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Crepet: “La vita vera non è sempre un uovo di Pasqua con la sorpresa positiva”. Il messaggio che indica la strada per essere felici davvero

Aggiornamento: 3 apr

L’autenticità ripaga, aiuta gli adulti a smettere di essere invincibili e insegna ai giovani che la vita vera non è sempre come sembra...

"C'è una parte più scura della luna che va interpretata perché se fino a quel momento abbiamo venduto un paradiso luccicante quell’episodio diventa un tonfo". Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, in un suo recente intervento ci spiega come spesso i genitori tendano a nascondere ai propri figli una parte di vita che poi in fin dei conti è quella più autentica e più vera.

A tal proposito afferma: “Dobbiamo noi adulti, compresi naturalmente gli insegnanti,  rappresentare le cose che accadono. Senza avere paura delle paure, questo momento è indubbiamente difficile. Però mi chiedo, perché raccontare un mondo che non esiste, ovvero un mondo dove va sempre tutto bene, dove il nonno non si ammala mai, dove papà e mamma non litigano mai, dove a scuola basta andare che sei promosso. Perché dobbiamo vendere questo prodotto avariato?”.

I genitori possono tenere i loro figli lontani dal pericolo di soffrire fin quando non si presenta una circostanza più grande di loro, che non ammette bugie ma solo coraggio.

Continua Crepet: “La vita è fatta di inciampi, la vita è fatta di no, la vita è fatta di frustrazione: il ragazzo, la ragazza che ti lascia, i compagni che organizzano una festa senza di te, papà e la mamma che non ti capiscono. Quindi bisogna parlare di questo, c'è una parte più scura della luna che va interpretata, perché quando poi il nonno va in ospedale davvero, se fino a quel momento gli abbiamo venduto un paradiso luccicante che non c'è, quell’episodio diventa un tonfo”. L’autenticità ripaga sempre, toglie un peso all’adulto che si mostra sempre invincibile e permette di far comprendere presto al giovane che la vita vera ha un lato che non piace a nessuno.

 “Mi ricordo una volta  un padre che mi disse, legato ad una grossa crisi economica, “come faccio a dire a mio figlio che non potremo più cambiare la macchina una volta all'anno?” Io gli ho detto, “lo dica così: questa volta non cambieremo la macchina tra un anno”. Perché? “Perché ci sono delle condizioni che non lo permettono”. Così imparerà anche lui che non sempre la vita è un uovo di Pasqua con la sorpresa positiva”.

Ma è ora di rompere i vecchi schemi poco funzionali, perché spiegare le emozioni legate agli eventi spiacevoli della vita è l’insegnamento più grande per avvicinare i più piccoli a quell’“altra metà della Luna” di cui parla l’esperto. Infatti conclude: “A volte bisogna imparare a cavarsela, imparare a tirarsi su le maniche. Questo non credo affatto che sia una cosa negativa. Anzi, siamo stati noi che abbiamo forse parlato poco delle nostre difficoltà”. 

E tu, lettore che ci segui, hai mai nascosto ai tuoi figli o ai tuoi studenti una parte difficile della vita per proteggerli? Ti sei mai chiesto se dire la verità, anche quando fa male, possa essere invece il primo passo per aiutarli a crescere davvero?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.



di NATALIA SESSA

10 commenti


Giovi
07 apr

Condivido pienamente, sono una ragazza di 25 anni e a 21 perdo la gamba durante un incidente. Ho capito che la vita non è sempre rose e fiori, pero' possiamo attraverso le difficolta' imparare ad apprezzare le piccole cose.

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Marta
03 apr

Io sono d' accordissimo. Ai miei figli fin da quando erano piccoli ho detto che piano piano avrebbero dovuto prendere decisioni e cavarsela da soli perché i genitori non sono eterni, quindi, ci sono andata ancor più pesante! E continuo a farglielo capire dicendo che i soldi vanno spesi in modo oculato perché non possiamo sapere cosa avverrà in futuro! Però io da adulta sono diventata 'sui generis', infatti ho pochissime amiche vere , (solo una in realtà), perché non mi ritrovo in questo mondo vanesio e che ragiona "di pancia".

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Ospite
03 apr

Ho iniziato a lavorare a 12 anni. Il primo aereo l'ho preso a 30. L'automobile a 35. Al primo ristorante a 20 anni come il primo viaggio all'estero per lavoro. La prima vacanza a 35 anni. Sono andato in pensione a 70 anni. Non ho avuto figli perché erano un lusso. Bravo Crepet. Condivido!

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Ospite
03 apr

Io ho sempre fatto così, ma non ho mai ottenuto nulla perché intorno a me madre avevo un gregge di marionette. Dal padre bullo e narcisista, agli psicologi, a tutto il resto del mondo che seguiva altre scelte. Purtroppo Dott. Crepet, lei dice tantissime cose giuste che condivido, ma i pochi genitori che vorrebbero attuarle sono intrappolati da questa società dove la maggioranza non vuole vedere, si veste come i figli e ragiona come i figli. Eterni bambini. Non è facile attuare quello che dice, perché siamo in netta minoranza.

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Ospite
04 apr
Risposta a

Condivido pienamente con il prof Crepet,sono una madre lavoratrice,mi sono sempre spesa x la famiglia,ho due figli che mi hanno dato grandi gratificazioni,sia soprattutto x loro e poi x noi genitori.anche se devo dire il padre non è tale..

. purtroppo in questa società bisogna stare con 4 occhi c'è violenza e invidia ovunque..quando ero giovane io..era tutto altra.. storia ci si aiutava a vicenda con sincerità.e si viveva con poco.

Credo sia questo il benessere,se non bene vissuto ..e capito porta i ragazzi allo sbando.

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Ospite
03 apr

Sono d'accordo con la Stupenda Alda Merini ....Proprio certa gente è cattiva perché è infelice e non hanno ricevuto tanto dalla vita x cui diventano invidiose.

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