Alunno si rompe il braccio a basket, la famiglia chiede 12mila euro alla scuola. La sentenza
- La Redazione

- 10 ore fa
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Un quattordicenne cade in palestra durante il riscaldamento. I genitori chiedono 12mila euro accusando l'istituto, ma…

Tutto si svolge durante un ordinario pomeriggio di maggio del 2012, all'interno di una palestra scolastica nella provincia di Reggio Calabria. Un gruppo di ragazzi di circa quattordici anni si sta scaldando per l'allenamento di pallacanestro sotto la guida dell'istruttore. All'improvviso, un alunno perde l'equilibrio, scivola a terra e si fa male.
Nessun ostacolo sul campo, nessun compagno addosso: i testimoni presenti hanno confermato che in quel frangente gli altri studenti erano fermi e il ragazzo si muoveva in totale autonomia. Soprattutto, il pavimento era perfettamente asciutto, visto che il locale era stato aperto con largo anticipo e non c'erano tracce di sudore lasciate da gruppi precedenti. Un infortunio capitato peraltro a un giovane che non era affatto un principiante, visto che frequentava regolarmente i corsi della Federazione già da due anni.
La caduta si traduce in una seria frattura scomposta dell'avambraccio sinistro, costringendo lo studente a sottoporsi a cure mediche.
Davanti al danno subito, la famiglia del ragazzo decide di denunciare l'istituto scolastico, il Ministero dell'Istruzione, la società sportiva e l'assicurazione, richiedendo un risarcimento di oltre 12mila euro. Secondo la tesi dei genitori, la colpa sarebbe stata dell'istruttore, accusato di non aver vigilato a dovere sul gruppo, e della pavimentazione, ritenuta pericolosa. A distanza di anni, però, la vicenda giudiziaria si è chiusa a sfavore dei familiari. Smontate le accuse grazie alle limpide testimonianze dei presenti, prima il Tribunale nel 2021 e poi, più di recente, la Corte d'Appello hanno respinto completamente la pretesa economica.
I magistrati hanno ricordato i principi del codice civile (articolo 1218) per i danni che gli studenti si procurano da soli: in questi casi la scuola viene scagionata se dimostra di aver vigilato in modo adeguato o se l'evento era semplicemente inevitabile. I giudici hanno stabilito che un singolo allenatore per una decina di adolescenti costituisce un presidio assolutamente corretto e che nessuna sorveglianza, per quanto stretta, avrebbe potuto impedire un movimento così improvviso. Così, non solo la famiglia non riceverà un centesimo per la fattura del figlio, ma è stata pure condannata a sborsare una cifra considerevole per le spese legali: circa 5.800 euro totali, oltre oneri e accessori, da rimborsare alle varie controparti.
di Leandro Castagna




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