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Gesù: "Avrò cura di voi". Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore 

La riflessione per l'11ª Domenica del Tempo Ordinario: Gesù vede la stanchezza e lo smarrimento delle persone e invita i suoi discepoli a prendersi cura degli altri con lo stesso amore.

Di Don Vincenzo Carnevale

11a Domenica Ordinaria, 14 giugno 2026

La Missione di Gesù nasce dal “vedere” le folle che vagano senza meta, “stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore”, un gregge disperso, sbandato, senza unità, senza identità, perché senza guida (cfr Ez 34,5s e Zc 11,16s). Nessuno si prende cura di questo Popolo così, disorientato e disperato, sfinito e stanco! 

Ma, a Gesù non può sfuggire tanta stanchezza e tanto abbattimento di quella folla, così ridotta e combinata: ne prova turbamento profondo (‘viscerale’) che lo scuote e lo addolora, si commuove davanti a tanta miseria ed Egli stesso si assume la Missione, già predetta e voluta da Dio, in Ez 34,11: “Ecco Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”. In questa Sua missione Gesù vuole coinvolgere i discepoli, invitandoli a pregare perché la Messe è abbondante e matura per la mietitura, gli operai, però, sono pochi!

Vide e si commosse: il Buon Pastore Gesù vede con gli occhi e immediatamente sente con il cuore; vede un gregge sfinito, perché è senza pastore e cammina senza meta, senza conoscere la strada e consapevole di essersi perso e sfinito e ancor di più dalla consapevolezza dell’inutilità del proprio sforzo e fatica!

Gesù “vede” tutto questo e si commuove e prova per loro, un amore viscerale, squisitamente e unicamente materno! Splangnìzomai: sentire compassione, essere scosso nelle viscere, come in Lc 15, il Padre  “lo vide e commosso gli corse incontro”; in Lc 10,33, il Samaritano “lo vide e ne ebbe compassione”; è “lo star male” di Gesù davanti alla povera Vedova di Nain (lc 7,13): È amore viscerale e tenero di una madre.

Come il Maestro, Noi dobbiamo saper “vedere” e non dobbiamo distogliere gli occhi dalle folle disperate e disorientate, senza alcuna guida che se ne prenda cura! Dobbiamo sentirne profonda e fraterna compassione, farcene carico, com-patire insieme con loro e dobbiamo spendere la vita per loro, come ha fatto Lui!Nella Prima lettura, per mezzo del Suo profeta Mosè, il Signore Dio propone ad Israele, liberato dalla schiavitù e condotto, “su ali d’aquila”, fino al monte Sinai, per farlo “venire fino a Lui”,  una  santa Alleanza, se, anzitutto, ascolterà la Sua voce e a questa obbedirà, e, poi, se saprà custodire la Sua Alleanza, come bene prezioso e sommo, “sarà per Lui una proprietà particolare, un regno di sacerdoti e una nazione santa”.

IL compito sacerdotale affidato al Popolo consiste prima di tutto nell’ascoltare la Parola del Signore e nell’ubbidire alla Sua voce per custodire fedelmente la Sua Alleanza come preziosa ed indispensabile. È con l’Alleanza, Israele incontra il Signore ed entra in una speciale appartenenza con Lui: diventa “proprietà particolare” del Signore, “regno di sacerdoti” e “nazione santa”. Così, Dio offre al Popolo, liberato dalla schiavitù, una vera e propria grazia, offrendogli la possibilità di una nuova e intima relazione con Lui. Tutti noi, attraverso il Battesimo, dono d’immenso amore gratuito, siamo stati scelti ed eletti da Dio ad essere  un Suo tesoro  personale (segullah), un Suo Regno di sacerdoti e una Sua nazione santa’.

Paolo, nella seconda Lettura, insiste sul “tratto” paradossale e, quasi, assurdo di quest’amore di Dio per noi, “mentre noi eravamo ancora peccatori”, che esprime, infatti, il massimo dell’amore divino e la nostra massima indegnità. Questa speranza, dunque, non può mai finire perché fondata dall’amore immenso e infinito, sacrificale e oblativo di Cristo Gesù, che tanto ci ha amati da sacrificare Se stesso “per noi”, tutti “deboli” e peccatori, obbedendo e, così, realizzando la volontà salvifica del Padre, pietoso e misericordioso, che in Lui “ha dimostrato” il Suo gratuito infinito e incondizionato amore per noi tutti, quando eravamo tutti affossati nei nostri peccati. Morire per i propri nemici e propri oppositori, è veramente il colmo dell’amore incondizionato! Solo Dio, Amore e Misericordia, può amarci come ci ha dimostrato nel sacrificare il Figlio per riconciliarci a Lui e salvarci dal peccato e dalla morte.



di LA REDAZIONE

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