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Violenza giovanile, CNDDU propone un piano nazionale da 300 milioni di euro per la prevenzione nelle scuole e chiede 50 milioni già nella Legge di Bilancio 2027

37 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Il CNDDU propone un programma sperimentale triennale da 300 milioni di euro, con uno stanziamento iniziale di 50 milioni nel 2027, per rafforzare la prevenzione della violenza giovanile attraverso...

644 arresti, tra cui 69 minorenni, e altre 1.695 persone denunciate, delle quali 373 minori. Sono i numeri dell'operazione condotta dalla Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale, dalla quale prende le mosse l'intervento del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU). Di fronte a episodi di violenza, rapine, estorsioni, spaccio e detenzione illegale di armi, il Coordinamento chiede al Governo di affiancare all'azione repressiva una strategia di prevenzione che coinvolga concretamente le scuole, proponendo un programma triennale da 300 milioni di euro.


Il CNDDU riconosce il lavoro delle forze dell'ordine, ma richiama la necessità di intervenire anche sulle condizioni che possono favorire il coinvolgimento degli adolescenti nelle attività criminali.

"La violenza giovanile non può essere giustificata attraverso un generico richiamo al disagio sociale né ricondotta a manifestazioni di ribellione adolescenziale. Chi aggredisce, minaccia o partecipa ad attività illegali deve rispondere delle proprie condotte secondo la legge. Tuttavia, una strategia concentrata prevalentemente sulla repressione rischia di trascurare le condizioni che favoriscono l'ingresso degli adolescenti nei circuiti criminali". La scuola, secondo il Coordinamento, rappresenta uno dei luoghi nei quali è possibile cogliere precocemente situazioni di difficoltà, senza confondere automaticamente il disagio con la criminalità. Il problema riguarda però gli strumenti effettivamente disponibili per affrontarle.


"Nelle aule possono emergere precocemente comportamenti aggressivi, intimidazioni, assenze reiterate e progressivo allontanamento dalle regole. Si tratta di segnali che non devono essere automaticamente associati alla criminalità, ma che richiedono competenze e interventi tempestivi. Troppo spesso, invece, la gestione delle situazioni più complesse ricade sui docenti, privi di un adeguato supporto psicologico, educativo e sociale. L'autorevolezza dell'istituzione scolastica non può dipendere esclusivamente dalla capacità individuale degli insegnanti di affrontare conflitti che richiedono una risposta specialistica". Un'attenzione particolare viene riservata anche ai modelli di comportamento diffusi attraverso le piattaforme digitali e alla necessità di un'educazione alla legalità che non si esaurisca in iniziative occasionali.

"Particolarmente preoccupante appare la diffusione, attraverso le piattaforme digitali, di modelli che associano il prestigio personale all'ostentazione di armi, denaro e comportamenti violenti. La scuola deve poter contrastare queste rappresentazioni attraverso un'educazione alla legalità rigorosa e continuativa, capace di affrontare le conseguenze delle condotte criminali e i meccanismi di appartenenza ai gruppi. Non servono iniziative occasionali o ulteriori adempimenti formali, ma percorsi didattici strutturati, formazione specifica dei docenti e collaborazione effettiva con i servizi territoriali". È in questo quadro che il CNDDU avanza una proposta economica precisa, da sottoporre al Governo e al Parlamento durante l'esame della legge di Bilancio 2027. "Il CNDDU propone pertanto un programma nazionale triennale sperimentale da 300 milioni di euro complessivi, articolato in 50 milioni per il 2027, 100 milioni per il 2028 e 150 milioni per il 2029. Si tratterebbe di finanziamenti aggiuntivi, da autorizzare attraverso la legge di bilancio previa individuazione di coperture effettive, senza sottrarre risorse ai servizi essenziali già operativi".


Il progetto prevede di destinare 180 milioni di euro, pari al 60% delle risorse, agli interventi scolastici ed educativi nei territori prioritari. Il restante 40%, corrispondente a 120 milioni, sarebbe rivolto ai servizi territoriali, alla giustizia minorile e ai percorsi di reinserimento. "I finanziamenti dovrebbero sostenere personale specialistico, supporto psicologico, attività pomeridiane continuative, recupero delle competenze di base, prevenzione dell'abbandono e formazione dei docenti nella gestione dei comportamenti aggressivi, con tempi di lavoro riconosciuti".


Accanto agli stanziamenti, il Coordinamento propone una rete di presìdi specialistici collegati alle scuole, affinché le segnalazioni dei docenti possano ricevere risposte tempestive e non restino prive di seguito. "Gli insegnanti non possono essere trasformati in operatori di sorveglianza, ma devono disporre di procedure chiare per segnalare situazioni critiche e ottenere risposte tempestive. Anche il contrasto alla dispersione scolastica deve assumere carattere strutturale, soprattutto nei territori maggiormente esposti alla presenza di economie illegali, senza stabilire improprie equivalenze tra insuccesso formativo e delinquenza".


La richiesta politica è indirizzata in particolare al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, al quale il CNDDU chiede di promuovere un piano nazionale con risorse dedicate e obiettivi verificabili. "Il CNDDU sollecita il Ministro dell'Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, ad assumere un'iniziativa politica concreta, promuovendo un piano nazionale di prevenzione della violenza giovanile nelle scuole, sostenuto da risorse dedicate, personale specialistico e obiettivi verificabili. Non è più sufficiente richiamare la centralità dell'educazione senza affrontare le difficoltà operative delle istituzioni scolastiche e le condizioni in cui quotidianamente lavorano i docenti". Il Coordinamento conclude richiamando la responsabilità delle istituzioni nel garantire alla scuola gli strumenti necessari per svolgere il proprio compito educativo. "Continuare a chiedere maggiore autorevolezza alla scuola senza assicurarle strumenti concreti significa trasferire sugli insegnanti il peso di carenze istituzionali che non possono risolvere individualmente. È su questa contraddizione che il CNDDU sollecita una risposta politica misurabile, perché una strategia di sicurezza che interviene soltanto dopo il reato resta necessariamente incompleta".

di La Redazione



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