Dal Giovedì Santo alla Veglia Pasquale, una riflessione che invita a riscoprire il senso più autentico della Pasqua
- La Redazione

- 2 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Nel gesto del pane spezzato si compie l’amore totale di Cristo: una riflessione sul Triduo Pasquale e sul dono che si rinnova per ciascuno di noi...

Di Don Vincenzo Carnevale
In occasione della Pasqua, proponiamo ai nostri lettori l’omelia di Don Vincenzo Carnevale, una riflessione sul significato del Triduo Pasquale, cuore della fede cristiana.
"Il Triduo Pasquale celebra il Mistero Pasquale di Cristo, cuore e anima di tutto l’Anno Liturgico, in un’unica Liturgia in tre fasi: la Messa in Coena Domini, la Solenne Azione Liturgica del Venerdì e la Solenne Veglia. Inizia con i Vespri del Giovedì Santo e la celebrazione della Cena del Signore e si conclude con i Vespri del giorno di Pasqua.
Il Triduo della Passione e della Risurrezione del Signore risplende al vertice dell'anno liturgico, poiché l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del Mistero pasquale, col Quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita” (dal Messale Romano Ordinamento dell'Anno Liturgico e del Calendario, 18). Il Giovedì Santo, dunque, è preludio della Gloria di Cristo, Vertice ne è il Venerdì Santo, nella Passione di nostro Signore, Servo obbediente, preannunciato dal profeta Isaia, Unico Sommo Sacerdote che offre Se stesso, e non animali, al Padre.
Il Suo compimento è nella Risurrezione di Cristo, celebrata nella Veglia Pasquale, attraverso le Letture dell’Antico Testamento, che ci fanno fare memoria dei mirabili prodigi compiuti da Dio per liberare dalla schiavitù il Suo popolo, e nel Vangelo che ci rivela come dopo la passione, morte e sepoltura, la tomba vuota ci assicura che Cristo ha vinto la morte e su di noi fa risplendere la luce della salvezza e la gloria della Sua risurrezione.
Cristo Nostro Signore, ”Sacerdote vero ed eterno, Egli istituì il rito del sacrificio perenne… e comandò a noi di perpetuare l’offerta in Sua memoria. Il Suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci da forza, il Suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa” (Prefazio SS. Eucaristia I)."




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