Crepet: “Abbiamo paura di tutto, persino della vita”. Perché stiamo crescendo figli fragili credendo di proteggerli
- La Redazione

- 3 ore fa
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Paolo Crepet riflette sulla società del “senza” e sulle paure degli adulti che ricadono sui bambini: quando proteggere troppo significa togliere forza alla vita...

Basta entrare in un supermercato ed osservare gli scaffali per rendersi conto che si è ormai alla ricerca spasmodica di prodotti senza glutine, senza lattosio, senza olio di palme, senza grassi, senza zuccheri aggiunti e così via discorrendo: un po’ come se tutti fossero consolati dalla mancanza e non dalla presenza.
“Le allergie si diffondono e, con esse, i timori di qualsiasi epidemia, vera o presunta: l’importante è avere paura. Come se le nostre identità fossero costruite su ciò che temiamo e non più su ciò che amiamo”, così come evidenziato a gran voce dal sociologo e psichiatra Paolo Crepet.
A pagarne lo scotto però sono i bambini che crescono ossessionati dalle paure di genitori ed insegnanti ed è per tale motivo che, incapaci di difendersi, si aggrappano agli adulti che non sono in grado, però, di svolgere adeguatamente la propria funzione educativa.
“È emblematico che, oggi, ci si possa sentire liberi solo «senza» qualcosa. I nostri figli crescono con un’idea bizzarra della libertà: quella che non ti fa scegliere, ma seguire i dettami delle paure. E i sentimenti – ciò che chiamiamo empatia, ovvero fiducia – che fine faranno in un mondo in cui non ci si può più fidare di nessuno?”,
questo l’interrogativo che lo psichiatra si pone alla luce di una società che sembra capovolgere il significato stesso dell’idea di libertà, prediligendo la paura e inibendo la fiducia nel prossimo. “Per questi adulti il luogo più adatto dove un/a bambino/a dovrebbe crescere è una teca, protetto/a da tutto, in quanto tutto è potenzialmente contaminante: lo spirito quanto il corpo, il pensiero quanto la carne. L’ideale per molti genitori è far crescere i propri figli in una sorta di reparto di rianimazione, dove anche l’ultimo acaro è stato debellato. Prevale un’idea di assoluto «candore educativo».
Sono gli stessi adulti che ritengono sia corretto per un bambino passare ore alla playstation con giochi violenti, ma pur sempre virtuali. È la realtà il nemico che vogliono combattere”, in tal modo Paolo Crepet continua la sua significativa disamina senza alcuna esitazione ma anzi ribadendo a gran voce come la paura degli adulti spesso si proietti sui più piccoli. I genitori, in tale prospettiva, non sono più capaci di spiegare cosa significano dolore, pena, passione: “una vita anestetizzata è meno faticosa e problematica da spiegare rispetto a quella reale. E la passione diventa così un concetto edulcorato, insapore, idealizzato e irreale”.
Ciò che non si comprende fino in fondo è che i bambini devono vivere nella realtà e che gli adulti devono essere capaci di tradurla in termini comprensibili ma mai ingannevoli.
Ed allora di cosa abbiamo paura veramente? Possibile che il progresso non abbia contribuito a rendere l’uomo più forte e determinato ma anzi più fiacco e fragile? Ecco perché non bisogna mai dimenticare che “la paura, come il dolore, è esperienza fondamentale per capire il senso della nostra esistenza. Un uomo può dirsi davvero forte soltanto se ha riconosciuto la propria fragilità e dunque la passione che se ne può ricavare”.
Ed invece “abbiamo paura di tutto, compresa la nostra esistenza, che vorremmo da un lato prolungare all’infinito, dall’altro preservare da ogni aspetto doloroso: dalla morte di un parente o un amico al parto che deve essere solo cesareo, fino all’anestetizzazione della vita compiuta e proposta ai nostri bambini. I piccoli non devono cadere più dalla bicicletta né correre il rischio di ferirsi giocando”, attraverso tali significative parole Paolo Crepet culmina la sua profonda riflessione, evidenziando come sia importante recuperare la naturalezza della vita, non dimenticando che “la passione unisce e completa, la paura isola e amputa il tessuto sociale”.
Per te, lettore che ci segui, nella tua esperienza di vita, ti sei mai accorto di quanto la paura degli adulti possa ricadere sui bambini? Ti è mai capitato di voler proteggere troppo, oppure di sentirti protetto al punto da non poterti misurare davvero con la vita? Quando hai capito che crescere significa anche esporsi, cadere, sbagliare?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere può aiutare altri genitori a riflettere e altri ragazzi a sentirsi compresi.
di VALENTINA TROPEA






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