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Novara: "La scuola deve creare fiducia". Per fermare la violenza serve imparare a litigare bene

Dopo l’aggressione a una docente, Daniele Novara invita a ripensare il ruolo educativo della scuola: non più paura e controllo, ma relazioni e capacità di gestire il conflitto...

“La scuola non è un posto dove bisogna andare con la paura. La scuola è un ambiente che deve creare fiducia”. È con queste significative parole che l’esperto di pedagogia, Daniele Novara, interviene per affrontare un tema sempre più urgente: la sicurezza nelle scuole.

In particolare, l'esperto esprime il suo parere in merito al grave episodio che ha visto coinvolto un ragazzo di 13 anni, il quale è riuscito a portare un’arma bianca a scuola e ad accoltellare una sua professoressa. Il pedagogista afferma con fermezza che la soluzione non è ampliare i sistemi di sicurezza e far somigliare le scuole a degli aeroporti o a dei tribunali, ma la capacità di “litigare bene”. Ma cosa si intende con “litigare bene”?

Per Novara ‘litigare bene’ significa abitare lo scontro in modo costruttivo, non distruttivo.

L’obiettivo è generare un confronto che metta in dubbio le certezze del ragazzo e lo porti, di conseguenza, a maturare. È una delle vie per arginare il narcisismo dannoso, una deriva che nasce proprio dall'assenza di un reale e sano scontro con il mondo esterno.

L'esperto a tal proposito afferma: “Dobbiamo sviluppare le relazioni sociali degli alunni e specialmente dobbiamo lavorare sulla loro capacità di litigare bene, di stare bene anche quando ci sono le contrarietà. Perché è questo l'elemento anti-narcisistico che può arginare la violenza che si crea fra i ragazzi, questa permalosità”. Novara aggiunge un elemento di vitale importanza: “la scuola è un ambiente che deve creare fiducia”. Lo sviluppo delle relazioni sociali non è possibile se prima non vi è un rapporto di fiducia tra il ragazzo e la scuola.

Come può un giovane trovare nella scuola uno spazio in cui crescere, se non ha fiducia nell’istituzione? Dichiara Novara: “La scuola non è questo”, ma si dovrebbe ripensare a questo rapporto, riportando l’attenzione sul ragazzo,  e sulla sua crescita umana. Un processo che permetta di costruire un ponte tra istituzioni e nuove generazioni. Uno spazio in cui i ragazzi non si sentano controllati, ma accompagnati. Dove le regole non siano un’imposizione, ma una condizione per convivere e crescere insieme.



di Natalia Sessa

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