Galiano: “Siamo pagati come babysitter. Ho lasciato la scuola, ma mi stavo spegnendo”
- La Redazione

- 54 minuti fa
- Tempo di lettura: 2 min
Il docente racconta il suo ritorno in aula: tra rischio burnout e scarsi riconoscimenti, l'ascolto dei giovani resta la vera priorità.

“L’insegnante ormai è percepito come un babysitter. E anche la paga è da babysitter. Le richieste aumentano di giorno in giorno, fino a diventare difficili da sostenere. C’è sempre più pressione, da un lato bisogna fare sempre meglio, essere appassionati, psicologi; dall’altro questa professione non viene riconosciuta a livello sociale".
È partendo da questa analisi che il docente e scrittore Enrico Galiano, in un recente intervento al Corriere della Sera, ha raccontato la crisi profonda che oggi attraversa la scuola italiana e il peso umano di una professione sempre più esposta al rischio burnout. “Ho preso un’aspettativa qualche anno fa, ma mi sono accorto che perdevo qualità nella scrittura e nei rapporti umani”. Il contatto quotidiano con la realtà dei giovani si è dimostrato per lui una necessità vitale, impossibile da sostituire. Proprio in virtù di questo legame, il suo modo di entrare in classe ogni mattina non è come ci si aspetterebbe. Prima di aprire i libri, spiegare la lezione o fare l’appello, Galiano chiede ai suoi alunni come stanno.
È una missione che richiede grande sensibilità, soprattutto quando si tratta di accompagnare i giovani nelle scelte per il loro futuro. Attraverso il suo spettacolo teatrale “Sei un mito! Scopri chi sei attraverso i miti greci”, l’autore cerca di aiutare i ragazzi a trovare la propria identità e la propria vocazione. Bisogna fare molta attenzione durante l’orientamento, avverte il docente, perché il talento non sempre coincide con la felicità: “Molti alunni bravi in una cosa possono essere infelici nel farla”. Basti pensare alla storia del tennista Andre Agassi, spinto dal padre verso uno sport che detestava e che ha trovato un senso solo quando ha deciso di usarlo per aiutare gli altri.
Ascoltare gli studenti e fare loro da guida richiede però grande forza, soprattutto all’interno di un sistema che spesso sembra remare contro. Galiano non nasconde la crisi profonda che attraversa la professione docente, sempre più esposta a pressioni e al rischio di esaurimento psicologico, il cosiddetto burnout. Le richieste aumentano di giorno in giorno, fino a diventare difficili da sostenere. Per molti insegnanti il problema non riguarda soltanto gli stipendi, ma anche il peso umano ed emotivo di una professione che oggi appare sempre più fragile e complessa. Eppure, nonostante tutto, il rapporto quotidiano con i ragazzi continua ad essere il motivo che spinge tanti docenti a restare in classe.
di Leandro Castagna




.jpg)
.jpg)



















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)


















.jpg)
Commenti