Maria Rita Parsi: "Un bambino che ha potuto giocare sarà un adulto sereno. Quando l’infanzia è triste, il bambino interiore dell'adulto rimane murato dentro"
- La Redazione

- 3 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 7 apr
Il valore del gioco, le ferite dell’infanzia e quel bambino interiore che resta dentro: la riflessione di Maria Rita Parsi continua a parlare agli adulti...

Prendersi cura di un bambino significa in primis prendersi cura del suo mondo interiore, della sua anima, non trascurando mai i suoi bisogni, le sue esigenze, così che possa crescere serenamente e responsabilmente, diventando ben presto un adulto maturo ed assennato.
Ecco allora l’importanza del gioco che permette di alimentare l’immaginazione di ciascun bambino, consentendogli al contempo di conoscere il mondo, nonché di relazionarsi e rapportarsi con le altre persone, tenuto conto dei bisogni altrui; attraverso il gioco, inoltre, emerge il carattere e la personalità del bambino stesso.
“Un bambino che ha potuto giocare sarà un adulto sereno. Si cresce giocando”, con tale meravigliosa affermazione inizia la sua significativa e profonda riflessione Maria Rita Parsi, già presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus ed ex membro del Comitato ONU per i diritti del fanciullo, riprendendo l’espressione del padre della moderna neuropsichiatria infantile, Giovanni Bollea.
La situazione oggi però appare ancora più delicata e complessa visto che predomina incontrastata l’intelligenza artificiale e a tal proposito parliamo di nativi digitali.
Si ricordi che sono le prime esperienze di vita a modellare il cervello dei bambini ed il gioco svolge una funzione importantissima stimolando immaginazione e creatività. Ed allora come conciliare il gioco con l’avvento della tecnologia e dei dispositivi digitali?
“I ragazzini di oggi sono nativi digitali e un uso virtuoso di questi prodotti può dare buoni risultati, ma nel virtuale corpo, mente e immaginario non sono integrati e anche il gioco e il rapporto con gli altri partecipanti è solitario, senza incontro”, così come evidenzia la psicologa.
Molto importante è che i bambini vengano accompagnati da adulti consapevoli nel loro percorso di crescita: “non bisogna fare le stesse cose del bambino, imitarlo, ma mettersi dentro al gioco insieme”.
Il diritto al gioco, riconosciuto all’articolo 31 della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, viene però spesso violato e negato e ciò comporta che quel bambino diventerà ben presto un adulto il cui bambino interiore rimane ‘murato dentro’ perché non ho potuto vivere la propria età.
“L’infanzia è attesa di eventi luminosi e lieti, eroici, santi e belli. Se l’infanzia di un bambino è stata buia, triste, grigia, spaventata, nessun drago, fantasma o mostro, all’improvviso sconfitto, nessuna luce, il bambino diventa adulto. Ma dentro di lui, quel bambino aspetta, murato nel semisonno dell’attesa.
Aspetta che l’infanzia sia magica, bella e santa. Bisogna illuminare l’infanzia per farlo crescere”, queste le parole significative con le quali Maria Rita Parsi termina la sua disamina chiara e dettagliata, sottolineando l’importanza di garantire un’infanzia gioiosa e serena a ciascun bambino così che la crescita possa avvenire gradualmente, trasformando ogni bambino, dunque, in un adulto sereno e consapevole, consentendo a quel bambino interiore di poter vivere la propria età, non rimanendo ‘murato dentro’.
E tu, lettore che ci segui, quanto spazio dai al tuo bambino interiore? Pensi che il gioco e l’infanzia abbiano davvero segnato la persona che sei oggi?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima, il tuo pensiero può aiutare altri a riflettere e a riscoprire ciò che spesso resta “murato dentro”.
di VALENTINA TROPEA




.jpg)
.jpg)

















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)




















.jpg)
Ho avuto una madre anaffettiva. Mi hanno tolto dall asilo dopo poco tempo ( sembra ma non ricordo che una suora era manesca). Sono stato rinchiuso a casa. Ho avuto problemi tuttora presenti di inserimento. Ho subito traumi di natura sessuale che hanno compromesso la totalità di un sano sviluppo, traumi che sono diventati delle torture vere e proprie. Non ho detto nulla ai miei genitori fino a circa 20 anni. Le conseguenze? Un disastro un disturbo della personalità. Gravi problematiche di relazioni di affettività e sessualità. Non dico da quanti anni sono in analisi. La mia è una lotta per la sopravvivenza. I miei genitori sono morti ho un fratello via per lavoro e viene da me solo i…
Blablabla e ancora bla bla, sono stato all'estero dove in molti asili e scuole educano con pedagogia Montessori o steineriana. Niente cellulari, solo carta, lana, legno, colori per disegnare...niente pistole,fucili o giocattoli di plastica. Le cose si sanno ma si fa' TROPPO TROPPO POCO per cambiare rotta e intanto vengono su bambini e futuri adulti con mille patologie!!!!
Ho uno splendido ricordo della mia infanzia, in campagna dove ho vissuto fino alla fine delle scuole superiori, con un nonno sordo, ma presente nella sua autorevolezza, che ci "controllava" aiutato dalle vicine di casa. I nostri genitori (siamo tre sorelle) lavorano tutto il giorno. Eravamo pochi bambini, ma tutti sempre fuori all'aria aperta, ogni giorno un'avventura diversa, ecco perché io e mio marito abbiamo deciso di tornare a vivere lì alla scoperta della mia prima gravidanza...ancora oggi cerchiamo di favorire l'esperienza diretta escludendo il più possibile i "dispositivi" dalla vita delle nostre figlie, nonostante il confronto con il mondo che ci circonda. Mi chiedo spesso cosa passerà alle nostre "ragazze".
Ciao il gioco mi ha aiutato, sono cresciuta negli anni che si giocava in strada con tanti bambini non avevamo nulla ma tanta creatività, le relazioni sono iniziate li con il gioco della campana, della corda, a mondo, a nascondino, ricordo con piacere la mia infanzia e ho iniziato lì le prime competizioni, tutti x uno uno x tutti con ginocchia sbucciate e senza igenitori che si intromettevano nelle litigate tra bambini, per noi il giorno dopo finiva la litigata e non vedevamo l'ora di giocare di nuovo.
campana
Sono d'accordo con quello che dice Maria Rita Parsi perché rivedo in un fanciullo, cresciuto fisicamente ma non mentalmente, tutto quello che Lei dice: un bambino a quell'età deve giocare e sperimentare ciò che e' riuscito a fare sia per sé stesso sia per far vedere a chiunque che se vuole ce la fa e non essere picchiato dalla mattina alla sera solo per il gusto di vederLo soffrire e, oltretutto, in silenzio perché sennò viene punito il doppio.E' una cosa che ho sperimentato sulla mia pelle: anch'io ho vissuto una situazione del genere solo che, poi, c'erano i miei nonni che mi hanno "salvata" e sono rimasta con loro fino a quando non mi sono sposata e ho creato…