una situazione ben più grave che riguarda la sicurezza dei più piccoli. Anche all'interno delle scuole, luoghi che dovrebbero essere dei luoghi protetti, gli infortuni sono in crescita: un'indagine curata dall'Università di Salerno ha contato oltre 80.000 incidenti tra gli studenti nell'ultimo anno, pur segnalando fortunatamente un calo degli episodi con esito mortale.
Il vero dramma, tuttavia, si verifica quando questi giovanissimi entrano nelle fabbriche o nei campi. I numeri sugli incidenti sul lavoro riportati dall'INAIL sono allarmanti. In un solo biennio, le denunce di infortunio per i minorenni tra i 15 e i 17 anni hanno sfiorato quota 38.000.
E il bilancio diventa tragico se si guarda agli ultimi cinque anni: ben 92 ragazzi sotto i diciannove anni hanno perso la vita mentre lavoravano e, dato ancora più sconvolgente, 14 di loro non avevano nemmeno compiuto quattordici anni.
Ma come si è arrivati a un’esposizione al rischio così alta? La risposta è in un vero e proprio boom dell'occupazione giovanile in Italia. I dati ufficiali incrociati dall'UNICEF raccontano di un ingresso massiccio. e sempre più precoce nel mondo del lavoro. In soli cinque anni, il numero degli occupati tra i 15 e i 17 anni è letteralmente raddoppiato, superando quota 81.000 ragazzi.
Allargando lo sguardo a tutti gli under 19, si contano oggi oltre 427.000 lavoratori. È un fenomeno che divide l'Italia in due: se la Lombardia detiene il record per il numero assoluto più alto di ragazzi impiegati, è in Trentino-Alto Adige che si registra la percentuale maggiore in rapporto alla popolazione giovanile (oltre il 22%), mentre le regioni del Sud come Molise e Puglia si fermano intorno al 6%.
Di fronte a un quadro così allarmante, le istituzioni chiedono un intervento immediato per tutelare le fasce più deboli.
Nicola Graziano, presidente dell’UNICEF Italia, ha ricordato con forza che proteggere i minori dallo sfruttamento economico e dai lavori pericolosi è un diritto non negoziabile, stabilito chiaramente dalla Convenzione ONU. Per colmare la distanza tra le regole scritte e la realtà di tutti i giorni, i promotori del rapporto hanno avanzato una precisa richiesta organizzativa: creare un nuovo Documento di valutazione del rischio (DVR) pensato appositamente per i minori. Le attuali norme di prevenzione, infatti, sono considerate del tutto inadeguate per garantire la sicurezza fisica e psicologica di chi si affaccia al mondo del lavoro in età così tenera.
di Leandro Castagna




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