Stipendi, docenti e Ata tra i più titolati ma con salari fino a un terzo più bassi e carichi di lavoro maggiori: chiesto un fondo per la scuola
- La Redazione
- 3 minuti fa
- Tempo di lettura: 4 min
Il sindacato denuncia che docenti e personale ATA, pur tra i lavoratori più titolati, percepiscono stipendi fino a un terzo inferiori rispetto agli altri comparti e...

“Sugli stipendi del personale scolastico c’è un ritardo ingiusto e ingiustificato: chi lavora nelle scuole continua a guadagnare meno rispetto ad altri comparti pubblici, nonostante carichi di lavoro sempre più pesanti. Basti pensare che un lavoratore dell’INPS può contare su aumenti dei compensi del 7% maggiori rispetto a chi lavora nella scuola, mentre procedure complesse come Passweb – la piattaforma dedicata alla gestione delle pratiche pensionistiche e assicurative – sono finite interamente sulle spalle degli assistenti amministrativi delle segreterie scolastiche”.
Secondo noi la misura è colma: come sindacato autonomo chiediamo un fondo specifico per il personale scolastico che prenda in considerazione questo squilibrio stipendiale e di carichi di lavoro”. Lo ha detto Marcello Pacifico presidente nazionale Anief, di ritorno da Madrid dove ha partecipato al Congresso nazionale di ANPE.
“Quello che si vive in Italia – continua Marcello Pacifico - è un paradosso tutto italiano: oltre l’80% del personale della scuola è donna e con un titolo di formazione in media decisamente superiore rispetto a chi lavora nei ministeri e anche nell'INPS, ma prende a fine mese un terzo di stipendio in meno. Secondo noi si tratta di una vera e propria vergogna nazionale: chiediamo, come Anief, di aumentare l'indennità integrativa speciale bloccata da anni per il personale scolastico, che rimane l’unico comparto pubblico a subire un'umiliazione contrattuale di questa portata”, conclude il presidente del giovane sindacato autonomo.
L’ANALISI DEL SINDACATO AUTONOMO
Il sindacato Anief ricorda che negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia da Covid, il potere di acquisto degli stipendi del personale scolastico si è andato ulteriormente ad assottigliare: dal “Rapporto semestrale ARAN n. 2/2025 sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti” è infatti dapprima emerso che seppure, grazie agli ultimi due Ccnl, si sia ridotto il differenziale degli stipendi rispetto all’inflazione, sia necessario approvare un decreto legge per la PA con risorse aggiuntive contrattuali e l'aumento delle indennità riconosciute al personale scolastico. A ciò si è aggiunto, nelle ultime ore, il Rapporto annuale Istat, da cui è emerso che tra il 2019 e la fine del 2025 i prezzi al consumo in Italia sono aumentati del 23 per cento, mentre le retribuzioni contrattuali complessive si sono fermate in media al 13,2 per cento. Con il pubblico impiego, tra cui ovviamente l’Istruzione, che ha fatto registrare un ritardo anche superiore al 10%.
Vi sono comparti, ha detto ancora l’Istat, dove il costo della vita è stato quasi totalmente ammortizzato. Ad esempio, “l’industria ha contenuto maggiormente le perdite grazie a rinnovi più rapidi e a meccanismi di adeguamento legati all’inflazione. Secondo l’Istat, i rinnovi del pubblico impiego relativi al triennio 2022-2024 hanno consentito di recuperare soltanto “circa la metà” dell’aumento dei prezzi registrato nello stesso periodo. Anche considerando i doppi rinnovi contrattuali di Istruzione e Ricerca del periodo 2022-2024 e 2025-2027, gli stipendi dei docenti crescerebbero comunque complessivamente del 10-12 per cento, mentre l’inflazione cumulata nello stesso periodo si collocherebbe tra il 16 e il 18 per cento. Pertanto, gli aumenti contrattuali coprirebbero circa il 60-70 per cento dell’inflazione accumulata, lasciando una perdita residua di potere d’acquisto compresa tra il 5 e l’8 per cento.
Anief ribadisce che non basta rivendicare la continuità dei rinnovi contrattuali, che rispetto al passato stanno pure conseguendo incrementi decisamente maggiori: considerando l’emergenza inflazionistica, occorre dunque cambiare radicalmente l’approccio al finanziamento del comparto Istruzione. Gli incrementi previsti per il triennio 2025-2027, stimati in circa il 5,4% saranno infatti nuovamente assorbiti dall’aumento del costo della vita. Il giovane sindacato autonomo ricorda, inoltre, che il personale scolastico italiano continua ad avere stipendi inferiori rispetto alla media europea, nonostante carichi di lavoro crescenti, responsabilità educative sempre più complesse e una forte precarizzazione del sistema.
“Se poi si considera l'andamento delle retribuzioni nella PA degli ultimi ventisei anni – conclude Pacifico -, servirebbero altri 13 miliardi per allineare in successive leggi di bilancio progressivamente i salari dei dipendenti del comparto Istruzione e Ricerca a quelli dei dipendenti delle Funzioni centrali: solo in questo modo sarebbe possibile garantire ulteriori aumenti di 800 euro mensili (ad esempio della IIS tabellare sempre ferma dal 2010). Faccio notare che gli stipendi della Scuola nel 2000 erano uguali o superiori ad altri comparti pubblici, mentre oggi sono inferiori del 10%, con un ritardo mensile che sfiora i 1.000 euro lordi. Con l’aggravante che si tratta di 1,3 milioni di lavoratori particolarmente titolati”.
di La Redazione




.jpg)
.jpg)
















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)






















.jpg)