Cade in cortile e si rompe i denti: niente risarcimento, la Corte esclude responsabilità della scuola
- La Redazione

- 2 ore fa
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Un alunno inciampa mentre va verso l'insegnante di sostegno, che tenta invano di afferrarlo al volo. La madre fa causa…

Un alunno inciampa improvvisamente nel cortile della scuola, finisce a terra e si fa male sul serio, procurandosi una brutta ferita al labbro inferiore e spezzandosi lo smalto di due incisivi. Un banale, ma doloroso, incidente avvenuto nel gennaio del 2021 durante l'intervallo.
Una giornata di normali attività: il ragazzo, che per via di una disabilità è seguito da un'insegnante di sostegno per molte ore alla settimana, ha appena finito di guardare un tablet insieme ad alcuni compagni e cammina verso la sua docente per restituire il dispositivo. In quegli istanti perde l'equilibrio. L'insegnante, che non lo ha mai perso di vista, allunga le braccia e tenta di afferrarlo al volo per evitargli la caduta, ma il movimento è troppo repentino e non riesce a trattenerlo.
Da questo infortunio scolastico scaturisce un aspro contenzioso. La madre dello studente decide infatti di fare causa sia al Ministero dell'Istruzione sia alla compagnia assicurativa dell'istituto, pretendendo un forte risarcimento economico e puntando il dito contro la presunta mancanza di vigilanza.
La versione della famiglia, tuttavia, tentenna e cambia in corsa. In un primo momento, nei documenti ufficiali, l'accusa parla addirittura di un violento scontro contro un muro avvenuto perché il ragazzo era stato lasciato a se stesso. Successivamente, la versione viene cambiata: la colpa della caduta viene attribuita a una misteriosa mattonella sporgente e irregolare presente nella pavimentazione del cortile.
Ma la realtà emersa dal racconto dei presenti smentisce le accuse. Le insegnanti erano regolarmente al loro posto e il ragazzo non è mai stato lasciato solo.
Nessuno, inoltre, ha mai visto o fotografato questa mattonella sconnessa. Le stesse testimoni ascoltate per fare chiarezza ammettono di aver solo "immaginato" la presenza di una buca sul terreno per giustificare la caduta, senza però averla mai verificata coi propri occhi. Quello che è certo, invece, è che dopo l'imprevisto il personale scolastico si è mosso in modo impeccabile, prestando subito i soccorsi, portando il minore all'interno e avvisando immediatamente i familiari. Nessuna negligenza, insomma, solo uno sfortunato avvenimento.
Sulla base di questi elementi, la battaglia della madre si è chiusa di recente con un epilogo molto amaro. I magistrati hanno ricordato: se uno studente si fa male scivolando da solo, spetta alla famiglia dimostrare con prove concrete che la colpa è della scuola o dell'ambiente pericoloso. E in questo caso, la prova non è mai arrivata. Così, dopo il primo rifiuto del Tribunale, anche la Corte d'Appello di Venezia ha respinto la richiesta dei danni. I giudici hanno stabilito in via definitiva che l'istituto non deve pagare assolutamente nulla quando un infortunio è così improvviso da non consentire un intervento efficace di chi vigila. Alla fine, l'unico vero conto salato toccherà proprio alla madre del ragazzo: per aver trascinato scuola e assicurazione in una causa infondata, è stata condannata a rimborsare quasi 4.000 euro totali di spese legali alle controparti.
di Leandro Castagna




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