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Docente uccisa dal nipote, i suoi studenti promettono: "Affronteremo l’esame anche per lei". Il forte messaggio che la scuola può offrire

"Dopo la morte della docente Chiara Guerra, uccisa dal nipote diciassettenne a San Stino di Livenza, il CNDDU esprime cordoglio e richiama l’urgenza di..."

La professoressa Chiara Guerra, docente cinquantatreenne di scuola secondaria di primo grado, è stata uccisa nella serata di giovedì 12 giugno 2026 nella propria abitazione di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia.


Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, la docente sarebbe stata colpita mortalmente con un'arma da taglio dal nipote diciassettenne convivente, il quale avrebbe successivamente confessato il delitto agli investigatori, indicando anche il luogo in cui aveva occultato il corpo. Una vicenda di inaudita gravità che ha sconvolto non soltanto la comunità locale, ma l'intero mondo della scuola italiana. A tal proposito il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime la propria vicinanza ai familiari della professoressa Guerra, ai colleghi, ai dirigenti scolastici e, soprattutto, agli studenti, chiamati ad affrontare un dolore che segnerà profondamente il loro percorso umano e formativo.


In questo scenario di profonda sofferenza assume un significato particolarmente intenso il gesto compiuto dagli alunni della docente, che hanno scelto di ricordarla promettendo di affrontare con il massimo impegno l'Esame di Stato, dedicando a lei il proprio percorso conclusivo. È una testimonianza che restituisce il senso più autentico della professione docente: educare significa lasciare un'impronta destinata a vivere nelle coscienze delle nuove generazioni ben oltre la presenza fisica dell'insegnante.


Ogni docente rappresenta un presidio irrinunciabile di cultura, legalità, dialogo e promozione della dignità della persona. La scuola costituisce il luogo privilegiato nel quale si apprendono non soltanto conoscenze e competenze, ma anche il rispetto dell'altro, la responsabilità, la convivenza democratica e la cultura della pace. Per questa ragione, quando viene colpita una figura educativa, l'intera comunità civile subisce una ferita che interpella tutti.

Vicende tanto drammatiche impongono una riflessione seria e condivisa sulle fragilità che attraversano il nostro tempo: il disagio psicologico giovanile, la difficoltà nella gestione delle emozioni, l'isolamento sociale, l'impoverimento delle relazioni educative e la crescente incapacità di affrontare i conflitti attraverso il dialogo.


Nessun episodio può essere ricondotto a una sola causa; tuttavia, esso richiama con forza la necessità di rafforzare le reti di prevenzione e di sostegno rivolte ai giovani e alle famiglie.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova pertanto l'appello affinché l'educazione ai diritti umani, alla cittadinanza democratica, all'affettività, all'intelligenza emotiva e alla gestione non violenta dei conflitti assuma un ruolo sempre più centrale nella progettazione educativa delle istituzioni scolastiche. Allo stesso tempo, appare indispensabile consolidare la presenza di servizi di supporto psicologico, promuovere la formazione permanente dei docenti sulle dinamiche del disagio adolescenziale e rafforzare l'alleanza educativa tra scuola, famiglie, servizi territoriali e istituzioni.

L'emozionante promessa degli studenti di sostenere il proprio esame "anche per la loro professoressa" rappresenta oggi il messaggio più forte che la scuola possa offrire alla società: la conoscenza, l'impegno, la memoria e l'educazione restano gli strumenti più efficaci per contrastare la violenza e costruire una comunità fondata sui valori della solidarietà, della responsabilità e dei diritti umani.


di La Redazione




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