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Caro-scuola, fino a 1.300 euro per studente. Il CNDDU: “Il vero nodo è quanto pesa sul reddito delle famiglie”

Libri, corredo e materiale didattico tornano a incidere sui bilanci familiari. Il Coordinamento chiede di superare gli aiuti occasionali e costruire interventi più uniformi

Settembre non significa soltanto tornare tra i banchi. Per le famiglie è anche il momento in cui molte delle spese necessarie per la scuola si concentrano nell'arco di poche settimane: libri di testo, quaderni, zaini, cancelleria e, in alcuni casi, dispositivi digitali. Per l'anno scolastico 2026/2027 alcune stime indicano una spesa complessiva per libri e corredo che può raggiungere 1.300 euro per studente. Una cifra che, però, secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) non basta da sola a raccontare il problema.

Le rilevazioni disponibili, infatti, non restituiscono valori perfettamente sovrapponibili. Per i libri di testo vengono segnalati incrementi del 2,3% nella scuola secondaria di primo grado e dell'1,8% nella secondaria di secondo grado, mentre per diversi prodotti di cartoleria gli aumenti oscillerebbero tra il 2% e il 4%.

Ma fermarsi alle percentuali rischia di nascondere la questione più importante. “La questione economicamente più rilevante è l’incidenza delle spese scolastiche necessarie sul reddito disponibile delle famiglie, considerando inoltre la concentrazione degli acquisti in un periodo molto breve e l’effetto cumulativo nei nuclei con più figli in età scolare.”

Cento euro in più, infatti, non hanno lo stesso peso in ogni famiglia. E quando i figli che frequentano la scuola sono due o tre, libri e materiali si moltiplicano mentre il reddito disponibile rimane lo stesso.

Gli aiuti non sono uguali in tutta Italia

Gli strumenti per sostenere il diritto allo studio esistono. Il D.Lgs. 63/2017 disciplina anche interventi relativi ai libri di testo e alle dotazioni didattiche. Il CNDDU richiama però l'attenzione sulle differenze territoriali che ancora interessano soglie economiche, modalità di accesso, disponibilità delle risorse e tempi con cui i benefici arrivano alle famiglie.


Da qui la richiesta di un maggiore coordinamento tra amministrazione centrale, Regioni ed enti locali e, soprattutto, di evitare che il caro-scuola venga affrontato ogni settembre come un'emergenza nuova. “Il problema non può essere affrontato attraverso contributi occasionali né affidato prevalentemente alla capacità delle famiglie di ricorrere a promozioni, mercato dell’usato o iniziative volontarie. Tali strumenti sono certamente utili, ma intervengono sugli effetti e non sulla struttura del costo.”


Quanto costa davvero mandare un figlio a scuola?

È questa la domanda alla quale, secondo il Coordinamento, servirebbe una risposta più precisa. La proposta è arrivare a una rilevazione nazionale periodica che non misuri soltanto il prezzo dei singoli prodotti, ma quanto una famiglia deve effettivamente spendere per permettere a un figlio di frequentare la scuola: dai libri ai materiali didattici, comprese le dotazioni digitali richieste. Anche strumenti come il comodato d'uso, le biblioteche scolastiche e il riutilizzo dei testi possono alleggerire la spesa. Lo stesso vale per il digitale, purché il risparmio sui libri non venga semplicemente sostituito da nuovi costi per dispositivi, connessione e aggiornamenti. Le proteste studentesche di questi giorni riportano così alla luce un problema che puntualmente riemerge all'inizio dell'anno scolastico.

Il CNDDU invita però a cambiare la domanda. Non soltanto “quanto costa la scuola?”, ma “quanto pesa quel costo sulla famiglia che deve sostenerlo?” Perché 1.300 euro sono sempre 1.300 euro. Ma non valgono allo stesso modo in tutti i bilanci familiari.

di La Redazione


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